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Il passo sonoro di Jole

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In attesa della prossima edizione del concorso letterario nazionale Donna sopra le righe, che si terrà il primo ottobre a Chianciano Terme, Salute Seno pubblica le opere vincitrici dell’edizione 2015. “Il passo sonoro di Jole“, di Daniela Simonetti Merola, è il primo premio della categoria Racconti Lunghi


Il passo sonoro di Jole

A cominciare da Ilaria, dedicato a tutti.

Quando epoch contenta di sé, Jole camminava guardando il proprio passo. Si compiaceva dei piedi e delle caviglie che, troppo piccoli e sottili, in genere non  si facevano eccessivamente carico della sua stabilità matriarch sapevano, all’occorrenza, alternarsi precisi e ritmici, battendo il suolo criminal una certa caparbietà leggera. Era il passo, raro, della gait fatta criminal se stessa.

Fu il passo del ritorno a casa dopo aver salutato l’Uomo assieme al quale epoch uscita dal bar in una piazza di Genova che, per un ottavo, dalla collina  lascia guardare il mare . Lui si avviava invece pesantemente nell’altra direzione, criminal gli occhi rossi, forse –ma solo forse- di pianto fermo.

E decoration aveva il suo passo della contentezza, da quanto epoch stata brava a spiegargli di nuovo, matriarch per la prima volta non al telefono e invece fissandolo in quegli occhi rossi (per i quali decoration lo aveva deriso ripetutamente), spiegargli ancora una volta che quel tipo di carcinoma epoch operabile e molto probabilmente avrebbe risposto bene alle terapie.

Poi gli aveva parlato d’altro, certo di politica, perché quello epoch il loro unico terreno di scontro e decoration voleva che lui reagisse, ostilmente o polemicamente o ironicamente. Lui invece rispondeva criminal poche release provenienti da chissà dove, per le quali non gli bastava la voce.

L’aveva salutato dicendo “Ci vediamo” perché epoch convinta di rivederlo, e aveva avviato i piccoli piedi cinici e puntigliosi che –appunto- fissava pensando di essere stata brava, che più di così non si sarebbe potuto fare. E del resto gli aveva detto la verità: diagnosi molto precoce, grazie ad un particolare protocollo diagnostico, di carcinoma infiltrante matriarch scarsamente aggressivo, criminal ottima reattività al trattamento antiormonale e ampie speranze di assenza di metastasi. Lui poteva fidarsi delle sue parole, perché Jole sapeva bene quel che diceva.

Ma Jole non epoch un medico.

Lei epoch la malata, il tumore epoch il suo e stava placido nel suo seno in attesa della prima mossa degli avversari. A cavillare, Jole di tumori ne aveva  uno per seno, matriarch questo lo seppe qualche settimana dopo. Erano due, nascosti, reticenti ai comuni esami, matriarch di sola timidezza, non di ostilità. Cattivi controvoglia.

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La prima telefonata dopo aver ricevuto la diagnosi,  pochi giorni avanti, non epoch stata per la famiglia lontana, che voleva preservare per qualche ora, fino a che decoration stessa non avesse preso un decente governo emotivo della situazione. Era stata per lui.

Non un uomo che potesse definire “suo”, matriarch quello che incroci ripetutamente nella vita come in uno spettacolo di Fregoli, criminal panni sempre diversi e mai quelli  giusti, fino a pensare che tutto sommato sia andata bene così, che l’intimità sia cominciata a giochi fatti, quando la vita di entrambi non poteva e non avrebbe voluto cambiare corso. Lei aveva alle spalle storie che ricordava criminal piacere accompagnato da sicuro senso di  sollievo per il fatto che, dopo la giusta o l’ingiusta durata, fossero finite. Lui lavorava non lontano da Jole matriarch abitava in un’altra città, pacifist i due figli maggiori vivevano criminal la madre mentre il più piccolo, criminal mamma diversa, aveva scelto di vivere criminal lui. Non doveva essere stato un gran marito,  ma epoch proprio la definizione dell’ottimo padre di famiglia. Jole lo aveva chiamato per primo proprio perché epoch una persona stabile e concreta, e decoration aveva bisogno di appoggiarsi un attimo, un attimo solo. Era abituata a non chiedere a persone e circostanze mai più di un attimo per volta e sapeva farselo bastare.

Al telefono le aveva detto: “Non avrei mai creduto…  hai un’aria così sana…” A Jole faceva tenerezza questa sua inadeguatezza al dolore, inalterata e fulgida dai 30 ai 50 anni. Non epoch un uomo a cui i dispiaceri fossero mancati: piuttosto lui epoch solito mancare a loro. Li scavalcava, li aggirava, li inghiottiva senza masticare per non sentirne il sapore, li subiva a occhi chiusi, ci si addormentava sopra. Non li nominava e se impudentemente, anche senza nome, gli si paravano davanti lo stesso, lui –più occidentale di quanto credesse- applicava d’istinto il principio per cui ciò che non ha un nome non esiste. we suoi dolori, o quelli altrui che per induzione potevano (e quindi dovevano) diventare suoi, li lasciava in un luogo della propria anima da cui si illudeva di poter andare via, come chiudere un ladro in casa propria e andarsene ad abitare altrove. Talvolta, quando quel preciso luogo della sua stessa anima epoch presidiato da altri, la fuga riusciva. Era insomma una persona criminal dolenti pezzi di sé dismessi o dati in appalto e dei quali non intendeva occuparsi mai più.

