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In vacanza, con Pellè sulla Luna o con Vialli a Lampedusa?

Primo week end delle Grandi Vacanze. Per tutti (o quasi) e per tutti i gusti. Sotto l’ombrellone, al fresco di un bosco, in riva al lago, anche soltanto una merenda fuori porta. Nessun dorma e ascolti. Ci sono storie da raccontare per ammazzare il tempo. Per esempio quella del signor Roberto Pellè che, dopo aver tentato la carriera da calciatore insieme con Sergio Brio nelle giovanili del Lecce, comprese che per guadagnarsi da vivere avrebbe dovuto riporre in un cassetto i sogni di gloria. La sua strada maestra era quella di rappresentante a girare il Salento per una ditta di caffè. E proprio nei fondi del caffè stava scritto il destino del figlio maschio che lui aveva chiamato Graziano in omaggio al “granatiere” Ciccio, il bomber preferito. 

Oddio, fosse stato per mamma Doriana il ragazzo sarebbe diventato un ballerino famoso. A undici anni, in coppia con la sorella Fabiana, aveva vinto una coppa nazionale per la specialità di “liscio figurato”. Prometteva bene. Ma nei fondi del caffè c’era scritto altro. Ebbe modo di leggerlo lui stesso in un bar turco di Alkmaar, in Olanda, dove era andato a giocare dopo aver girovagato per il Sud italiano del pallone senza troppo successo. L’Olanda è piena di immigrati turchi. Un turco non è un buon turco se non riesce a leggere e interpretare gli arabeschi formati dalla poltiglia di caffè sul fondo della tazzina. Fu così che a Pellè il barman-veggente di Istanbul predisse che, in tempi più o meno brevi, lui sarebbe diventato più celebre e più ricco di un calciatore che nel cognome di “elle” ne aveva una sola avrebbe ed era brasiliano. A Graziano scappava da ridere, ma non lo fece. Evitò di commettere un grave errore. 

Cinque anni dopo. Il bomber italiano più pagato e più caro al mondo che proprio domani compierà trentuno anni, dopo le fatiche dell’Europeo, è in vacanza con la sua Viktoria dopo aver fatto una puntatina in Cina dove la coppia è stata accolta come succedeva Ginger Rogers e Fred Astair ai tempi della Hollywood da leggenda. Dove siano andati a riposare non è detto sapere. Forse a bordo di un’astronave intorno alla Luna. Con quel che, giornalmente, guadagna lui un soggiorno alle Maldive sarebbe banale. Anche perché un’isola dell’Oceano Indiano Pellè potrebbe tranquillamente comprarsela. Lo dico senza il minimo di invidia e neppure con bieche finalità moraliste. Semmai, beato lui. Naturalmente se reggerà psicologicamente un “colpo” multimilionario di quelli che, talvolta, hanno fatto andare fuori di melone uomini e donne travolti da improvvisa e spropositata ricchezza. Raccontano le cronache che un tale, dopo aver vinto alla Lotteria di Capodanno, festeggiò buttandosi dal balcone. Certo è che “avere più di troppo” può creare qualche serio problema di stress come per quelli che “hanno meno di niente”. 

In ogni caso, per più o meno tutti, è tempo di riposo. Per i lavoratori dipendenti, in base al primo articolo dello allo Statuto, si chiamano ferie. Dal latino, giorno dedicato al culto di qualche divinità sicchè niente lavoro. Per gli altri è bene usare la parola vacanza. Dal latino, non avere obblighi e quindi manco padroni. Le ferie vengono spalmate con il contagoccce lungo tutto l’anno. Le vacanze possono durare anche tutto l’anno. Le ferie si aspettano con ansia. Le vacanze, alla fine, rischiano di diventare una noia. Le vacanze sono costosissime. Le ferie possono anche essere spese bene. Come in questa seconda storia.

C’è un’isola in mezzo al mare, tra la Sicilia e il continente africano, il cui nome la ipotizza come “lampada” sempre accesa come punto di riferimento salvifico per i naviganti in difficoltà o per quelli che si stanno perdendo tra onde cattive. Lampedusa, questa la dicitura sulle carte geografiche, è una lingua di terra di venti chilometri quadrati ufficialmente vissuta da settemila abitanti. In realtà, per densità proporzionale, è da anno uno tra i luoghi più popolosi d’Europa. Purtroppo è anche la “terrazza” affacciata su di un gigantesco cimitero blu dove al posto delle croci ci stanno le bianche reste delle onde che vanno a frangersi sulle rive o sugli scogli. Sul fondo “riposano” quelli che non ce l’hanno fatta. Uomini, donne e bambini dalla pelle più o meno scura.  Talvolta qualche corpo, ormai saponificato, va a spiaggiarsi durante la notte di bassa marea rosicchiato dai pesci. E’ la cartolina di una delle più grandi tragedie della nostra epoca “globale”per la quale, come suggerisce di fare Francesco, ciascuno di noi potrebbe operare in base a ciò che è nelle sue possibilità.

Luca Vialli, per esempio, è certamente un uomo molto ricco. Lo era di famiglia e lo è diventato ancora di più strada facendo, proprio come gli aveva predetto (senza il bisogno di leggere i fondi del caffè) il “suo” presidente Paolo Mantovani che in lui vedeva la “formica” contrariamente alla “cicala” Mancini. Vive a Londra nel quartiere Chelsea, come un piccolo lord, e è ormai assolutamente inglese. In tutto. Anche nel suo modo di agire discreto e silenzioso per dare una mano a quelli meno fortunati di lui o proprio disperati. L’ultima “Fondazione” (dopo quella per la lotta alla Sla  insieme con Massimo Mauro e Ron) fa capo al portale internazionale “Tifosy.com” con sede a Londra e nella quale Luca è affiancato dal direttore Fausto Zanetton. Operativa da due anni l’Associazione Onlus alla quale tutti possono fare capo è già intervenuta in alcune situazione “difficili” non soltanto sul piano sportivo. Ora tutti gli sforzi vengono diretti verso Lampedusa e la sua popolazione multietnica.

Vialli sarà qui per trascorrere parte delle “ferie” a seguire direttamente il progetto dal nome quanto mai significativo: “Operazione The Bridge” ovvero un ponte tra l’isola dei disperati ma anche della speranza e il mondo. Primo atto immediato la costruzione di un stadio, da intitolare a Cristiana Matano la giovane e coraggiosa giornalista siciliana uccisa a 45 anni dal cancro, che dovrà servire non solo per le gare ufficiali della piccola squadra locale di Lega B ma per l’organizzazione di tornei tutto l’anno di richiamo anche internazionale oltreché legati al calcio femminile in ascesa nel mondo. Il tutto per aiutare economicamente un’amministrazione formata da gente esemplare ma purtroppo sempre in difficoltà per ragioni oggettive. Un appello già accolto da tantissimi personaggi dello spettacolo, dell’arte, della musica e della cultura ai quali di potrebbero (si dovrebbero) aggiungere anche coloro che avranno il cuore di decidere per le loro “ferie” a Lampedusa. Da Bologna e da Parma il volo costa 19 euro. Si vive con poco e si mangia molto e bene. Il mare è mozzafiato. La gente è stupenda. Anche quelli che di tante razze diverse, tra  breve, potranno conoscersi meglio giocando a pallone sul prato verde del “Bridge”. Un gesto di solidarietà per la pace interiore, senza bisogno di andare sulla Luna.

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