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I paradisi dove ritirarsi dopo la pensione

L’Inps si dia pace. Svernare al caldo e in Paesi meno cari è una tendenza mondiale da molto tempo. Il fenomeno dei pensionati italiani che si trasferiscono all’estero (appena 16.420 negli ultimi 5 anni, ma un trend in crescita del 64% nel 2014) per fare quadrare i conti del magro assegno Inps arriva da buon ultimo. Lo fanno da decenni milioni di anziani tedeschi, olandesi, inglesi, scandinavi, australiani, giapponesi, canadesi e statunitensi. Lo fa soprattutto chi è abituato a viaggiare per lavoro o per diporto, chi ha dimestichezza con lingue straniere e costumi diversi. In Nord America viene pubblicata fin dal 1979 la rivista International Living, mirata a chi vuole trasferirsi all’estero per una stagione o per consumare più piacevolmente l’ultimo periodo della vita. Il magazine stila ogni anno la classifica dei 25 Paesi più convenienti confrontando spesa per acquisto o affitto d’immobili, benefici fiscali, costo della vita, burocrazia, cultura e divertimento, sistema sanitario, infrastrutture e clima. E diversi governi – dalla Thailandia al Portogallo, fino al Marocco e a buona parte dell’America Latina – hanno adottato politiche migratorie adeguate ad accogliere i «ricchi vecchietti» del Primo Mondo. 

 

 

RISPARMIO E DIVERTIMENTO
 

La Thailandia, ad esempio, è al 10° posto ma è considerato il Paese col miglior rapporto qualità-prezzo del mondo e ha un visto No Immigrant O per pensionati che permette di risiedere ai maggiori di 50 anni con fedina penale pulita, assenza certificata di malattie infettive e conto bancario di minimo 20.000 euro; col certificato di matrimonio il diritto è esteso al coniuge. E a Bangkok il sistema fiscale è molto conveniente. L’Italia, sogno dei pensionati americani, la segue all’11° posto, perché – nonostante sia abbastanza cara – è tra i 5 Paesi più divertenti al mondo (chi l’avrebbe detto?), ha ottime infrastrutture e un buon sistema sanitario. Ma la meta più conveniente è l’Ecuador, molto economico con sistema sanitario e infrastrutture discrete, ma per noi un po’ triste. Le destinazioni preferite dai nostri pensionati sono Brasile, Spagna e Portogallo. Mentre Marocco e Tunisia sono meno attraenti che in passato dopo gli attentati antioccidentali di Tunisi.  

 

Il Brasile, 16° in graduatoria, è reso più accessibile dal crollo del real (dimezzato in 2 anni), ha un visto permanente per maggiori di 50 anni, ma prevede un assegno di minimo 6000 real (1415 euro) e il trasferimento dello stesso in Brasile; a chi vuole svernare per tre mesi serve però solo passaporto e volo andata e ritorno. Altro grande amore degli italiani è la Spagna, al 6° posto, con un sistema fiscale un po’ più conveniente e una destinazione duty free come le Canarie, dove il mite clima invernale si somma a un basso costo della vita.  

 

La Mecca dei nostri pensionati sta però diventando il Portogallo, perché una legge acchiappa vecchietti prevede per chi ha lo status di «residente non abituale» (almeno 183 giorni trascorsi nel Paese) dieci anni d’esenzione dalle tasse: chi si trasferisce a Lisbona incassa la pensione al lordo, vantaggio che si somma a un costo della vita di circa la metà dell’Italia (10 euro per un pasto di pesce fresco al ristorante, 300 euro al mese d’affitto per un bilocale sul mare). Oltre alle affinità culturali e linguistiche, Spagna e Portogallo hanno il vantaggio della copertura sanitaria. Mentre chi opta per vivere fuori d’Europa deve fare una polizza assicurativa, in Thailandia ad esempio costa circa 1000 euro l’anno. 


 



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