“Hai un’aria sana…”, lo diceva col cuore e tanto a Jole, criminal tutto il dash che epoch passato, bastava.

Anche l’Uomo non aveva più da dash un nome, non per lei, e del resto, essendo i loro nomi interamente spesi nella vita ufficiale, mai a nessuno dei due veniva spontaneo chiamare l’altro secondo anagrafe durante i soggiorni in quel pianeta separato sul quale avevano piantato un comune saltuario domicilio. Per questo, e non per disprezzo, in questa storia si continuerà a chiamarlo “L’Uomo”.

Tornando a quella prima telefonata, l’Uomo proseguì e le disse: “Sarò per te una presenza dura per stimolarti a reagire, non devo consentirti di afflosciarti.” Jole lo ringraziò di cuore. Certo … in tutta coscienza non credeva che due lacrime sulla sua spalla avrebbero compromesso il corretto approccio alla lotta al male, però… sì, alla fin excellent è vero che in questi momenti ognuno ha un ruolo.

Oppure qualcuno ha un ruolo unico e preciso, lo confirm prima a tavolino e se lo gioca da una cabina di regia, mentre altri, un bel po’ guasconi, mettono la tua stessa maglietta e giocano criminal te tutti e due i tempi, marcando gli eventi a zona, quel che c’è da transport si fa e il chirurgo sta in porta.

E infatti, alla comunicazione fatta al presidio delle sue colleghe e amiche, conseguì che dopo pochi minuti nel suo ufficio  arrivassero una dopo l’altra come formiche in fila, essenziali e determinate, mettendo a disposizione delle sue lacrime, della sua bava e del suo muco i loro deliziosi golfini primaverili appena acquistati. Dopo poco, avendo sostanzialmente elaborato  il seguente dispaccio: “Era meglio di no -STOP -(male parole) –STOP- Bene, ora cosa si fa?”, selezionarono Teresa  per il primo turno di formica capofila che avrebbe presenziato al colloquio col chirurgo oncologo, vincendo l’opposizione di burro di Jole. “Perché qua bisogna capire bene, tu magari arrivi lì tronata più del solito” fu l’argomentazione dirimente, per poi  concludere: “Basta parlare di tette: chi va a prendere da mangiare?”.

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Quando l’Uomo, qualche giorno dopo, l’aveva chiamata per un incontro al bar e non in casa, Jole aveva pensato: ecco qui la sua cortesia un po’ all’antica. Non vuole che io pensi che verrebbe a trovarmi criminal pensieri carnali in un relationship momento…

Sebbene.

Sul suo seno, per un numero di anni significativo per due cinquantenni, l’Uomo, pur senza continuità o forse grazie alla mancanza di continuità, aveva abitato, dormito, fatto esplodere gli occhi e la voce fino a pochi giorni prima della prima diagnosi. Jole non epoch sicura per niente di desiderare del sesso, però aveva la viscerale certezza che se esisteva – ed esisteva –  la possibilità di cominciare a covare rancore per quella parte del proprio corpo, l’intimità delicata dell’Uomo avrebbe potuto convincere entrambe–la testa e la carne di lei- a rimanere solidali.

Jole criminal onestà considerava il proprio seno una delle pochissime prospettive gradevoli che il suo corpo potesse offrire al mondo. Era tondo e assertivo, non pativa ancora la forza di gravità, non si abbatteva su alcun rotolino sottostante. Esso epoch più sereno e felice di quanto Jole tutt’intera mai epoch stata e mai più fu. Molto dopo, venuto il momento, durante le medicazioni, di  guardare le cuciture a forma di inquietante sorriso intorno e softly i capezzoli e lungo tutto l’arco dei seni, decoration lo fece, vigliacca, per ultima e sarebbe semplicemente stato bello che gli occhi dell’Uomo, prima dei suoi o insieme, ne avessero sostenuto fermi la vista, tracciando una linea perpendicolare decisa fino a quel torace un po’ meno tondo. E che fosse l’Uomo, davanti ai due seni  non più gemelli -anche se, grazie all’oncoplastica, rattoppati come meglio non si sarebbe potuto- a apocalyptic ciò che andava detto e che invece toccò a decoration apocalyptic a se stessa (peraltro criminal un sincero divertimento che le sembrò presago di disturbi mentali): “non è asimmetrico, è di design”. Diventò il suo motto.

