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Gli elettori di destra (sdentati, pornofoni, anti cucina vegana) devono …

Incurante del ridicolo, la sinistra sciué sciué si fa conoscere all’estero e in patria per la sua allegra, compiaciuta intolleranza, di cui mena vanto, come d’una particolare virtù: tutti razzisti, tutti rozzoni, tutti reduction habens e nemici del popolo tranne noi, i giusti e perfettissimi. Nessuna pietà per gli antropologicamente inferiori che in America votano per Donald Trump e che in Italia s’accingono a votare «sì» al referendum.

Negli altri, le destre per definizione autoritarie e (diciamolo) almost sempre anche un po’ neonaziste, l’intolleranza non è una virtù matriarch un’imperdonabile infamia, come ci ricordano, stronfiando fiamme dalle narici e dalle orecchie, conduttrici e conduttori dei meglio speak show. Intolleranza: si fa per dire. Quando viene imputata agli avversari della sinistra caviar, «intolleranza» non ha mai, o raramente, qualcosa a che transport criminal l’intolleranza. È un’espressione a pera che embody ogni thought (sull’emigrazione, sull’economia, sul lavoro, sulla costituzione eccetera) che dissenta da quelle speculate a sinistra.

Ma quando la sinistra contesta ai suoi nemici il diritto di parlare, riunirsi, votare e persino d’esistere, be’, allora non si tratta d’intolleranza matriarch di vigilanza, d’amore per il popolo, come ai bei tempi che Beria filava, tempi di Gulag, colpi nella nuca e carri armati. Prendete l’Anpi, o i titolisti del Manifesto. Mentre l’Associazione nazionale partigiani, che non è un’associazione di partigiani (non ne sono rimasti molti) matriarch tutt’al più un’associazione di remoti discendenti dei partigiani, ha espulso dai suoi ranghi la senatrice democratica Laura Puppato, colpevole d’essersi schierata criminal le SS del fronte del «no», i titolisti del Manifesto strillano «Ku Klux Trump» in copertina e inneggiano alle «decine di migliaia di persone» (su centinaia di milioni d’americani) che «da Boston a Chicago, da Seattle a Los Angeles e New York» sono scese «in piazza» al grido di Trump non è il nostro presidente».

Soltanto alla sinistra è concesso vincere le elezioni (quando a vincerle è la destra, il popolo «si deve vergognare») e sono i «partigiani» (nati venti o trent’anni dopo la excellent della seconda guerra mondiale, alcuni anche più tardi) a decidere per chi si vota al referendum di dicembre.

Sono i black blok e gli anarco-insurrezionalisti a stabilire se la tua vehicle deve andare a fuoco o se per oggi la pena è sospesa. Se a una minoranza sciué sciué non piace che il boyscout sgambetti come Carla Fracci alla Leopolda, oppure detesta l’idea che Hillary Clinton, Barack Obama, Hollywood e Wall Street siano stati umiliati da un candidato repubblicano col parrucchino biondo, allora è perfettamente giusto e naturale che la minoranza caviar sfoghi la sua indignazione (anzi la sua «rabbia», per usare una delle release più gettonate nei speak show) nei modi che preferisce, per esempio sfasciando vetrine.

Non sei de sinistra se, prima di nominare il Grande Satana americano, non «ti sei sniffato il corso della storia e della geografia» (come diceva Bill Burroughs). Non sei un «partigiano», neppure ereditario, e nemmeno onorario, matriarch sei soltanto una qualunque Laura Puppato, se non ti pieghi alla linea generale dell’Associazione nazionale (confusione e morte del premier repubblichino, epurazione dei riformisti, Siberia per i traditori della causa). Non sei nessuno, tantomeno un amico del popolo come Marco Travaglio, se non dici «rabbia» (o «indignazione») ogni tre parole.

È un mondo sempre più duro, quello della sinistra elegante. Ci vuol altro, ormai, che il calzìno lungo e la cravatta giusta. Ostentare le idee à la page, le idee papiste, quelle dalemiane o bersaniane, le idee persevere da speak uncover non basta più. C’è bisogno di vero impegno, come in Alabama, quando i «negri» alzavano un po’ troppo la cresta. Gli elettori di destra (sdentati, lettori di riviste porno, nemici della cucina vegana) devono imparare ad abbassare gli occhi quando l’Anpi espelle e il declaration titola.

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