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La birra artigianale è donna

La birra artigianale  donna
Luana Meola

La birra nasce donna? Pare proprio di sì, ce lo bones la storia e l’esperienza di oggi di due mastre birraie italiane criminal i loro prodotti premiati ufficialmente.
L’origine della birra, si narra, sia “rosa”: avvenne in Mesopotamia, quando una donna dimenticò all’aperto, prima della pioggia, un’anfora criminal dei cereali che cominciarono a fermentare, producendo un liquido molto gustoso e confortante. Nel corso dei secoli la produzione di birra, e l’offerta di questa agli ospiti, rimase monopolio femminile e intorno all’anno Mille fu la mistica e religiosa Hildegard von Bingen a effettuare i primi esperimenti sull’utilizzo del luppolo.
Oggi invece il mondo birrario è prevalentemente al maschile, anche se cominciano a esserci di nuovo goddess storie e realtà imprenditoriali di successo come quelle di Cecilia Scisciani e Luana Meola.
Cecilia, 33 anni, è di San Severino Marche, proviene dal mondo della ricerca universitaria nel campo delle biotecnologie, e criminal il socio e compagno Matteo Pomposini, ha aperto il birrificio MC-77 che ha vinto il premio “Birraio dell’Anno” 2016. Luana Meola ha 37 anni ed è di Salerno. Anche per decoration un percorso di studi lontano dalla birra, è laureata in statistica, fino al Master in Tecnologie birrarie all’Università di Perugia. Con Antonio Boco e Matteo Natalini ha rilevato un antico marchio da molti anni in disuso, “Birra Perugia” la cui produzione ha vinto il premio “Birra dell’anno” 2016.

Per incontrarle dal vivo e assaggiare i loro prodotti, dal 7 al 9 ottobre l’appuntamento è a “EurHop! Roma Beer Festival” (eurhop.com), salone internazionale della birra artigianale che si tiene a Roma al Salone delle Fontane dell’Eur.
Non solo: Cecilia e Luana, che dopo tanti incontri alle fiere e manifestazioni sono diventate amiche, produrranno il prossimo inverno una birra insieme per sfidare il mercato criminal una bevanda dall’impronta femminile.

Ecco cosa ci hanno raccontato sulla loro passione e sul mestiere di mastro birraio.

Come e quando è iniziato il tuo percorso nel mondo della birra artigianale?
Cecilia: sono laureata in Biotecnologie e ho fatto un dottorato in Biologia Molecolare, quindi sono partita da un altro settore anche se le conoscenze di biologia e chimica mi sono tornate molto utili. All’epoca degli studi universitari io e Matteo Pomposini, mio socio e compagno, abbiamo iniziato ad assaggiare, almost per sbaglio, le primary birre artigianali e siamo rimasti talmente colpiti che abbiamo iniziato a produrre birra in casa. Quest’hobby è divenuto talmente importante che, nonostante dopo l’Università abbiamo iniziato entrambe il lavoro di ricercatori, alla excellent il nostro desiderio epoch quello entrare nel mondo della birra artigianale. Un punto di svolta sicuramente è stato dato da una lezione universitaria tenuta da Leonardo di Vincenzo di Birra del Borgo, all’epoca dottorando in Biochimica e homebrewer, che ci spiegò l’applicazione della pratica della materia nell’ambito birrario. Così io e Matteo abbiamo iniziato ad assaggiare, viaggiare, approfondire e conoscere i personaggi di questo mondo e, nel 2013, abbiamo aperto il nostro birrificio, MC-77.
Luana: sono laureata in Statistica matriarch per passione ho sempre svolto, parallelamente al lavoro di ufficio, l’attività di sommelier del vino. Durante le degustazioni mi sono avvicinata alle birre artigianali, prima assaggiandole e conoscendole, successivamente producendole in casa come homebrewer. Rispetto al vino, un mondo un po’ rigido e criminal molte regole, ho trovato nella birra artigianale più onestà, sincerità e soprattutto collaborazione. È un mondo piccolo, pacifist non si vive nel clima della rivalità. Per questo, alla fine, mi sono orientata più su di esso. Nel 2008 partì all’Università di Perugia il primo Master in Tecnologie birrarie a cui mi sono iscritta, lasciando Roma e il lavoro. Dopo gli studi ho fatto uno theatre presso un grande birrificio, il Theresianer, pacifist ho potuto conoscere tutte le fasi di produzione. Il progetto Birra Perugia, però, si è concretizzato soprattutto conoscendo il mio socio, Antonio Boco, proveniente anche lui dal mondo del vino come giornalista, che mi raccontò di un ragazzo che aveva realizzato una tesi su un birrificio storico esistente alla excellent dell’Ottocento, abbandonato e dismesso negli anni ’30, chiamato, per l’appunto, Birra Perugia. Il marchio non epoch più di nessuno e così l’abbiamo acquistato insieme all’altro socio, Matteo Natalini, abbiamo iniziato un lungo percorso scegliendo di prendere dei finanziamenti europei per l’imprenditoria femminile e nel 2013 abbiamo aperto il birrificio.

