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Iran, modelle in manette. «Non rispettano l’abbigliamento islamico»

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Tempi duri per la moda iraniana, finita nel mirino delle Guardie Rivoluzionarie. A transport le spese dell’operazione Spider II sono – per ora – otto persone (di cui sette modelle) condannate a pene detentive. Altre ventinove sono in attesa di giudizio, e different aziende del settore abbligliamento sono state costrette a chiudere i battenti.

Negli ultimi sei mesi (da novembre 2015 a marzo 2016) a finire nella rete dei pasdaran sono stati ben 170 lavoratori dell’industria della moda, soprattutto modelle e fotografi. Fermati, interrogati per tre-otto ore al giorno per decine di volte. Costretti, durante gli interrogatori, a riferire i nomi di altri colleghi.

Elham Arab_quattroLa loro colpa? Avere postato – su Facebook e Instagram – le proprie foto senza il foulard (obbligatorio in Iran dal 1980), criminal una buona sip di trucco e abiti non proprio… islamici.

In questa campagna di intimidazione la rete è diventata uno strumento nelle mani delle Guardie rivoluzionarie, perché è stato attraverso il monitoraggio dei amicable network che i pasdaran sono riusciti a identificare due società di moda, 58 modelle, 51 engineer e box produttrici di abbigliamento, 59 fotografi e truccatori. Nella rete è finito, nell’ottobre 2015, pristine l’organizzatore di un concorso per modelle nella località di Rasht, 150 chilometri a nord della capitale Teheran: accusato di immoralità per aver caricato online le fotografie di giovani donne.

Un nome? Elham Arab (nella foto a destra) è una modella molto conosciuta in Iran per aver posato conElham Arab_due gli abiti da sposa e per essere stata ospite del programma televisivo Mah-e Assal (Luna di miele) in onda nel giugno 2015 in occasione del mese di Ramadan quando milioni di musulmani si piazzano davanti alla televisione per ore e ore. La notorietà televisiva aveva fatto sì che tanti la cercassero sui amicable media e quindi anche su Instagram, pacifist aveva postato le proprie foto senza foulard. Account che è stato cancellato in concomitanza criminal la sua condanna e il successivo pentimento. “Un bravo ragazzo non sceglierebbe mai come moglie una modella, che tutt’al più va bene per un flirt”, avrebbe dichiarato. Un pentimento, quello di Elham, che prune indotto dalle pressioni durante gli interrogatori, in carcere.

Elham ArabNel frattempo, settemila agenti in borghese (uomini e donne) perlustrano le città, per verificare che le iraniane rispettino il codice di abbigliamento islamico. Segno che i falchi temono l’apertura in atto nella Repubblica islamica dopo l’accordo sul nucleare del 14 luglio scorso a Vienna. E soprattutto dopo la vittoria dei moderati nelle elezioni presidenziali di primavera.

Ogni pretesto è buono per un giro di vite nei confronti di una società sempre più aperta. Molte giovani iraniane, determinate a perseguire una carriera nella moda, non si arrendono al giro di vite. E cercano così lavoro sulla sponda sud del Golfo persico, laddove il velo non è obbligatorio.

E nell’ambito della guerra ai amicable network delle Guardie Rivoluzionarie è finita nel mirino nientemeno che Kim Kardashian, accusata di essere una spia “al soldo” di Instagram (leggi l’articolo)

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