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I viaggi infernali delle navi stalla

Ogni giorno nel mondo vengono movimentate milioni di tonnellate di merci di ogni genere, che si spostano da una parte all’altra del globo, ma non tutte sono cose inanimate. Per terra e per mare viaggiano anche milioni di animali vivi, la maggior parte dei quali destinati al consumo per l’alimentazione umana. In pratica vengono spediti da una nazione all’altra, vivi a bordo delle navi stalla, per essere successivamente macellati e finire nei banchi frigoriferi dei supermercati oppure sui quelli dei mercati o delle bancarelle, a seconda dei paesi di destinazione, della loro situazione economica, del momento presente della loro storia. Viviamo tutti nel XXI secolo, ma non tutti lo facciamo, per fortuna, nello stesso modo: se così fosse infatti non ci sarebbero risorse per tutti, con le attuali modalità produttive e le tipologie di scambio.

Richiesta di carne sempre in crescita

L’industria della carne si è decisamente allontanata sempre più dall’essere una produzione agricola, che segua criteri non esasperati e non incentrati unicamente sul profitto, evolvendosi in una sorta di mostro, capace di causare molteplici danni ambientali a livello planetario e molta sofferenza agli animali che, loro malgrado, sono coinvolti nel processo produttivo di carni a basso costo. Il prezzo è diventato l’unico vero punto di riferimento: più è basso e più aumentano i consumi ma nel contempo aumentano le sofferenze degli animali e diminuiscono i pochi diritti reali di quelli definiti da reddito. L’allevamento intensivo o estensivo degli animali sta infatti creando una serie di problematiche che, molto presto, non potranno che essere viste come un problema ineludibile con il quale confrontarsi: inquinamento, consumo di acqua e di suolo, uso spropositato di proteine vegetali per essere convertite in un quantitativo assai inferiore di proteine animali. Già queste poche enunciazioni sono sufficienti a far capire le problematiche che derivano da una richiesta di carne in costante aumento.

Il business dell’Australia

A questo però bisogna aggiungere il costo in sofferenza che l’eccessivo consumo di carne provoca agli animali, per ragioni legate esclusivamente al profitto di chi alleva, importa, commercia animali, destinati a diventare carne per alimentazione umana e non soltanto. Per capire la dimensione della questione e le problematiche che ne derivano si può partire dall’Australia: da quel continente partono ogni giorno decine di navi stalla dove viaggiano stipati migliaia di animali. Si tratta in gran parte ovini ma non soltanto, destinati a essere venduti nei paesi del medio e estremo Oriente, dove arrivano dopo viaggi interminabili, spesso in condizioni climatiche avverse, stremati da caldo, freddo e sete, soltanto per essere macellati all’arrivo. La sola Australia ogni anno esporta una media di 5/6 milioni di animali vivi via nave, con proteste sempre più importanti di tutte le associazioni che si occupano di tutelare il loro benessere. Recentemente The Guardian ha pubblicato i dati di un’inchiesta realizzata su una nave in partenza dall’Australia con a bordo 65.000 pecore e 250 bovini, che già alla partenza risultavano essere in condizioni disastrose. Questo filmato ha fatto il giro del mondo provocando le reazioni indignate non solo delle associazioni di protezione animale ma anche dell’opinione pubblica.

Cosa succede in Europa

Ma anche in Europa il trasporto di animali vivi rappresenta un problema molto grosso per le condizioni in cui vengono fatti viaggiare, con ogni condizione climatica, spesso senza rispettare i limiti di carico, i tempi di sosta e il divieto di trasportare animali feriti. La Polizia Stradale da anni sta svolgendo capillari controlli sulla rete viaria italiana, per cercare di tenere sotto controllo abusi e maltrattamenti, ma nonostante l’impegno il numero delle violazioni non sembra diminuire. Secondo i dati del Ministero della Salute, relativi all’anno 2016, i controlli effettuati congiuntamente da personale veterinario e dalla Polizia Stradale, hanno portato all’ispezione di 15.788 mezzi di trasporto, che trasportavano complessivamente 10.412.253 di animali. Durante questi controlli a campione sono state riscontrate percentuali del 26,3% di mancato rispetto delle prescrizioni per l’idoneità degli animali al trasporto e il 27% di animali trasportati senza rispettare lo spazio minimo, l’altezza dei mezzi e la corretta compilazione dei documenti (Fonte: Ministero della Salute). In pratica questo significa che più di un quarto dei mezzi ispezionati risultava trasportare animali vivi, in difformità della legislazione che tutela il loro benessere nei trasporti. Sarebbe più corretti parlare forse di minor malessere, piuttosto che di un benessere che di fatto risulta irraggiungibile.

Verso un trattamento più etico

Questi dati fanno capire quanto sia importante che vengano prese decisioni, sollecitate da tempo, per arrivare a ridurre il tempo massimo di trasporto degli animali a 8 ore complessive di viaggio, avendo come obiettivo, in un lasso di tempo che deve essere breve, quello di eliminare il trasporto degli animali da macello, obbligando che le operazioni di abbattimento avvengano nel primo macello raggiungibile rispetto al punto di allevamento.

Da anni l’associazione CIWF – Compassion in World Farming, si sta battendo, unitamente a altre associazioni nazionali e internazionali e attraverso i gruppi che operano presso il parlamento europeo, per ottenere una variazione della legislazione vigente, caldeggiata anche dalle organizzazioni dei veterinari. In Italia alla campagna promossa da CIWF hanno aderito le maggiori associazioni di tutela come ENPA e LAV.

Ora, dopo anni di pressioni e dopo decine di inchieste, che hanno dimostrato le inaccettabili condizioni di viaggio degli animali, è davvero tempo che si attivi la politica, con nuove leggi che dimostrino in modo concreto la volontà di tutelare realmente gli animali dalla sofferenza.

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