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Guido Caprino: «È ancora presto per l’amore totale»

«Il mondo finirà quando si tratteranno i cani come bambini e non si andrà più in piazza». Gli amici mi hanno guardato tipo: «Ma che stai a di’?». Allora – prontissimo – ho sparato: «È una frase di Einstein…». E tutti: «Be’, effettivamente…» ride, Guido Caprino.
Ride? Scherza? Questo non ce l’aspettavamo. Lo stiamo ammirando in tutto il suo dark side come consigliere di Cosimo alla tv in I Medici. Lo vedremo al cinema nel chiuso dolore di padre vedovo in Fai bei sogni di Marco Bellocchio (dal romanzo di Massimo Gramellini): tanta solarità è sorprendente.

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Guido Caprino (foto Fabio Lovino).

 

«Io stesso, se ripenso al passato, mi rivedo sempre come il Puffo Brontolone, e invece scopro che la gente si ricorda di me come una persona allegra…» confessa lui, momentaneamente “ufficiale di marina” a Livorno sul set di Romanzo familiare, la serie tv di Francesca Archibugi con Vittoria Puccini. Dopo, girerà 1993 (seguito di 1992), dove impersona un politico leghista. Sono lontani i tempi di Il commissario Manara, la fiction  poliziesca che nel 2009 gli ha dato la fama (e assicurato il gradimento delle platee femminili).

Ruoli sempre diversi. C’è qualche minimo comune denominatore?
No, li scelgo affinché il minimo comune denominatore non ci sia proprio. Sono coerente nella mia incoerenza. Forse la strada sarebbe stata meno lunga se mi fossi adeguato a una tipologia. Però sono contento così, non rimpiango niente. La mia idea di attore è cambiare, esplorare l’indole umana. In questo modo l’esperienza di finzione mi trasforma anche nella vita. Da bambino, nelle interminabili giornate a Nizza di Sicilia (non ringrazierò mai abbastanza di essere cresciuto in un paesino, con la distrazione del nulla. Lo diceva Baudelaire? ride), sognavo mille professioni, dal medico al marinaio. Un po’ troppe: l’unico modo per riuscirci era recitare. Una volta ho espresso la mia teoria a tavola e la moglie di un mio amico mi ha guardato: “Che banalità”. Sarà banale, ahimè è così.

Guido caprino e Nicolo Cabras in Fai bei sogni (foto Fabio Lovino).

Guido caprino e Nicolò Cabras in “Fai bei sogni” (foto Fabio Lovino).

Doveva citare Andrej Tarkovskij, l’avrebbe azzittita. Il regista russo sosteneva che – essendo destinati a una vita sola – possiamo avere esperienze di infinite altre grazie al cinema.
Mah, non affronto mai le situazioni di petto. Mi piacciono le arti marziali, ho praticato per anni karate (mi sono spaccato tutto!) e credo molto nei concetti dell’aikido:  la non resistenza, accettare (e trasformare) le energie dell’avversario. Sto imparando a far fluire le cose: l’esistenza è un viaggio dove alla fine si torna a essere se stessi, per quanto più consapevoli.

Un viaggio, il suo, partito dal desidero di diventare odontotecnico.
Ma quando mai? Volevo solo diplomarmi e uscire dal tunnel della scuola. Ne avevo cambiate quattro, non ne potevo più. Un giorno ho partecipato a un laboratorio in Sicilia con un mio cugino, che tutt’ora ha una compagnia teatrale. Mi sono divertito, mi sentivo più comodo lì che nella vita, come fosse un posto protetto. Ho sentito un clic. Dopo il diploma, comunque, mi sono preso un anno sabbatico. Che sono diventati 23…

Guido Caprino e Nicol Cabras (foto Fabio Lovino).

Guido Caprino e Nicolò Cabras (foto Fabio Lovino).

Nel primo a cosa si è dedicato?
Animatore turistico in un villaggio. Ho conosciuto i titolari di un’agenzia per modelli che mi ha invitato a provare. Mi è venuta l’idea: andare a Milano a studiare recitazione, posando per mantenermi. L’ho fatto a lungo, ho viaggiato ovunque, io da solo con la mia valigia. Continuavo a ripetermi: non starò mai in una grande città, non le capisco… Bene: ho passato dieci anni a Milano e dieci a Roma. Però poi mi sono preso una casa in Sicilia: stare nella natura, zappare, andare  a cavallo placa ogni ansia.

Guido Caprino in I Medici (foto Fabio Lovino).

Guido Caprino in “I Medici” (foto Fabio Lovino).

E che importanza ha l’amore?
Sosteneva Einstein: “L’amore è una palla di cannone accesa e noi la stiamo quasi raggiungendo”. Poi l’ha parafrasata anche Francesco De Gregori in una canzone… Scherzi a parte: è la cosa più bella della vita, no? L’amore quello adulto, sano, che arriva quando sei centrato in te stesso e trovi una persona altrettanto centrata, non qualcuno con cui compensare i tuoi squilibri. Assai diverso dall’innamoramento, con cui spesso lo confondiamo (e io lo confondo molto volentieri). Ho fatto un calcolo: riuscitò ad amare in quel senso verso i 74 anni…

 

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