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In tavola #withrefugees, quando l’integrazione passa (anche) per la …

ROMA – Il mafe è uno stufato di manzo tipico dell’etnia Bambara in Mali. Suleman l’ha cucinato con cura stasera: carne, cipolla, carota, spinaci da accompagnare al riso.

Nella versione vegetariana ha sostituito la carne con il gombo, un ortaggio tipico dei paesi africani, ingrediente base di tante ricette e addensante per le zuppe. E’ questo il piatto che la cooperativa Barikamà ha portato al Festival cucine dal mondo, organizzato ieri sera a Roma dall’Unhcr presso il Caffè Nemorense, nell’ambito di Be Pop, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato.

Una serata in cui alcune delle principali realtà gastronomiche romane, che hanno fatto dell’integrazione il loro punto forte, si sono ritrovate insieme. Dall’Africa al Medioriente, per mescolare insieme sapori e storie dei rifugiati che in Italia hanno ricominciato la loro vita anche grazie alla cucina.

 

E’ il caso dei ragazzi di Barikamà, che scappati dallo sfruttamento delle campagne della Piana di Gioia Tauro, dopo la rivolta di Rosarno, si sono messi insieme a Roma per dar vita a un progetto di agricoltura sostenibile che oggi è già una scommessa vinta. La cooperativa coltiva verdure e produce yogurt biologico nella zona del lago di Martignano, alle porte di Roma e gestisce,insieme al Gradma bistrot dello chef Lorenzo Leonetti, il caffè Nemorense.

“Abbiamo iniziato la produzione di yougurt nel 2011, quando siamo arrivati a Roma – racconta Suleman – nel 2014 abbiamo messo su la cooperativa di tipo b, che prevede l’inserimento di soggetti svantaggiati. Noi lavoriamo con i ragazzi autistici, gestiscono il nostro sito, la parte grafica della comunicazione e il profilo Facebook.

Oggi siamo sicuramente molto felici di quello che abbiamo fatto in questi anni, essere arrivati fin qui ci rende soddisfatti, ma anche consapevoli che molto ancora c’è da fare. Ma dare lavoro a ragazzi che prima erano sfruttati come noi e un aiuto alle loro famiglie è sicuramente importante”.

Nel banchetto vicino Nasal, rifugiato che viene dalla Libia, descrive il piatto tripolino che servirà stasera: carne di polli, funghi, olive, yogurt e latte, secondo la ricetta della sua famiglia. 27 anni, da uno in Italia, Nasal di giorno fa il panettiere, a Tivoli, vicino la Capitale.

Insieme altri altri richiedenti asilo che arrivano da Senegal, Etiopia, Nigeria, Sudan, fa parte del progetto 1 World Kitchen: un serivizio di catering per feste ed eventi, che offre menù di diversi paesi del mondo.

Tra le altre  esperienze rappresentative di cucina e integrazione, c’è quella di Altrove ristorante: un locale aperto nella zona ostiense di Roma in cui lavorano persone provenienti da 11 nazioni diverse.

“La nostra parola d’ordine è contaminazione – spiega Ilaria Vittori, mentre illustra la mechouia, l’insalata tunisina che la chef Claudia ha rivisitato prendendo spunto dai racconti di Aitem, uno dei ragazzi che fanno parte del progetto -. Quando abbiamo pensato di lanciare Altrove ristorante abbiamo fatto una scommessa, quella dell’integrazione.

Mescoliamo sapori e competenza: tutti i ragazzi che lavorano con noi, dai cuochi agli addetti alla sala,  sono formati da noi”. I rifugiati e i richiedenti asilo prima di iniziare al lavorare nel ristorante frequentano i corsi Matechef del Cies e tirocini formativi.

“E’ una sfida impegnativa – aggiunge – ma speriamo di portarla avanti il più possibile, siamo alla ricerca di nuovi fondi, crediamo in quel che facciamo”. Tra gli altri progetti presenti Hummus town,Gustamundo/In Cammino… catering migrante (un progetto di inclusione attraverso cene con tutte le cucine del mondo), il panificio Santi, Sebastiano e Valentino, Terra Mia biobistrò.

Anche Bouyagui Konate, il ragazzo ferito a Napoli in un agguato di stampo razzista è uno dei ragazzi che attraverso la cucina è riuscito a crearsi un futuro in Italia. 22 anni, proveniente dal Mali, il ragazzo è diventato chef in Italia ed è socio del ristorante multietnico Kikana, insieme ad altri rifugiati e richiedenti asilo provenienti da diversi Paesi dell’Africa, e presidente della Cooperativa Tobili, recentemente premiata da Unhcr nell’ambito del progetto Welcome.

L’Alto commissariato per i rifugiati ha espresso profonda preoccupazione e sconcerto per l’accaduto: “Si tratta dell’ennesima aggressione ai danni di persone richiedenti asilo o titolari di protezione, persone che in Italia cercano sicurezza e diritti – sottolinea il rappresentante per il Sud Europa, Felipe Camargo -. In un clima sempre più caratterizzato da tensioni e intolleranza, condanniamo questo episodio di violenza e ci auguriamo che i responsabili vengano individuati senza esitazioni”.

Dopo la serata dedicata alla cucina sarà la volta dello sport con la Champions #WithRefugees: L’UNHCR insieme all’Associazione Italiana Calciatori e l’Associazione Italiana Allenatori Calcio Onlus, con il patrocinio della FIGC, del Coni Lazio ed il sostegno di AS Roma, organizza una partita amichevole tra una squadra di stelle del calcio e dello spettacolo e la squadra Città dei Ragazzi, con minori non accompagnati richiedenti asilo e rifugiati, che ha vinto il torneo dell’Amicizia organizzato dal Coni. L’appuntamento è per sabato 23 giugno alle 17.

30 presso lo Stadio Tre Fontane a Roma. Tra gli sportivi e i personaggi dello spettacolo che parteciperanno alla partita: Damiano Tommasi, Simone Perrotta, Vincent Candela, Giuseppe Giannini, Bruno Giordano, Cristiano Bergodi,  Patrizia Panico, Katia Serra, Fabio Petruzzi,  Giuliano Giannichedda, Stefano Fiore, Alessandro Iannuzzi, Giampaolo Di Magno, Massimo Piscedda, Fabrizio Romondini, Massimo Bonanni, Giuseppe Incocciati, Giuseppe Cattozzella e Diego Bianchi.

 (ec)

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