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La cucina dei pescatori, da Aligi a Crespino

Il nome “Al pescatore” ha un duplice significato. Il primo è storico: vuole ricordare e onorare il martire-pescivendolo Giovanni Albieri, conosciuto come “Venerio pessaro”, ghigliottinato il 14 ottobre del 1806 dalle truppe napoleoniche per avere abbattuto l’albero della Libertà posto nella piazza centrale di Crespino. Il secondo è gastronomico: nella trattoria condotta dal patron Aligi si mangia pesce fresco, quello delle golene del Po, delle valli del Delta e del mare Adriatico. A ricordare il sacrificio di Venerio c’è la lapide cementata sulla facciata della trattoria “Al pescatore”, edificio che un tempo ospitava la Pretura austriaca e le carceri.

La cucina di Aligi Travagli è quella schietta, ma gustosa della tradizione che si basa sulle vecchie ricette dei pescatori e non cede alle mode dell’innovazione. Dal 1978 Aligi segue personalmente, con passione ed entusiasmo, tutti i piatti che escono dalla cucina: antipasti, primi e la griglia, specialità della trattoria. Ad aiutarlo nella cottura, la moglie Ida, il figlio Matteo ed il nipote Thomas.

“La mia cucina – ama ricordare Aligi – si basa sulla semplicità. Quando un prodotto è di stagione, fresco deve essere servito al naturale senza laboriose sofisticazioni che ne alterano il sapore”. Lo hanno sperimentato i Cavalieri del Roero, ospiti della Confraternita del Bavarolo che hanno gustato ed apprezzato la delicata ma invitante fritturina, le sarde in saor, il ricco antipasto (scampi, gamberoni, seppie, cappesante) il saporito risotto ai frutti di mare e la superba grigliata. “Ancora una volta – ha detto Ugo Fiocchi, padre guardiano della Confraternita del Bavarolo – la cucina di Aligi ha sintetizzato al meglio quella che è la tradizione polesana del pescato”.

Il locale è molto semplice ma curato e pulito. Elena e Maria Rosa ti accolgono con gentilezza e ti consigliano nella scelta dei piatti con discrezione e professionalità. I tavoli sono spaziosi e ben distanziati, i vasetti con i fiori del giardino trasmettono una nota calda di colore.
Proprio perché si basa sulla freschezza il menu segue le proposte del territorio e delle stagioni . In questo periodo oltre al classico risotto da non perdere (meglio prenotare) gli spaghettini al tartufo e noci di mare. In alternativa alla grigliata, il bisato in tocio con polenta, o il fritto alla birra, leggero e croccante. Per chi non ama il pesce c’è la possibilità di ordinare carne: le pippete rigate al pisto di maiale (nel periodo invernale), le costate, le costine e le salsicce ai ferri. I dolci sono tutti fatti in casa. La carta dei vini: bollicine, bianchi e rossi è completa con varie etichette Doc. Il conto è onesto, rapportato alla qualità e quantità delle portate: mediamente 40 euro. La trattoria è chiusa il lunedì. Nei giorni di sabato e domenica conviene prenotare 0425/77179 – 348/9128161.

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