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Giuliano Razzoli, campione di sci e della cucina reggiana

VILLA MINOZZO. Anche se si tratta di un campione olimpionico che si è seduto a ristoranti di ogni livello, a svariate latitudini e con commensali di tutto il mondo, quando può Giuliano Razzoli mangia alla reggiana.

Ha un piatto che preferisce consumare?

«Ho un solo dubbio – ammette scherzosamente – perché amo i tortelli, specie quelli che prepara mia madre, ma non so mai se puntare su quelli verdi o di zucca. Se posso li abbino e li chiedo tutti e due».

Attenzione però, un atleta deve rispettare regole molto precise, osservare determinati canoni e con limiti rigorosi.

«Questo è certo e le nostre diete vengono scrupolosamente studiate e selezionate, dettate da autentici specialisti. Io mi riferivo invece a quando posso andare sul sicuro, durante le vacanze estive o nelle rare soste che vivo a casa mia».

In ritiro gli ingredienti più presenti sono verdure e frutta magari con l’appoggio di adeguati integratori, carboidrati ed altre sostanze.

«Proprio così ma i problemi cui mi riferivo non nascono solo dalla qualità ma anche dalla quantità. In certi periodi dell’anno si fa fatica a rispettare i vincoli che ci vengono imposti ma se vuoi farti trovare pronto per le gare non devi sgarrare di un millimetro. Discorso diverso per i mesi di riposo dove magari si può andare a cena con gli amici. Però sempre con giudizio».

A tavola c’è un’altra insidia: il vino. Sappiamo che ha costruito una ricca cantina ed è un cultore e collezionista.

«Si, è una passione che coltivo da tempo e nella mia raccolta ho riunito una bella serie di nettari di qualità, diversi dei quali abbastanza rari. Ne vado orgoglioso ma voglio precisare che si tratta solo di un interesse per la cultura enologica, non di consumo».

Allora non stappa mai qualche bottiglia speciale?

«Sì, ma solo in occasioni particolari collegate ai risultati agonistici od a felici eventi familiari».

Sono vini che trova durante le trasferte sciatorie?

«No, la mia serie è nata come interesse extra sportivo. Me ne occupo unicamente quando sono a riposo o godo di intervalli dagli appuntamenti sulle piste innevate».

Anche per il vinofatica ad azzeccare i migliori durante le trasferte che compie con i colleghi della Federazione Italiana sport invernali?

«Di vini buoni se ne trovano in diversi posti. Un discorso diverso va fatto per quelli ottimi».

Come la mettiamo con il Lambrusco?

«Debbo ammettere che l’evoluzione del nostro vino in questi ultimi anni è stata straordinaria e alcune aziende hanno raggiunto livelli qualitativi

sorprendenti. La cucina reggiana resta una delle migliori del mondo e può contare sul Parmigiano Reggiano. È quanto ripeto spesso ai miei compagni della Nazionale. Che mi danno ragione se assaggiano i piatti dei nostri ristoranti. Non tutti però hanno in cucina una cuoca come mia madre…».

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