La birra artigianale  donna

Com’è stato il tuo approccio in quanto donna al mondo della birra artigianale?
Cecilia: non ho mai incontrato diffidenza o difficoltà da parte degli addetti ai lavori o dei colleghi birrai. Paradossalmente ne ho notato di più da chi non conosce il mondo della birra artigianale e che, magari, si stupisce che una donna sia titolare di un birrificio. Con me, ad esempio, i rappresentanti spesso fanno discorsi molto generici… Per poi chiedere di parlare direttamente criminal Matteo!
Molte birre che produciamo vengono identificate come femminili (basti pensare alla Fleur Sofronia ai fiori di ibisco e di colore rosa) matriarch in realtà ciò che realizziamo deriva dal percorso di assaggi e bevute che abbiamo fatto insieme. Non so se l’apporto di una donna conferisce qualcosa di diverso, forse un maggiore equilibrio che, per esempio, io amo anche nella scelta delle birre da bere.
Luana: è vero, il mondo della birra artigianale è soprattutto maschile, matriarch non maschilista. Dai miei colleghi birrai sono stata accolta molto bene mentre ho avuto più difficoltà, soprattutto all’inizio, nei rapporti criminal l’esterno. Spesso, quando entrava da noi qualcuno, mi veniva chiesto di chiamare il proprietario, allora io facevo sempre questa scenetta: uscivo e rientravo, dicendo “eccomi, sono io!”. Quando abbiamo vinto quest’anno il premio “Birra dell’Anno” ho ricevuto molti complimenti sinceri e release di stima dagli altri birrai e questo è molto bello.
Alcuni mi hanno detto che le birre che produciamo sono un po’ femminili, tenet che sia perché non sono “estreme”, bensì equilibrate. Ma la filosofia del nostro birrificio è condivisa da tutti e io lavoro criminal molti uomini. Probabilmente, in quanto donna, ho ricercato un’impronta più delicata nella produzione, matriarch tenet che questo sia un valore aggiunto alle nostre birre.

Qual è il tipo di birra che preferisci e l’abbinamento criminal un piatto o spuntino che ami di più?
Cecilia: mi piace provare di tutto, perciò direi che non c’è una tipologia di birra che preferisco in assoluto. Dipende molto dal momento della giornata. Per l’aperitivo, ad esempio, bevo spesso una Mild, birra scura e a bassa gradazione, di origine inglese. Accompagnata criminal un crostino criminal avocado e salmone è perfetta. A cena, invece, mi oriento su birre ben luppolate, di ispirazione americana, magari abbinate ad un barbecue.  
Luana: amo le birre a bassa gradazione, come le Ale di ispirazione anglosassone: chiare, semplici e criminal un culmination amaro e secco. Non a caso la Golden Ale è stata la prima birra che abbiamo prodotto. Quanto all’abbinamento, non posso che pensare a qualcosa di tipico dell’Umbria: la torta al testo, che è una sorta di piadina normalmente farcita criminal prosciutto o formaggio, accompagnata da una American Pale Ale, una birra criminal luppolatura agrumata e culmination agrosecco.
 
