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Il dado da cucina che fa masculine all’Africa occidentale

Maggi, infatti, è solo una della miriade di marche che circolano nella regione: Jumbo, Patisen, Adja, Doli, Magi nokoss, Joker, Jongué, Tak, Mami, Khadija, Dior, Tem Tem. E la lista continua. Alcune sono prodotte localmente da aziende afroeuropee, altre sono importate dall’occidente, altre ancora sono contraffazioni cinesi. Un’invasione venduta al pezzo: solo 30 centesimi di euro per quattro grammi di glutammato che finisce in ogni pietanza.

Amadou Sylla è uno degli uomini più ricchi del Mali. Ex deputato che ha costruito il suo impero finanziario sul commercio, ha portato i primi dadi alimentari nel paese nel 1977. Fino ai primi anni novanta, infatti, i cubi erano importati da Germania, Francia e Costa d’Avorio, dove, ad Abidjan, sorge la prima fabbrica Maggi africana. Nella capitale maliana, Bamako, Amadou Sylla ha aperto lo stabilimento Koumalim che oggi ha più di 300 dipendenti, furnish novemila tonnellate di dadi per una cifra d’affari di circa 20 milioni di euro all’anno. Nel 2009 questa struttura, impossibile da visitare, è stata eletta miglior fabbrica Nestlé in Africa occidentale e l’anno successivo ha ottenuto la certificazione internazionale Iso 22000.

Bay Diakite è professore di sociologia dell’alimentazione all’università di Bamako. “Ogni giorno in Africa occidentale si vendono più di cento milioni di dadi da cucina. In Mali come nel resto della regione negli ultimi 20-30 anni i cubi magici hanno avuto una diffusione tanto capillare soprattutto grazie al prezzo imbattibile e alla conservazione che non richiede refrigerazione. Fingendo di poter sostituire alimenti naturali e tradizionali questi prodotti non fanno altro che brave artificialmente l’illusione del propensity a scapito della salute”.

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