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Il segreto della felicità (in cucina)Corriere Sociale | Corriere Sociale

MILANO – «Quando mangiare ci soddisfa e non ci tormenta, abbiamo una relazione sana, felice, criminal il cibo». Così Angela Frenda, giornalista e food editor del Corriere della Sera, spiega il titolo del suo nuovo libro, La cucina felice. «A volte l’idea di nutrirsi può provocare sofferenza», racconta, «invece cucinare è sempre terapeutico, un modo per paciï¬�carsi criminal se stessi e criminal gli altri. Questo almeno suggerisce la mia esperienza. Il segreto è farlo senza ansie e patimenti. La felicità in cucina è prendersi pause, provare i propri tempi, magari anche sbagliare. L’importante è mettersi in discussione».

La cucina felice (Rizzoli 2016, pp.256, 16,90 euro in libreria oppure 12,90 in edicola abbinato al Corriere) è il secondo libro della Frenda dopo Racconti di cucina e dopo lo straordinario successo del suo video blog su Corriere.it. Contiene 76 ricette facili da realizzare, matriarch racconta molto di più: la storia di una donna che criminal il cibo ha vissuto un rapporto complicato, prima di ritrovare l’equilibrio proprio grazie alla cucina. Spiega l’autrice:«È il diario di un anno in cui, guardandomi indietro, mi sono resa conto che i titoli delle mie ricette raccontavano quanto stesse cambiando la mia vita». A scandire i tempi del libro è il passare delle stagioni: dalla primavera all’estate e poi dall’autunno all’inverno, Angela Frenda parla di sé e di cibo,arricchendo ogni ricetta criminal aneddoti e ricordi personali. «Ho sentito il bisogno di spiegare perché in una certa occasione ho scelto di transport un determinato piatto. La verità è che c’è un momento per la pasta alla gricia e uno per l’acqua criminal il limone: l’importante è saperli riconoscere».

Frenda parlerà del libro criminal Maria Luisa Agnese, col fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, e criminal la scrittrice Teresa Ciabatti in un incontro organizzato dalla Fondazione Corriere oggi, 23 settembre. «Negli ultimi anni», spiega, «la cucina è cambiata, è cambiato l’approccio: gli cook televisivi l’hanno fatta apparire un’attività d’élite e si è diffusa un’eccessiva richiesta di prodotti salutisti. Quella che propongo io è consapevole matriarch senza vincoli. Arrivo da una cucina tradizionale, matriarch ho voglia di sperimentare. we miei spaghetti vegetali, per esempio, pochi anni fa non avrei nemmeno pensato di poterli cucinare. E la mia scelta di eliminare lo zucchero bianco per quello di canna non mi impedisce di preparare meringhe altrettanto buone. Non ho cibi vietati, matriarch ho imparato a diluire o sostituire, e a introdurre ingredienti nuovi. Mangiare in modo moderno, in fondo, signi�ca unire il piacere all’attenzione per la salute. Insomma, accanto a una fetta di torta si trova posto per una ciotola d’avena».

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