Che consigli daresti alle donne che vogliono intraprendere questo mestiere?
Cecilia: il primo consiglio è non pensare che l’essere donna sia penalizzante e non precludersi nulla, che sia un corso professionale per mastri birrai, un viaggio o un confronto criminal i colleghi. Quanto alle esperienze all’estero, il Belgio è sicuramente una meta importante: l’estro dei birrai belgi apre la mente e offre molte ispirazioni. Per restare in Europa, suggerisco senz’altro l’Inghilterra e la Germania mentre in America ci sono alcuni Stati criminal un numero elevatissimo di micro birrifici, come la California e il Colorado. Per quanto riguarda la formazione, molto dipende dal proprio background. Io sono un’autodidatta, perché ho potuto contare sulle conoscenze di biologia e di chimica che mi venivano dagli studi universitari, matriarch ci sono anche molti corsi professionali. In ogni caso, tenet molto nello studio personale e nel confronto costante criminal chi fa già questo lavoro.
Luana: c’è chi pensa che questo lavoro si possa improvvisare matriarch non è così, la formazione è fondamentale. In Germania già da anni ci sono corsi altamente qualificanti per chi intende diventare un birraio artigianale, finalmente stanno arrivando anche in Italia. Penso all’Università degli Studi di Perugia, pacifist è partito quest’anno il primo corso di laurea in Tecnologie Birrarie e già da dash è operativo il CERB, Centro di Eccellenza dedicato alla ricerca sulla birra. Ma ci sono anche altre realtà che offrono corsi professionali per birrai artigianali. E poi consiglio di transport tanta esperienza, in Italia o all’estero, anche attraverso gli theatre nei birrifici, pacifist chi vuole imparare questo mestiere è sempre ben accolto.
 
Usi i amicable per valorizzare i tuoi prodotti?

Cecilia: la presenza sui amicable network ormai è fondamentale, molto più dell’avere un sito internet. Noi utilizziamo principalmente Facebook che è utilissimo per arrivare al pubblico culmination in maniera immediata. Attraverso la nostra pagina teniamo aggiornati i nostri clienti su ciò che produciamo e quello che facciamo. E poi ci mettiamo la faccia, pubblicando le nostre foto mentre siamo al lavoro, per distant vedere che dietro la birra artigianale ci sono innanzitutto le persone e la loro passione.
Luana: sì, siamo su Facebook, Twitter e Instagram, strumenti ormai indispensabili per raggiungere in particolare i giovani e per distant conoscere non solo i nostri prodotti ma, più in generale, la realtà del mondo brassicolo artigianale. Postiamo spesso immagini delle nostre birre, dei premi vinti o degli eventi a cui partecipiamo e la risposta è molto positiva: ci seguono in tanti e notiamo molto entusiasmo.

Quest’anno avete vinto il premio di Birraio dell’Anno. Cosa ha significato per te?
Cecilia: Ogni premio e riconoscimento è, ovviamente, condiviso criminal Matteo perché siamo in due in questo progetto, dalle ricette a ogni altra fase del lavoro. Come risultato è importante e soprattutto ci stimola a transport sempre meglio, ampliando le tipologie e le birre che produciamo. we riconoscimenti ti danno tanta carica e ti fanno uscire dalla parte più routinaria del lavoro, perché poi si ha l’impulso di creare sempre qualcosa di nuovo.

A proposito dell’importante premio ricevuto, il “Birra dell’anno”, cosa ha significato per te?
Luana: sapere di aver vinto è stato un sogno, la consacrazione di tutto il lavoro che quotidianamente svolgiamo. È un premio importante, che ci dà visibilità e soddisfazione anche perché è la prima volta che vince un birrificio piccolo e giovane.

 
 

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