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In ferie, ma a casa. 1 italiano su 5 preferisce così

Ogni estate mi concedo 10 giorni in una capitale europea. Quest’anno la scelta era caduta su Dublino. Ma alla fine ho deciso di affittare un bungalow sul litorale di Ragusa, a soli 9 chilometri da casa mia, per godermi il mio mare. Alle prese con il monitoraggio dei voli, la scelta della sistemazione ideale tra proposte infinite e la programmazione di un tour a misura dei miei bambini, ho capito che di questo stress avrei fatto volentieri a meno.
Nel frattempo ho scoperto di non essere la sola a boicottare i viaggi estivi: passare le ferie a casa è una tendenza.

Si chiama staycation (dall’inglese stay, restare, e vacation, vacanza) e, secondo Euromonitor, coinvolge il 20% degli italiani. «Se consideriamo anche chi decide di viaggiare all’interno della propria Regione con brevi trasferte di un giorno, arriviamo al 50%» svela Pietro Vento, direttore dell’istituto di ricerche Demopolis. «Ma attenzione: non è un ripiego, è una scelta. Felice».

Perché è una tendenza?

La crisi economica ha la sua voce in capitolo, ma non è determinante. Conta soprattutto la voglia di conoscere meglio luoghi che diamo sempre per scontati, «una sorta di chilometro 0 delle ferie» spiega Asterio Savelli, sociologo del turismo e docente all’università di Bologna. «In parte il fenomeno è un riflesso della moderna società liquida senza punti di riferimento: una volta andare in vacanza in luoghi esotici o turistici era uno status, un modo per identificarsi nel proprio ruolo sociale: “Quelli come me vanno a Rimini a Ferragosto o alle Maldive a dicembre”.

Oggi non sentiamo più l’esigenza di riconoscerci in modelli di comportamento predefiniti. Anzi, ci piace differenziarci. Noi sociologi lo chiamiamo “interstizio”, lo spazio dove non seguire regole, adeguarsi a programmi, rispondere ad aspettative. Cose che in genere capitano in una vacanza organizzata».

Dove si va?

«Mentre mio marito lavora, io e la bambina faremo vacanze “casalinghe” a Milano» racconta Raffaella Caso, 40enne autrice del sito BabyGreen.it. «Ho preso una mappa della città per bambini, una fotocamera, una borraccia e un lunch box. Andremo al museo della Scienza, a quello di Storia naturale, al Planetario e all’Orto Botanico, mete che durante l’anno non abbiamo tempo di goderci».

Sentirsi in vacanza nelle città non è difficile, perché ci sono attrazioni ad hoc. Come le spiagge in centro: il parco Acquatico a Reggio Emilia, il lido dei Murazzi a Torino, quello sul Ticino a Pavia e sul Bacchiglione a Vicenza. E nascono tour operator che offrono servizi rivolti ai cittadini. A Firenze, le guide di Love Florence propongono luoghi poco noti come l’Abbazia di Vallombrosa e la Villa di Poggio Reale; a Palermo Alternative Tours stupisce i cittadini con un giro alla scoperta dei murales urbani; a Milano, Waam Tours offre percorsi insoliti: «il tetto della Galleria, il quartiere Isola, i giardini segreti di Brera» dice la guida Federica Gorza. «E gite fuoriporta, come villa Panza a Varese, un gioiellino».

Quanto soddisfa?

«Spesso abbiamo bisogno di una scusa per visitare zone vicine» spiega il sociologo Pietro Vento. «Nel 60% dei casi un evento gastronomico, con la riscoperta di sapori tipici». E poi, oltre al mare, cerchiamo perle architettoniche e paesaggistiche. Stando al portale Casevacanza.it, il 32% degli italiani ha prenotato nei siti Unesco, il 14% ai laghi, Garda in testa. Insomma, la staycation si adatta benissimo all’Italia perché ogni provincia è disseminata di bellezze che il mondo ci invidia.

«L’altra mattina mi sono affacciata alla finestra e ho visto in lontananza il bosco» ricorda Marta Battaglia, 36 anni, di Villa D’Adda (Bg). «Spesso dimentico di vivere in un posto bello. Così, quest’estate, lo esplorerò, zaino in spalla, coperta, libro e panino per i picnic. Mi aspettano l’ecomuseo Leonardo Da Vinci lungo il fiume, un corso di canoa e 50 chilometri di sentieri sul Monte Canto, tra castagneti e vigneti che neanche sapevo esistessero».

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