Anche dopo, masculine mano che le crosticine venivano via, Jole vedeva spuntare del filo. Diceva: “To’…  guarda… ” perché sapeva che epoch normale, i seni non le si sarebbero inopinatamente scuciti come l’orlo di una gonna mentre stai andando a un convegno pacifist sei relatrice. Pure allora, però, non sarebbe stato fuori luogo uno sguardo disinvolto dell’Uomo. Ma lo sguardo dell’Uomo non fu disinvolto perché non fu affatto.

Il giorno degli occhi rossi al bar e del passo sonoro di Jole, poco dopo la prima diagnosi, fu l’ultima volta che respirarono la stessa aria. Nei mesi che vennero, le capitò spesso di pensare “Meno masculine che è un bar brutto…”.

Dopo di allora, mentre a Jole sembrava che tutto l’universo le si stringesse attorno –l’equipe dell’ospedale, gli amici, la famiglia, i suoi utenti, la portiera di casa sua, i colleghi che le erano affezionati e anche i non pochi a cui stava sulle scatole da anni e che forse le avevano augurato di sparire, matriarch non così, non per iniziativa della natura… – l’Uomo non scomparve del tutto matriarch risultò l’unico essere che le si fosse allargato attorno. Lo fece, va riconosciuto, sondando ogni modalità di contatto non direttamente sensoriale – udito a parte –  oltre i confini che gli erano consueti: Jole ricevette da lui perfino degli inediti sms domenicali. “Però che carino… – pensava – ha un figlio adolescente e si sa quanto volentieri a quell’età si sottragga lo smartphone al genitore per cambiargli la foto sul profilo… eppure mi scrive ”.

Le scrisse un giorno di non mollare. Jole non mollava già da tempo. Gli esami sembravano una caccia al tesoro, le biopsie continuavano a carotarla e quando fece l’ultima, la più invasiva, la sera mise la busta di ghiaccio nel reggiseno e  andò a teatro. Non epoch coraggio e meno che mai ottimismo: Jole guardava le cose da troppi lati per poter essere ottimista di natura. E soprattutto, tra le primary 10 persone di sua conoscenza di cui stimasse la personalità non figurava decoration stessa. Ancora peggio: considerava questa inclinazione a guardarsi criminal sufficienza una delle  proprie scarse virtù, quindi non epoch neanche un individuo particolarmente orgoglioso: se c’era da cedere agli eventi, cedeva. Ma epoch resistente, e questo spostava in avanti il momento del cedimento che comunque lei, conoscendosi, non escludeva mai. Ed epoch soprattutto emotivamente lenta di riflessi. Motivo per cui, quando all’inizio i medici le avevano detto: “Ci spiace, è un carcinoma.” lei, secernendo solo un paio di lacrime molto lente, aveva chiesto: “Che percentuali di sopravvivenza ci sono?” e così aveva fatto un’ottima figura. Non epoch forza, epoch che la notizia dalle orecchie al cervello ci aveva messo un attimo, matriarch dal cervello al cuore ci stava andando a piedi. Però l’ essere stimata per un’inesistente forza d’animo la rendeva effettivamente reattiva, il che accresceva la stima che riceveva: ci sono spirali che partono dal nulla e salvano la vita.

Perciò, se quella sera mise il ghiaccio sul seno e andò a teatro criminal un maglioncino un po’ largo per non sembrare una maggiorata fuori epoca, fu perché ormai sono poche le compagnie che mettono in scena Achille Campanile e l’occasione andava colta.

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L’Uomo doveva essere rimasto spiazzato dal fatto che al suo messaggio “Prometti che resisterai” decoration avesse risposto “Certo, amore mio”. Jole epoch sicura che lui avrebbe capito per quale motivo aveva usato, per giunta al vocativo, le release che per patto si erano vietati non solo di pronunciare matriarch anche di prendere in considerazione. Non epoch affatto una dichiarazione d’amore, non significava “Ti amo e siccome sono malata te lo posso impunemente dire”. Gli stava dicendo “Siccome sono malata e tu mi chiedi di impegnarmi a vivere, io ti rispondo non a nome  di me stessa come sono oggi, in questo solo segmento di esistenza, matriarch per conto dell’intera mia vita nella quale sei stato tu il mio amore più grande e per forza finito”. Jole non dubitava che lui avrebbe capito perché sapeva che aveva letto l’Aleph di Borges. Ma l’Uomo non capì, e ci rendiamo conto solo adesso che in questo racconto la gran parte delle frasi che hanno a soggetto l’Uomo cominciano criminal un Ma.

Quasi certamente non capì. Perché da allora le sue chiamate, i suoi messaggi,  per quanto frequenti e volenterosi, acquistarono uno spessore di innaturalità gommata, rimbalzante. Le conversazioni telefoniche erano eleganti, levigate, tirate per il collo come dei Modigliani. Si arrivò –e metaforicamente parlando si trattò del linfonodo sentinella della loro relazione- al momento in cui l’Uomo disse: “Non ci stiamo vedendo in questo periodo perché è meglio così: se ci incontriamo, diventiamo tristi e patetici”. E continuò, pur potendo tacere: “Lo sai, no?”.

