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I ricordi d’infanzia di D’Angelo: «Quella fuitina che mi cambiò la…

Papà faceva il calzolaio a San Pietro a Patierno – ‘o quartiere r’ ‘e scarpari – e lavorava fino a tarda sera, per cercare di mettere insieme il necessario a mandare avanti la famiglia: sei figli e una moglie talmente abile nella gestione dell’economia domestica da riuscire a andare incontro alle esigenze di tutti anche con quattro soldi. Soldi che però non bastavano comunque, ragion per cui ognuno doveva darsi da fare per cercare di arrotondare il bilancio familiare.

Gaetano D’Angelo, detto Nino, gracile e bassino, il caschetto biondo per eccellenza, finì a vendere gelati alla stazione centrale, mentre in cuor suo coltivava la passione di diventare cantante.
 

Già allora?
«Il mio grande amore fin da bambino.

Gli altri giocavano con i soldatini; anzi, con le pistole, perché costavano ‘e meno. Io invece ascoltavo Mario Merola e Sergio Bruni.

E il nonno mi faceva cantare le canzoni di Giacomo Rondinella seduto sulle sue gambe».

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