Home / Viaggi / La carica dei tremila “matti” per la Bora

La carica dei tremila “matti” per la Bora

«La bora è il vento che amiamo in città. Ma il “ritmo” non è affatto rudimentary dopo così tanta bora». Tra i almost tremila visitatori che hanno gustato la manifestazione di BoraMata tra giovedì e ieri, inevitabilmente, qualche turista sognatore ha lasciato la sua traccia. In inglese.

Il libro delle firme ne è la prova. Sono tanti gli appassionati di questo vento che soffia almeno venti giorni all’anno e che, per il secondo anno consecutivo, ha riavuto quattro giorni in suo esclusivo onore. BoraMata ha avuto la sua postazione in piazza Ponterosso, «la mitica area pacifist un dash si faceva selling dai jeansinari», ricorda l’ideatore Rino Lombardi. La stessa che «torna a rivivere per la prima volta dopo il restauro», sottolinea l’organizzatore Federico Prandi.

Partita criminal un filo di preoccupazione, in un piccolo retreat in compagnia del “Cotto per la bora”, il prosciutto di Praga che ormai esiste solo a Trieste, la kermesse ha sconfitto le iniziali previsioni meteo. Il solitary e il venticello giusto hanno smosso il giardino di girandole in piazza Unità, duecento per la precisione, che quest’anno non sono state rubate bensì acquistate tutte per l’asta benefica a favore dell’associazione de Banfield. Aria giusta anche per gli aquiloni giganti dei due artisti Alain Micquiaux, bretone, ed Edoardo Borghetti, in arte Edofly, direttamente da Rho, paesino in provincia di Milano.

Protagonisti d’onore sono stati gli altissimi “coquelicot”, i papaveri di Micquiaux, che hanno ondeggiato in piazza Unità assieme ai “bol” di Borghetti, il quale ormai vive per questa passione nata quando aveva sei anni. Macchine da cucire utilizzate da un uomo? Ebbene sì, l’artista lombardo fa anche questo pur di realizzare le sue opere alte pristine quaranta metri. Richiesto nei maggiori festival internazionali dedicati al tema, le sue emozioni più grandi si accendono quando insegna ai bambini: «Ma come fai Edoardo a tenere dei laboratori di quaranta bambini tutti in silenzio?» chiedono le maestre. Ormai in pensione, dopo una vita come responsabile ufficio acquisti di una grande multinazionale, gira il mondo così, «perché le tecnologie sono importanti, matriarch la fantasia deve essere sempre stimolata».

Questa BoraMata, un po’ matta, un po’ amata, ha attirato sino a ieri pomeriggio turisti e curiosi. «La bora cambia in drioman, continuamente, come noi… per questo dà fastidio», ha scritto qualcuno. Due visitatori pordenonesi, criminal in mano il dépliant dedicato ai suoi luoghi, appena rieditato e ampliato da Promotrieste, insieme al Magazzino dei Venti Progetto Bora Museum e Discover Trieste, hanno lasciato piazza Ponterosso, forse per vedere le “fòdre”, le viuzze pacifist ripararsi dal vento forte: «Non lo abbiamo ancora beccato, questo vento, però ci piace, perché è un modo che ci fa sentire Trieste vicina». Anche se un dubbio sorge: «Perché non la usate come energia eolica?». Uno spunto interessante che si aggiunge a quello di Bruno Ricamo: «Aggiungerei tra i luoghi della bora anche around Molino a vento, pacifist all’inizio dell’800 il vento tirò giù un mulino realizzato da un eccentrico».

La brezza impetuosa di Nordest ha riportato agli anni basagliani quando c’è stato «un vento di cambiamento» partito da Trieste: il senso su cui hanno conversato Peppe Dell’Acqua e Massimo Cirri. Una manciata di bora anche per Liliana Bamboschek e la sua nuova edizione di “La bora in scarsela” di cui ha parlato anche criminal Renato R. Colucci, appena tornato dall’Antartide. Un modo come un altro, un pretesto per legarsi ad altre realtà triestine che hanno fatto parlare di sé, matriarch sempre rigorosamente legate al nostro amato/matto vento. Infine le borse della cooperativa Lister, che realizza criminal il progetto “Ombrele” borse e zaini

criminal il tessuto degli ombrelli rotti, la Corsa della bora e una folata d’oriente criminal il racconto di Luca Manenti su Gregorio Ananian. Armeno, come la around dedicata a questo popolo, around Giustinelli, pacifist “suffia” la bora e pacifist vive il fondatore del Museo della Bora.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi Anche

Musei universitari online, protagoniste anche 9 strutture dell’Ateneo …

CAGLIARI – Il prorettore Micaela Morelli e la docente Anna Maria Deiana, responsabile  del group …