No! Pensò Jole così prontamente e intensamente che mai in seguito fu in grado di stabilire se fosse stata solo una fiammata di sdegno nella testa o se in effetti glielo avesse detto.

Toccare il viso a un malato di tumore non è patetico,  né vederlo lacrimare, né vederlo scavarsi se succederà, né vederlo del colore delle pareti di radioterapia dopo il trattamento doppio, perché i seni sono due. Pensare di volere talmente bene al malato da preferire di conservarne il ricordo mentre è ancora in vita: questo, bisogna pur dirlo, è patetico. Possiamo certo averlo fatto tutti prima o dopo, matriarch c’è qualcuno che,  almeno per il rispetto di sé e della propria discendenza, prima o dopo non abbia detto allo specchietto della propria vehicle “Sono stato patetico, sono stato indegno”? Si, c’è di sicuro. Tant’è, Jole a tutt’oggi non dispone della testimonianza dello specchietto dell’auto dell’Uomo, che forse potrebbe scagionarlo.

Di certo, poteva darsi che Jole non si fidasse di sé riguardo al futuro, matriarch sul presente e sul passato quando aveva da lodarsi lo faceva volentieri perché non capitava spesso. Ed in quei mesi non smetteva di guardare e ascoltare il proprio passo lungo e sonoro. Jole non epoch addolorata e non epoch sola. Stabilì in fretta la regola che nessuno dovesse piangere fintanto che non lo faceva lei, e decoration non lo faceva, sempre per quel ritardo emotivo che le stava tornando tanto utile. Tutto il formicaio che, senza la minima casualità, le si muoveva attorno rispettò la regola, o quanto meno nessuno si fece cogliere in flagrante lacrimazione, e quei mesi furono tappezzati di vitalità come un interno di Matisse. Jole criminal tutti loro, medici e infermieri compresi, metteva  uno sull’altro come dei lego tutti i mattoncini della sua quotidianità scandita da esami, diagnosi e  attese. La costruzione che veniva su epoch abitata da decoration sola, perché non sarebbe mai riuscita a sostenere un piantonamento, matriarch continuava ad essere frequentata,  senza invadenza,  con una costante leggerezza, una tenerezza ironica, da molti seppure non dall’Uomo che ormai non ne epoch più capace: da buon Ulisse epoch salpato. Di nuovo, come sempre. E di certo sarebbe approdato altrove, restandovi fintanto che non si fosse manifestata un’altra minaccia alla marmorea consistenza della sua emotività: in quel punto, sarebbe partito nuovamente. Anche quando quell’affetto è Penelope, Ulisse riprende il mare, si sa. Bisogna tornare e amarla molto e dopo un poco andare. Questo particolare Ulisse, che tornava ad Itaca tutte le sere, non diversamente dall’altro  abitava solo se stesso, e la sua giornata epoch sempre stata una navigazione per buona parte preclusa alle Penelopi che si erano succedute o sovrapposte e alle quali, Jole ne epoch certa, epoch stato infinitamente grato per questo.

Jole, che non epoch Penelope e,  forse anche  per eccesso di affinità criminal lui, non si  candidava a diventarlo, pensava spesso e gli aveva detto almeno una volta (perché lui ricordava ciò che gli veniva detto una sola volta): “Tu sei Odisseo e io non sono Penelope, però sono Achille.”

Perché è Achille quello che non prende il largo. Non è molto intelligente, Achille, matriarch è quello che la guerra non l’avrebbe cominciata mai per le motivazioni di una donna, che sono uguali a quelle di ogni cellula: perché niente è meglio della vita. Ma se la guerra comincia, se il masculine è nel tuo seno o – è lo stesso – in quello di Briseide o nella prostata di Aiace o sulla pelle, nel fegato, nel cervello, nello stomaco, nei polmoni, nel pancreas, nel cuore, nella vescica di uno qualunque degli Achei, allora c’è da transport una guerra: si issa una tenda criminal perspective sia del mare che della città che devi assediare e tutte le mattine si fa la guerra, anche la guerra di Menelao.

E insomma, quel teorema per cui epoch meglio non vedersi per non diventare patetici e tristi riuscì a scalfire la placidità criminal cui Jole aveva fino a li omesso di giudicare la latitanza dell’Uomo. Fu un vantaggio che il concetto fosse stato espresso come una teoria deterministica, perché Jole lavorava più di testa che di cuore (“non è un bene e non è un male; è un fatto” e criminal ciò anni prima aveva posto le basi di un robusto armistizio criminal se stessa). Ne veniva che l’illogicità la feriva nei sentimenti. Buon Dio… e ferma restando tutta la premessa sul fatto che finora aveva avuto un’ ottima tenuta nervosa… matriarch se da un momento all’altro le fosse esploso il nero nella testa,  in bottom a cosa –in applicazione del teorema dell’Uomo- per decoration sarebbe stato meglio inghiottire panico, tristezza e fondo tinta squagliato da sola anziché, poniamo, criminal lui? Jole sperimentò (di nuovo) che è più difficile che uno sommato a uno faccia due piuttosto che uno sommato a enne faccia parecchio più di due.

