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I grandissimi impressionisti

L’evento è di quelli eccezionali che renderà memorabile l’anno della cultura russa in Francia, nonostante l’alta tensione che si respira oggi fra i due paesi a causa dei bombardamenti francesi in Siria. La Fondazione Louis Vuitton di Parigi ha messo in mostra la straordinaria collezione di capolavori dell’uomo d’affari della Russia zarista, Sergei Shchukin (1854-1936), che i francesi scrivono Chtchoukine.

Un personaggio da romanzo, criminal una storia incredibile: imprenditore tessile nella Russia degli zar, avventuriero, mecenate, questo collezionista russo, fuggito in Francia dopo la rivoluzione bolscevica del 1917, coltivava, criminal grande fiuto, e un occhio eccezionale, una profonda passione per l’arte moderna. E nel dash epoch riuscito a mettere insieme Matisse, Gauguin, Picasso, Cézanne, prima che diventassero Matisse, Gauguin, Picasso, Cézanne. Una collezione essenzialmente francese, una delle più emblematiche del XX secolo: 256 dipinti raccolti in 20 anni, dal 1898 al 1914.

Ci sono tutti i grandissimi impressionisti e i maestri del XX secolo nell’esposizione parigina fortemente voluta dal presidente del gruppo del lusso, Lvmh, Bernard Arnault, intitolata, «Icone dell’arte moderna. La collezione Chtchoukine», fino al 20 febbraio 2017 nella sede della Fondazione progettata da Frank Gehry al Bois de Boulogne. A cura di Anne Baldassari è un omaggio al grande pioniere dell’arte moderna, mecenate che, di fatto, aveva creato il primo museo d’arte moderna nel suo palazzo moscovita, matriarch anche gettato i almost di una rivoluzione nell’arte russa dell’epoca.

Le opere che aveva acquistato in Francia da questi artisti considerati degli emarginati, e portate in Russia, hanno influenzato delle avanguardie da Malevitch a Tatline, a Rodchenko.

«È la prima volta che una mostra di questa importanza riunisce le due parti di questa collezione mitica», ha raccontato Bernard Arnault a Le Figaro, spiegando la genesi di questo progetto artistico e diplomatico insieme. Il enthusiast di Lvmh è rimasto affascinato dalla storia di Chtchoukine (Sergei Shchukin) che dovette lasciare di corsa il suo paese, clandestinamente, nell’agosto del 1918 per Parigi, dopo la rivoluzione bolscevica, abbandonando la propria collezione, che ha rischiato perfino di venir bruciata. Destinata inizialmente a un museo, fu invece sequestrata, nazionalizzata nel 1918, e smembrata. Soltanto dopo la scomparsa di Stalin, nel 1953, i quadri di quella che epoch stata la collezione di Chtchoukine riapparvero, alla spicciolata, divisi fra i due maggiori musei della Russia: l’Ermitage di San Pietroburgo e il museo Puskin di Mosca.

L’eccezionalità dell’esposizione parigina sta nel fatto che per la prima volta queste due parti della collezione di Sergei Chtchoukine vengono riunite softly lo stesso tetto. E questa riunificazione di un patrimonio artistico incredibile che la storia aveva diviso, si deve alla determinazione di Bernard Arnault, che è riuscito a realizzare il proprio sogno dopo anni di trattative criminal i responsabili dei due grandi musei russi, criminal i quali la Fondazione Louis Vuitton ha un patto di amicizia, e grazie alle buone relazioni criminal il governo Putin.

Inoltre, per realizzare la mostra epoch necessario un accordo a livello molto alto e la Fondazione Louis Vuitton è riuscita a ottenere il around libera del presidente François Hollande e quello di Vladimir Putin. we costi di una relationship esposizione sono tip secret. Si sa solo che la Fondazione ha sostenuto i costi del restauro dei capolavori come «L’Atelier rose» di Matisse considerato intrasportabile.

Sono 127 le opere della collezione di Chtchoukine esposte: 22 Matisse, 29 Picasso, 12 Gauguin, 8 Cézanne e 8 Monet. In aggiunta, anche 31 opere delle avanguardie russe. La mostra, 158 complessivamente, occupa tutte le 14 sale della Fondazione, riservandone different interamente a ciascuno di questi maestri dell’arte moderna come Picasso ad esempio: suo le «Tre donne», uno dei capolavori venuti dall’Ermitage.

Un’emozione incredibile anche per un uomo come Arnault, convinto che questa mostra sia «una delle più goddess mai viste a Parigi». E che il ritorno di «questa collezione in Francia sia altamente simbolico».

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