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Il sindaco della città di Gramsci e di Gianduia ha sbiellato facendo la …

Viva l’Italia, l’Italia caritatevole. I Vip italiani sono un popolo generoso del suo tempo e dei suoi spiccioli, un popolo di cantanti e attori sempre pronti a promuovere il loro ultimo disco o il loro nuovo film per solidarietà con «chi soffre», d’intellettuali disposti al sacrificio d’apparire in tivù nelle ore di massimo ascolto, per tacere dei politici eternamente in volo (paga Pantalone) verso le zone colpite da terremoti, nubifragi, stragi, inondazioni per mostrare alle telecamere il profilo migliore delle loro espressioni afflitte.

Ma per quanto i Vip italiani siano caritatevoli, sono rari tra loro quelli che fanno la carità di non fare la carità a «chi soffre» o che, prima di farla, mentre la fanno e dopo averla fatta, tengono la notizia per sé, senza convocare conferenze stampa.

Viva l’Italia, l’Italia dei Vip compassionevoli, dei rapper filantropi, dei solidaristi coccodé. Intendiamoci: non portiamo l’anello al naso, quindi abbiamo sempre avuto il sospetto che la carità dei grand’uomini fosse un po’ pelosa.

Che fosse cioè intesa tanto al soccorso del terremotato e dell’alluvionato quanto al soccorso della carriera, dell’immagine pubblica e dell’ego del Vip, mai sazio di lusinghe bavose e di selfie con i parenti delle vittime.

Ma non sospettavamo, per quanto smagati, che ci fossero in giro ego così smisurati da non accontentarsi d’avere creato Facebook ma da volere anche prendere posto in prima fila, tra i soccorritori extralusso dei terremotati. E neppure s’era mai visto prima d’ora il capolavoro della neosindachessa torinese: «l’amatriciana di solidarietà con le popolazioni colpite dal terremoto». 7mila piatti, 780 chili di pasta in piazza, la ricetta originale, una variante vegana.

Ancora si può capire il tycoon della Silicon Valley che per una volta vuole essere presente di persona e non in streaming. Forse non è soltanto vanità (o non è vanità al 100 per cento ma solo al 99 per cento). È che ci sono eventi, tipo i terremoti, che non si possono «coprire» con un post di circostanza sulla pagina Facebook né con un tweet che allinea una fila di emoticon con i lacrimoni e la bocca piegata all’ingiù.

A volte è necessario smollare alla Croce Rossa 500 mila euro (mica in contanti, no… in pubblicità gratuita alla Croce Rossa) facendo un salto di persona. Nemmeno le guerre, dopotutto, si possono affidare completamente ai droni.

Ma la Sindaca 5 Stelle che oggi governa la città che fu di Gramsci e di Gianduia? Centinaia di disgraziati muoiono sotto le macerie d’Amatrice, dov’è nata la ricetta della pasta condita col sugo famoso.

Quest’anno, a causa del terremoto, non si può celebrare la locale festa dell’amatriciana, e allora ci pensa lei, Chiara Appendino, grillina bene educata e di bell’aspetto, che finora s’era fatta notare (a differenza di Virginia Raggi, la sua collega romana) per non essersi mai fatta notare. Tre mesi senza dare scandalo, senza inciampare in qualche incidente di percorso, senza farsi ridere dietro, e poi d’un tratto, alè, la Domenica del Cappellaio Matto: il giorno dell’amatriciana di solidarietà con i terremotati di Amatrice.

A Chiara Appendino e ai suoi consiglieri non è venuto in mente che se ad Amatrice quest’anno non si celebra la festa dell’amatriciana è perché agli scampati è passato l’appetito e non perché tutte le pentole d’Amatrice sono finite sotto le macerie.

C’è stato un terremoto, sono scomparse centinaia di persone, bambini, intere famiglie; e a Torino, come nel Paese dei cachi d’Elio e le storie tese, non si trova di meglio che farsi «du spaghi de solidarietà».

Al confronto, è niente il sospetto conflitto d’interesse dell’assessora romana all’ambiente Paola Muraro (che si occupa di smaltimento dei rifiuti ed è stata consulente dell’Ama, azienda addetta allo smaltimento coinvolta in «mafia capitale»). A Torino si tratta di qualcosa di peggio: un’idea della politica da «festa delle medie» (per citare di nuovo Elio e le storie tese).

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