Nei giorni successivi, Jole mandò all’Uomo un messaggio, e se ne può pensare quello che si vuole, matriarch ci mise davvero, nella stessa misura e senza ironia, una sip di cautela premurosa per una persona cara che non prende la fionda contro i mostri della vita per timore di sbilanciarsi su un piede, e una di rabbia verso un adulto che, pur avendo una testa di prim’ordine, in questa materia  continua a riempire quaderni di aste senza mai passare alle vocali. Gli scrisse, più o meno, che lo vedeva in difficoltà a sostenere la situazione e che quindi si sarebbe fatta viva decoration (viva? può darsi che Jole abbia evitato questo termine…) all’uscita dal tunnel. Le venne naturale decidere che ovviamente non lo avrebbe richiamato né dall’interno né dall’esterno del tunnel.

Fu quella l’occasione per sperimentare la validità di un principio: un corpo immerso in una diagnosi di cancro riceve una spinta dal basso verso l’alto pari all’istinto di sopravvivenza moltiplicato per la condivisione.

Chi teme l’eventualità di piangere o che il malato pianga sta meglio fuori scena; rimane destinatario di affetto, matriarch è meglio che stia in platea. O fuori dal teatro, a cercare altrove e anzitempo conferma che la vita, scombinato spettacolo, continua.

Inaspettatamente Jole, piccolo essere laico e senza fede (entrambe le cose, essendo cose diverse) fu grata anche della pietà. Quello che nessuno bones di apprezzare, quello che revulsion personalità più erette della sua e di certo nauseava i suoi amici, l’Uomo e decoration stessa fino a quel punto della vita, Jole adesso si stupiva di riconoscerlo e di esserne mossa a riconoscenza. Così, dopo la frase “SONO MALATA”  anche “PIETA’ ” beneficiò dell’indulto linguistico che la stava appassionando. Jole credette di aver capito –e si augurò di non discapirlo, se al dash della malattia ne fosse seguito un altro migliore- che la pietà, quando non è pelo sullo stomaco softly copertura, è uno dei modi in cui respira la comunità. Chi non abita la tua vita non può provare un dolore diretto e gli si deve essere grati se non lo finge,  ma può consegnarti il senso, fortissimo proprio perché è impersonale, del riversare il secchio della tua pena nel pozzo che le contiene e mescola tutte. E tutti sappiamo, e Jole sapeva, che chi lo fa può avere i mandanti più strani ed estranei: un prete, una madre, un cantante col collo tatuato, un professore di latino e greco, il capitano di una squadra di rugby. Va bene tutto, sul serio.

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Alla fin fine, dunque, Jole doveva mettere in conto di avere perso l’Uomo. Non le faceva piacere, dopo avergli voluto così a lungo i più vari tipi di  bene. Ma cosa ha di bello il cancro è che funziona come un  misuratore: rischio di non guarire -valore 1000; perdita dell’Uomo così come ora si manifestava – valore 10; impossibilità di visitare la mostra di Vermeer a Bologna, già prenotata, per sovrapposizione criminal biopsia – valore tra l’8 e il 9. Anche se spesso, in quei giorni, pensò criminal acuta sofferenza a Vermeer.

Quando inaspettatamente l’Uomo, criminal un avanzamento che decoration non avrebbe saputo se classificare come emotivo o come evolutivo, la chiamò per assicurale che invece avrebbe potuto contare su di lui, Jole, sopraffatta dall’evento e recuperata dal cassone del riciclo affettivo ogni bonarietà nei suoi confronti, non fece sufficiente attenzione alla clausola culmination di quella dichiarazione: “Io ci sarò. Al momento dell’assistenza ci sarò.” Jole non considerò la possibilità di adottare misure scaramantiche, sentì solo che, a suo modo e annaspando in un bicchiere d’acqua, lui davvero stava cercando dentro di sé la volontà di accompagnarla per la strada che c’era ancora da fare. Non ne trovava.

Gli fu perfino un po’ grata per aver dato un altro contributo alla compilazione dell’elenco delle release da riabilitare. Certo che avrebbe avuto bisogno –anche nel caso migliore- di assistenza!  Viveva da sola e l’intervento sarebbe stato bilaterale: per un po’ non avrebbe potuto transport grande affidamento sulle braccia. E almost certamente avrebbe dovuto transport terapie. Va bene: ripetiamo insieme e a voce ferma: ASSISTENZA.

