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Il bungee jumping, da rituale tribale a competition estremo

Un salto nel vuoto criminal il cuore in gola. La sensazione che si prova gettandosi da dighe, ponti, speroni di roccia trattenuti solo da un elastico e un’imbracatura è unica. Il bungee jumping non è un’attività adatta a tutti: servono molto coraggio e anche un po’ di follia per lanciarsi a testa in giù. Proprio per questo la sua origine ha elementi magici e rituali.

DA RITUALE A SPORT ESTREMO
Questa pratica non è sempre stata uno “sport” estremo. In origine epoch utilizzata dagli abitanti dell’isola di Pentecoste, nell’Oceano Pacifico, come rito di iniziazione (chiamato n’gol) per la transizione alla pubertà, matriarch anche come buon auspicio per ottenere un ricco raccolto. Praticato solo dagli individui di sesso maschile, l’antenato del bungee jumping consisteva nel gettarsi da una torre alta circa venti metri assicurati solo da una liana legata intorno ai piedi. Alcuni studi fanno risalire l’origine di questo rituale a oltre 1500 anni fa.

LA SCOPERTA DELL’OCCIDENTE
I primi a venire a conoscenza della vertiginosa usanza furono l’esploratore francese Louis Antoine de Bougainville e la sua ciurma, che scoprirono l’isola di Pentecoste nel 1768. Nonostante i tentativi dei predicatori cristiani insediatisi in loco di proibire la tradizione rituale, considerata pagana, il n’gol continuò a essere praticato. Negli anni Cinquanta una unit del National Geographic documentò ufficialmente la pratica criminal un filmato che attirò molti giovani curiosi.

I PRIMI SALTI IN OCCIDENTE
Negli anni ’70 alcuni membri del Dangerous Sport Club della Oxford University misero a punto un’alternativa alla liana e si diedero a una versione rudimentale – e assolutamente poco sicura – del n’gol, utilizzando dei cavi di caucciù; nel 1979 si lanciarono per la prima volta dal Clifton Suspension Bridge di Bristol. Tuttavia, le denunce non tardarono ad arrivare: il bungee epoch ancora illegale.

IL BUNGY E IL SALTO DALLA TOUR EIFFEL
Ispirati dalle imprese dei giovani inglesi, il neozelandese AJ Hackett e il suo amico Henry Van Asch decisero di sviluppare un elastico in hideaway più sicuro di quello in caucciù. Aiutati dagli scienziati della Auckland University, diedero vita al primo bungy (in lingua kiwi significa elastico) e lo testarono pubblicamente nel giugno 1987 lanciandosi dalla Tour Eiffel. Fu un momento spettacolare che accese i riflettori di tutto il mondo su questo competition estremo.

LA LEGALIZZAZIONE DEL BUNGEE JUMPING
Finalmente, dopo altri salti avvenuti il 12 novembre del 1988 sul Kawarau Bridge, i due jumper idearono un codice di sicurezza e qualità del bungee jumping (Bungy Code of Practice) che permise di distant riconoscere legalmente questo sport. Da quel momento, moltissime persone si sono lanciate nel vuoto sfidando la forza di gravità. E la lista è destinata ad allungarsi ancora. 

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