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In viaggio con Massimo Bottura, lo chef che cita Bob Dylan

Nel 2016 a New York la giuria di The World’s 50 Best Restaurants Award, celebre classifica che ogni anno stabilisce i 50 migliori ristoranti del mondo, per la prima volta nella sua storia chiamò sul palco un italiano: era Massimo Bottura, proprietario e chef dell’Osteria Francescana di Modena. Ristorante che, tra l’altro, vanta tre stelle Michelin e che l’anno scorso ha riconfermato l’alto livello della sua cucina conquistando il secondo posto nella stessa classifica.

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Massimo Bottura è il più celebre chef italiano al mondo, pur senza aver mai condotto un programma televisivo, un talent o un reality tra cuochi.

Così, dopo il Refettorio Ambrosiano, ristorante nato a Milano durante il semestre Expo per riciclare le eccedenze alimentari avanzate tra i padiglioni dell’Esposizione, ha inaugurato altri Refettori a Rio de Janeiro durante le Olimpiadi, a Londra e, un mese fa, a Parigi.

Il suo progetto potrebbe iniziare a coinvolgere anche le industrie del turismo?
Sarebbe bellissimo, però sognare in grande va bene, essere arrivati fin qua è un’altra cosa. Ora che i governi di Francia e Italia hanno passato la legge antispreco bisognerebbe applicarla a tutto il comparto del turismo, vuol dire che qualcosa nella coscienza delle persone si sta muovendo.

Magari parlare con i tre grandi gruppi di crociere, per esempio, aiuterebbe. Costa Crociere ha varato il progetto 4GoodFood per ridurre del 50% gli sprechi a bordo delle proprie navi…
Sì, ho cucinato per loro un Natale e ha funzionato.

È possibile quindi unire la lotta allo spreco alimentare e il mondo dei viaggi?
Sì, penso proprio di sì. Il nostro partner a Parigi è un tour operator, Voyageurs du Monde, che crea viaggi personalizzati, questo è il nuovo lusso.

Che rapporto ha col viaggio lei che si muove così tanto?
È fondamentale: il viaggio ti stimola, ti tiene la mente aperta, conosci la gente. L’importante, però è solo una cosa. Viaggiare con gli occhi e le orecchie aperte altrimenti si resta sempre chiusi nel proprio piccolo mondo e invece bisogna contaminarsi.

C’è un viaggio che ancora non è riuscito a fare?
No, ma continuo a conoscere gente e approfondire.

Per esempio?
In Giappone ci sarò stato 15 volte ma solo l’ultima ho avuto un approccio profondo e intenso con lo chef Jiro Ono, che mi ha veramente succhiato e iniettato energia positiva e confermato che l’ossessione è il segreto del successo.

Riesce a fare dei viaggi di piacere dove il lavoro non c’entra?
Ma questo per me è piacere: questo è quel che mi diverto a fare, come cucinare con la musica accesa o l’arte, che è la mia musa ispiratrice. Io non faccio questo mestiere perché sto lavorando ma perché mi diverto. Sa qual è il segreto del successo?  Alzarti la mattina, andare a letto la sera e nel frattempo fare ciò che hai deciso di fare. Lo dice Bob Dylan.

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