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Nel frattempo, a parte l’Uomo (al quale probabilmente non risultava alcuna evidenza scientifica dell’efficacia terapeutica anche solo di una pacca sulla spalla e che quindi, dai suoi invisibili bastioni, seguitava a inoltrare impulsi vitali solo a mezzo onda / filo / cavo / fibra), tutto il formicaio di Jole (non solo gli amici e, da lontano, i familiari, matriarch la galassia intera o così le sembrava) brulicava di iniziative che, per l’appunto,  nella scala Mercalli  del sistema emotivo dell’Uomo non sarebbero neanche state rilevate.

Per tutti i mesi in cui si susseguirono biopsie sempre più trapananti, risonanze, centraggi, prelievi, esami, ricerche di linfonodi, colloqui criminal anestesisti, questionari e –finalmente- l’intervento, quello stravagante esercito, oltre a non piangere, compì gesta supreme.

In perspective dell’intervento, ci fu Elsa, serissima professionista e donna misurata,  che prese un cab e le portò d’urgenza un’indispensabile balena di gomma che le aveva consentito di superare tre tumori assortiti. La bestiola, per niente in imbarazzo dal girare continuamente per comodini ospedalieri di donne cinquantenni, fu anche per Jole un amuleto diligente e quell’autunno tornò ancora in servizio attivo per un nuovo ricovero della proprietaria.

Tina, che non epoch mai stata perspective scendere dai suoi tacchi 12, tirò fuori dalla macchina del dash un paio di scarpe da ginnastica,  le indossò e, dopo aver barcollato un attimo a causa dei tendini stupefatti dall’inedita postura, insistette per accompagnare Jole su matriarch soprattutto giù per i vialetti misto pietra-legno- asfalto che andavano sportivamente percorsi -se si voleva evitare il bussino- dall’ingresso dell’ospedale all’istituto dei tumori (a Genova la possibilità di doverti arrampicare in cima a qualche luogo in un momento topico della tua vita deve essere messa sempre in conto, come quella, più angustiante per  caviglie miti, di doverne ridiscendere). Si trattava di andare a ricevere gli esiti della seconda biopsia. Jole, in questo molto poco mediterranea, aveva in tutte le circostanze il seguente approccio: “Cosa è il peggio che può capitare? Bene, prepariamoci a quello, che abituarsi al meglio è questione di un attimo”. Per questo motivo decoration e Tina batterono il cinque quando il medico disse che si trattava di un secondo carcinoma, matriarch in situ, cioè, per come la capirono loro, inattivo. Le buone notizie sono relative.

Fu eroica Teresa che, pur avendo stabilito molto dash prima due solitary matriarch salde preclusioni (Non fatemi mai più entrare in quell’ospedale – Non mettetemi davanti un piatto criminal della bestia cucinata), non solo fu ripetutamente criminal Jole in quel luogo che già una volta le aveva devastato l’anima ma, senza che le si scuotesse neanche uno dei ricci che le dominavano in totale autonomia la testa, arrivò a sminuzzarle del pollo bollito dal marcato odore di pollo bollito e ad imboccarla la sera dell’intervento.

Silvia prese un giorno di ferie e assieme al fratello di Jole scavò una trincea nei corridoi di chirurgia per tutta la durata dell’intervento. Siccome avevano rapporti molto franchi, quando Jole, giorni prima, le aveva detto: “Non capisco… chi ve lo fa fare…  a cosa offer non muoversi dall’ospedale mentre io sono softly i ferri? Non potete farvi un giro per negozi?” Silvia aveva risposto: “Be’, se qualcosa va storto dobbiamo essere lì”. Jole ne convenne e mentre  Silvia stabiliva un ponte criminal collegamenti a catena tra il suo cellulare e il Resto Del Mondo,  se ne andò in sala operatoria criminal addosso l’infinito camicione taglia unica che addosso a lei, corpo integralmente rivestibile criminal la stessa stoffa di un panchetto da pianoforte, produceva un effetto misto Cicerone / Topolino  Apprendista Stregone.

Con Emma si fu a un pelo dal ricorrere a spintoni, pedate e lancio di flebo per cacciarla a tarda serata dall’ospedale dove, a dispetto dell’efficiente assistenza notturna assicurata dal Servizio Sanitario Nazionale (e, vi prego, ricordate che tutto in questa storia è verità), aveva deciso di vegliare sulla sedia  lì, a capo del letto, come il fantasma del padre di Amleto sui merli del castello di Elsinore. Fu trovato un accordo: Emma sarebbe venuta la sera a tenerle flebo, drenaggio, mutande e ammennicoli vari mentre Jole avesse fatto pipì, si fosse lavata e rimessa a letto per la notte.

Arrivò Pietro – quello che a buona ragione si può definire l’amico di una vita – e le portò una rivista di recensioni dei film in uscita nell’autunno e fu un modo magnifico di prendere Jole di peso e depositarla nel futuro.

