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Il Museo Archeologico da toccare con mano ea portata di click

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di Silvia Franzoni

Toccare con mano una statuetta in terracotta, così come deve averla toccata circa 2500 anni fa chi l’ha deposta nella tomba della necropoli di Valle Pega (Spina), è stato fino ad oggi un lavoro di immaginazione: la fantasia si è sempre dovuta infrangere contro la teca del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara che conserva il reperto in via XX Settembre. Ma c’è un progetto dell’associazione parmense 3D Lab che toglie dal piedistallo la statuetta e la consegna direttamente in mano al visitatore – nella sua fedele riproduzione in ceramica, si intende.

Tra i vincitori del bando Incredibol!2014, il progetto 3D ArcheoLab propone soluzioni tecnologiche low-cost per migliorare la fruibilità delle collezioni museali. In Italia, dei 4588 siti che compongono la rete museale del Paese, solo l’1,7% è attrezzato con percorsi tattili per ciechi e ipovedenti: un gap enorme che l’associazione parmense suggerisce di colmare con la modellazione, il rilievo e la stampa tridimensionale.

“Toccare un oggetto piace a tutti, ma è anche un modo di conoscerlo e vederlo per la prima volta, da nuovi punti di vista”: presenta così Giulio Bigliardi, presidente 3D Lab, il progetto che da un anno e mezzo lega il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara al Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto. Sì, perché proprio in questi due siti – e grazie alla collaborazione di Paola Desantis, oggi direttore del Museo ferrarese ma direttore a Marzabotto fino al 2015 –  gli archeologi e architetti di 3D Lab hanno potuto sviluppare le idee sovvenzionate dal bando bolognese: riproduzioni in 3D, schede tattili, una App di realtà aumentata e la creazione di un portale – il primo – per rendere fruibili i modelli tridimensionali realizzati.

Visitando uno al giorno, e già questo sarebbe un’impresa, tutti i Musei del Paese ci si impiegherebbe circa 13 anni; ora potrebbero essere a portata di click. “Non vogliamo sostituire la visita al museo – continua Bigliardi – ma il nostro progetto collaborativo 3D Virtual Museum mette online (a questo indirizzo: www.3d-virtualmuseum.it), gratis, per tutti, una selezione delle opere conservate nei musei aderenti, si apre a chiunque voglia contribuire e per alcune offre la possibilità di scaricare il modello per la stampa 3D”. Ad oggi sono 216 i reperti, dalle sculture ai monumenti, inseriti – e mappati – nel portale; a fine anno arriveranno a 250 ma, potenzialmente, potrebbero presto essere tutti quelli presenti fisicamente nelle teche d’Italia. Da questa mattina, poi, sono consultabili anche le 14 opere del Museo ferrarese – crateri, maschere, ciotole e statuette etrusche – selezionate per i rilievi: le si può guardare da ogni angolazione, lo si può fare seduti al computer o dallo schermo del proprio smartphone.

“E’ qualcosa di quasi rivoluzionario – evidenzia il direttore Desantis – se solo si pensa che prima per replicare gli oggetti bisognava ottenere il permesso ministeriale per fare il calco”: ora le metodologie sono molto meno invasive e basta lasciare che sia la macchina fotografica – “l’unico permesso è quello per il diritto d’immagine” – o lo scanner ad acquisire i dati per la riproduzione. L’applicazione che i replicati possono avere sono moltissime: dai già citati percorsi tattili – “per raccontare, in altri modi, ciò che i Musei già raccontano attraverso le normali vetrine, integrando strumenti diversi” – agli scopi didattici.

È la scuola il prossimo destinatario del progetto 3D ArcheoLab, che già da tempo organizza laboratori con i più piccoli per sensibilizzarli al patrimonio culturale: “crediamo che la fruizione attiva dei giovani, più avvezzi alla tecnologia che ai Musei, sia fondamentale”, spiega Bigliardi. E così, ad esempio, nel sito archeologico di Veleia Romana il percorso per le scuole primarie si organizza attorno ai contenuti presenti nello stesso portale: “si deve ricostruire la mappa del sito completando il puzzle su cui è stampata grazie al laser, si devono posizionare su questa i modelli 3D dei reperti e un Qr Code permette poi di raggiungere una scheda informativa sullo stesso portale”. Insomma, un museo per tutti, a portata – letteralmente – di mano.

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