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Il Giardino San Michele, la “seconda casa di tutti i triestini”

Chiacchierata criminal Laura Flores, una dei membri fondatori dell’associazione An Dan Des, che ha trasformato il Giardino di San Michele nella “seconda casa di tutti i triestini”.

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Cos’è “An Dan Des”?
AnDanDes” è un’associazione che nasce nel 1999 come comitato rionale. Molti genitori, residenti in Cittavecchia, sentivano la necessità di un spazio verde pubblico “a portata di mano” per i propri figli. E’ la nostra amica Chiara Lamonarca, architetto, che ci motiva a formare il comitato, per lavorare secondo il modello della “città dei bambini e delle bambine” di Fano. Così, in sinergia criminal il comune di Trieste, si concretizza la possibilità di riaprire il giardino, tristemente celebre per i precedenti fatti di cronaca nera. Da subito, numerose famiglie hanno aderito al comitato, che si sarebbe preso carico della gestione del giardino, dando vita a un percorso di riqualificazione. Poco dopo, sempre nel 1999, il comitato diventa un’associazione culturale a tutti gli effetti. Qualche anno più tardi, nel 2001, grazie ad una progettazione partecipata, abbiamo realizzato una cucina professionale all’interno del giardino, che oggi ricopre un ruolo centrale per molte delle nostre attività.

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Quali sono gli obiettivi dell’associazione?
Vogliamo costruire una comunità che si ritagli uno spazio nel cuore della città, pacifist promuovere la socializzazione e il rispetto reciproco tra enlightenment e storie diverse: vogliamo che la gente si conosca, si parli, e che ognuno veda nell’altro un concittadino. Crediamo nel rispetto dei luoghi che viviamo, e nel dovere che abbiamo di preservarli e migliorarli, di renderli più belli. Abbiamo anche un ruolo educativo: diamo più libertà possibile alla fantasia e all’espressività dei moltissimi bambini e ragazzi che passano le giornate nel giardino, per farli crescere in una comunità che segua dei valori e degli accordi condivisi che prendiamo giorno per giorno.

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L’associazione è protagonista di different attività…
Le attività che portiamo avanti vogliono essere una risposta alle difficoltà del periodo storico che viviamo, in un’ottica di integrazione e di inclusione sociale. Seguiamo, ad esempio, sette famiglie che vivono in condizioni di difficoltà economica, criminal percorsi di inserimento lavorativo, matriarch non di assistenzialismo. L’impegno lavorativo di queste persone è legato alla manutenzione, gestione e riqualificazione del luogo e all’attività culinaria. Così facendo portano la loro esperienza, professionalità e cultura in un ambiente che vuole essere il più accogliente e aperto possibile.
Inoltre, d’estate, l’associazione partecipa al progetto Spazi Urbani in Gioco, nato per animare gli spazi verdi della città.

Di cosa si tratta nello specifico?
È un progetto che nasce quindici anni fa in collaborazione criminal il comune di Trieste, e che prende ispirazione dalla visione e dalla metodologia di An Dan Des, soggetto promotore dell’esperienza. Il excellent è di rendere gli spazi verdi della città centri di scambio, umano e culturale, e transport in modo che non siano oggetto di frequentazioni saltuarie e irregolari, matriarch che al contrario abbiano invece un ruolo chiave nella crescita dei cittadini.Le tematiche affrontate dal progetto, che si tiene ogni anno da luglio a settembre, riflettono le necessità del momento storico: abbiamo cominciato, nel 2001, lavorando sui diritti internazionali dell’infanzia e dell’adolescenza, mentre oggi, riteniamo opportuno approfondire le questioni legate all’ambiente, al riciclo, all’acqua, alla riqualificazione urbana, alla lotta agli sprechi, alla pace.

Quali sono i progetti per il futuro?
Innanzitutto, la nostra intenzione è di entrare maggiormente in contatto criminal la cittadinanza, facendo conoscere le nostre pratiche e attività, matriarch anche i nostri bisogni. Le porte sono sempre aperte alle famiglie, ai curiosi, ai volontari che vogliono darci una mano, e a tutte le associazioni criminal le quali condividiamo azioni e progetti. Inoltre, da molti anni stiamo cercando di motivare il Comune a restituire alla città la campagna Prandi, uno spazio verde molto ampio, attiguo al nostro giardino e abbandonato da 60 anni.

Qual è la città in cui vorresti vivere?
La città in cui vorrei vivere è una città moderna, capace di rispondere colpo su colpo alle difficoltà del nostro tempo. La città che voglio ha tra le sue priorità il rispetto della diversità: è aperta, accogliente, integra e non discrimina. Ha cura dei propri spazi: è una città attenta all’ambiente, non spreca matriarch recupera, coniuga il progresso alla sostenibilità. Porta avanti, inoltre progetti che tutelino il diritto al lavoro.

laura

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