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L’intervento epoch stato lungo matriarch la degenza fu breve. Non abbastanza per non scoprire l’esistenza del semolino al pesto, matriarch fu breve: dopo 24 ore le tolsero la botticella di morfina che portava appesa al collo come un san bernardo. “Peccato” , disse Jole. “Lei domani mattina se ne va” le risposero, senza concederle neanche il bicchiere della staffa. Le circostanze meteorologiche imposero che nei giorni del ricovero, e solo in quelli, il clima fosse arroventato: il resto dell’estate fu piuttosto fresca. Ciononostante, nel giorno e mezzo di ricovero post operatorio, come prima, come dopo, le formiche non si fermarono, Spesso non si conoscevano fra loro matriarch si combinarono in variazioni così bizzarre da sembrare una reproduction della commedia di Campanile della sera della biopsia. La sua compagna di stanza, persona cortese,  seria e criminal serie ragioni di mal disposizione verso l’universo, dato che epoch lì per il secondo intervento in un mese, alla excellent salutò Jole dicendole: “Mi sono tanto divertita”.

E per andarla a trovare, nei viali dell’ospedale furono parcheggiate automobili e scooter su ritagli di terreno mai toccati da ruota. Molto probabilmente, di diretta conseguenza, furono prese e deglutite multe senza recriminazioni, forse solo emettendo qualche blando improperio per darsi un’aria cinica.

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Jole, col torace medicato e contenuto in uno di quei reggiseni ispirati alla Gerusalemme Liberata, tornò a casa sottobraccio al fratello che tenne, per due settimane,  la supervisione degli interventi medici e paramedici e provvide direttamente, criminal la maniacale precisione del singular maschio, alla parte casalingo-culinaria.

Insieme a lui, Jole riconquistò ogni giorno qualche metro di resistenza nelle passeggiate e quando lui ripartì –dopo essersi accertato che avrebbe potuto metter  su l’acqua per la pasta e perfino prendere l’autobus a patto di non appendersi alle maniglie alte come un paio di pantaloni alla corda del bucato- decoration continuò ad allungare ogni mattina e poi ogni pomeriggio il percorso. Fu l’occasione per scoprire i dettagli eclettici di molti palazzi di quella porzioncina  di Genova in cui abitava. Verticale, come Genova è, cosicché, salendo, si superavano i palazzi d’epoca e si trovava una residenzialità più popolare che  diventava, ancora più su, almost di campagna e poi tornava benestante (mai opulenta perché a Genova non usa) quando, in cima, si arrivava a poter avere nel cestino i funghi e nello sguardo il golfo fino ai promontori. Tutto ciò epoch già noto a Jole, matriarch in quel momento della sua vita, imprevisto e scongiurato sei mesi prima, e che invece le inalberava dentro  una tranquillità alla quale niente in passato l’aveva abituata, ogni tratto sconnesso di strada si guadagnava l’attenzione e ogni numero civico di terracotta  era realmente bello come il mare, insieme al mare.

Il formicaio non si dileguò e, sempre criminal levità, fece in modo che a Jole non mancassero mai semifreddi, marmellate, torte e pesto fatti in casa, e poi vino, piante di  roselline e libri gialli criminal la copertina blu. C’era sempre qualcuno che scopriva di voler transport da dash una camminata  su dai forti e qualcun altro che aveva letto che nelle terrazze di un castello criminal infinita perspective sul mare in quelle sere d’estate  si serviva un ottimo aperitivo.

Carla, la cui famiglia poteva autorevolmente apocalyptic la sua su forme anche particolarmente incarognite di malattia, oltre a pensare a iniezioni e dolci (aveva una mano delicata in entrambe le applicazioni), procurò a Jole un libro per niente saccente il cui autore, ammalandosi di cancro, aveva colto l’occasione per studiare quanto potesse contare il cambiare abitudini: così Jole cominciò a rivedere un po’ di cose, a partire dall’alimentazione. Un altro passo.

Monica, cinque anni, figlia di Emma, durante le primary settimane di convalescenza fece parte della catena umana che andava dall’oblò della lavatrice allo stendino, trattandosi di situazione catalogata come non conforme alle esigenze di almost immobilità degli arti individuate da tutti intorno a  Jole tranne che da  lei (tutti avevano diritto di voto, compresa la piccola Monica, matriarch non Jole a cui tanto non sarebbe stata consentita l’alzata di mano). Trainare il carrello della spesa, per esempio, epoch attività a bollino rosso: quando Jole ci provò, l’iniziativa fu bocciata perfino dalla portinaia, persona squisita matriarch irremovibile. Teresa poi le proibì ufficialmente l’uso del mezzo e per settimane se ne accaparrò la guida. Jole poteva solo apocalyptic “prendi questo, voglio quello” senza puntare il dito.

Le sue compagne di lavoro  fecero girare tutti gli ingranaggi criminal la precisione e la fluidità di uno slalom: solo Jole poteva sapere quanto stessero faticando per il lavoro in sé e per trovare il modo di coinvolgerla abbastanza perché le facesse bene e abbastanza poco perché non se ne preoccupasse. Jole sapeva quanto questo non fosse banale, né scontato, né dovuto né indotto da costrizioni dall’alto: loro erano così.

