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Il collutorio nemico della gonorrea?

Un team di ricercatori inglesi ha messo a punto una prima sperimentazione promettente per fermare la malattia sessualmente trasmissibile che sta colpendo molti giovanissimi

Il collutorio che usiamo per la pulizia della bocca potrebbe essere di aiuto contro la diffusione della gonorrea, malattia sessualmente trasmissibile che sta colpendo sempre più persone. Studi recenti hanno dimostrato che il batterio rimane nella gola per settimane o addirittura mesi senza manifestare sintomi, infettando tutte le persone con le quali si fa sesso orale non protetto.

Il batterio della gonorrea ha il suo habitat proprio nella gola, nel pene e nella vagina. I medici sono molto preoccupati dal numero crescente di contagi: nel 2014 sono stati 66.413 i casi segnalati dal Rapporto Epidemiologico Annuale del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) nei 27 Paesi dell’Unione europea, il 25% in più rispetto al 2013, pari a 20 casi ogni 100.000 abitanti. I più colpiti sono i giovani tra i 15 e i 24 anni, seguiti da quelli tra 25 e 34 anni.

Il preservativo resta il modo migliore per fermare la gonorrea, ma alcuni esperti sostengono che anche l’uso del collutorio possa essere utile. Ricercatori dell’Università di Monash hanno messo sotto osservazione 58 volontari, tutti uomini, ammalati di gonorrea. Metà di loro faceva gargarismi per un minuto con acqua e sale, mentre gli altri con un colluttorio comune, acquistato al supermercato. Dopo cinque minuti venivano analizzati, scoprendo che la carica batterica della gola era notevolmente diminuita. Ora gli esperti stanno per partire con un’altra sperimentazione che coinvolgerà molte più persone e che durerà tre mesi.

La preoccupazione è dovuta alla possibilità che l’infezione possa diventare incurabile, dopo l’apparizione della cosiddetta “super gonorrea”, un batterio resistente agli antibiotici generalmente utilizzati per trattare questa malattia. Fortunatamente al momento c’è un altro antibiotico, il cui principio attivo è il ceftriaxone, che riesce a combattarla, ma è necessario tenere alta l’allerta.

La gonorrea, conosciuta anche con il nome di “scolo” o blenorragia, molto spesso è asintomatica, soprattutto nelle donne. Negli uomini i sintomi possono comparire da due a trenta giorni dopo l’infezione e consistono soprattutto in bruciore durante l’orinazione o perdite di colore bianco, giallo o verde dal pene. A volte si segnala dolore o gonfiore ai testicoli.

La maggior parte delle donne non presenta sintomi. Se presenti, sono in genere molto lievi e difficilmente distinguibili da altre infezioni della vagina o della vescica. I sintomi iniziali sono bruciore durante l’orinazione, aumento delle secrezioni vaginali e perdite di sangue tra un ciclo mestruale e l’altro. Nelle donne l’infezione può avere serie complicazioni, indipendentemente dalla gravità dei sintomi.

Le infezioni rettali sono in genere asintomatiche, ma possono manifestarsi, sia nell’uomo sia nella donna, con perdite, prurito anale, irritazione, sanguinamento o dolorosi movimenti intestinali. La diffusa assenza di sintomi tra le persone infette rende più complicata la diagnosi e più facile il contagio.

Se non trattata, la gonorrea può avere conseguenze gravi e permanenti. Nelle donne può causare la malattia infiammatoria delle pelvi (pelvic inflammatory disease, Pid), un’infezione del tratto genitale superiore che può provocare febbre, dolore addominale, ascessi interni e dolori pelvici cronici. L’infiammazione può danneggiare le tube di Falloppio, causando infertilità, e aumentare il rischio di gravidanza extrauterina.

L’epididimite, invece, è una delle complicazione tipiche dell’uomo. Si tratta di un’infiammazione che può essere dolorosa e che se non trattata può portare alla sterilità.

Per la diagnosi è necessario ricorrere agli esami di laboratorio, come l’esame microscopico dopo colorazione con Gram, la coltura (entro pochi minuti dal prelievo, altrimenti massimo 2 ore dopo). La diagnosi è solitamente più facile negli uomini che nelle donne. I campioni da analizzare vengono prelevati con dei tamponi da cervice, uretra, retto o faringe, cioè le parti del corpo infettate più di frequente. La gonorrea alla cervice o all’uretra può essere diagnosticata anche attraverso campioni di urina.

Francesco Bianco

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