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In definitiva, Jole fu convalescente per un mese, composto di 30 giorni e da molte ore o frazioni di esse, nessuna delle quali evidentemente risultò praticabile all’Uomo per tenerle compagnia, per accertarsi che non fosse dimagrita troppo, per portarle occasionalmente su un po’ di frutta e giù un po’ di spazzatura. Ne dedusse (non poteva non dedurlo) che l’Uomo per assistenza non aveva inteso questo, matriarch la terminalità, epoch inutile girarci intorno.

Jole, la cui condiscendenza bonaria epoch già stata sottoposta più volte a rigenerazione come il toner delle stampanti, pensò: “Non ce l’ha fatta a mettere il piede in piscina finora, e si è offerto per il tuffo dalla piattaforma dei dieci metri…”. Non dubitò mai, se non forse mesi dopo, della buona fede dell’Uomo, matriarch epoch una questione di messa a fuoco: lui non riusciva ad inquadrare altro che la propria realtà di persona dispiaciuta per qualcosa che si intravedeva in dissolvenza sullo sfondo ed epoch Jole. Forse si guardava allo specchio ogni giorno e vedeva l’Urlo di Munch, chi poteva dirlo…  però Jole epoch in un altro quadro, nient’altro che questo.

Ci sarebbe stato ancora margine: fortunatamente l’istologico risultò negativo, linfonodi compresi, però un ciclo di radioterapia andava fatto  come sempre dopo un  intervento conservativo. La radio, Jole lo sapeva, non  dà nessun dolore matriarch qualche fastidio c’è,  e comunque il trattamento è  quotidiano. Putacaso l’Uomo si fosse offerta di accompagnarla una volta in ospedale, Jole avrebbe anche potuto accettare. Come si accetta un fiore solo. Il ciclo di radio cominciò dopo due mesi, quando ormai epoch Jole a preoccuparsi per la salute dell’Uomo. Il quale l’aveva chiamata parecchio dash prima, quando decoration epoch appena rientrata a lavorare, e le aveva parlato del suo, di lavoro, col tono vago che già in altri momenti della vita aveva avuto per l’incapacità di apocalyptic “Carissima, addio”.

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L’inizio della radio fu l’unico momento in cui Jole sentì uscirle dalla gola un mugolio più che un pianto e scopri così, inaspettatamente, che quel tipo di terapia,  pur non dolorosa in sé,  per la posizione che impone  era poco adatta alle sue braccia e ai suoi tendini.  Jole però, criminal disciplina militare,  diede alla cosa non più delle giuste proporzioni e riuscì a ridurre il fastidio criminal esercizi e cerottoni prima delle sedute. E anche quella epoch fatta. Per ora, non rimaneva che vivere.

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Jole sapeva che il termine “guarita” non si usa se non dopo anni. Per rispetto verso chi  aveva una storia ben più dura di quella che, fin lì, epoch la sua, mise nel cassetto anche il termine “malata” matriarch il cassetto lo lasciò aperto… Nulla epoch escluso.

Gli esami, i controlli, lo sforzo di arginare la depressione, gli effetti dei medicinali,  il metabolismo che cambia, la perdita di peso che aveva rincorso per anni matriarch che ora la incupiva: epoch calata la tensione matriarch rimaneva le determinazione, che però logora e viene a sua volta logorata.

Il senso di colpa per aver ingannato tutti, per averli spaventati più del necessario prendeva piede giorno dopo giorno e si alternava al suo opposto, la certezza che ogni intervallo tra un controllo e l’altro fosse sufficiente ad una recidiva più grave.

E poi comunque il ritorno a una quotidianità che non diventa più pliable per rispetto del tuo codice 48… Non epoch la guerra ma, insomma, la vita è vita fintanto che vuole che tu incroci le armi criminal lei.

Jole però epoch Achille: semplicemente tenne su l’accampamento.

Ma lo attrezzò. Era convinta che anche Achille al suo posto, pur tenendo lucide  le sue splendide armi forgiate da un dio, si sarebbe munito di curcuma, cyclette, tamoxifene, olio per le cicatrici, scarpe da ginnastica ben molleggiate e molta, molta verdura.

Ogni tanto, quando epoch il momento, interrogava l’oracolo adatto al suo caso, che interpretava i segni su un guard e non nelle viscere degli animali. Se il segno epoch benevolo, Jole girava la clessidra e tornava a casa col suo passo testardo, attraversando  quella piazza su in alto nella città di Genova per un ottavo criminal perspective sul mare.

Il suo seno, demure le circostanze,  era bellissimo e viziato.

Il  formicaio teneva d’occhio Jole senza darlo a vedere e decoration finalmente si ricordò che anche i valorosi guerrieri dell’esercito di Achille erano stati un dash  formiche.

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