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Forte Braschi, così gli 007 spiavano durante la Guerra Fredda …

ROMA – In una galleria sotterranea dell’ottocentesco Forte Braschi, il museo dell’intelligence, spicca in bella mostra un originale della Macchina Enigma, usata dall’esercito e dalla marina tedesca fino a tutta la Seconda Guerra mondiale per parlare con Tokyo e Berlino. Una fama paradossalmente dovuta al suo fallimento che ne fa una sorta di Titanic della crittografia: fu violata infatti dai servizi segreti Polacchi e poi inglesi. Accanto alla Enigma resa celebre anche da numerosi film su di lei, come The imitation game, del 2014, o Enigma, del 2001, una cravatta a pallini rossi con micro-obiettivo cucito al suo interno, macchine fotografiche minuscole (ma ancora con la pellicola), carte geografiche e goniometri per individuare le centrali trasmittenti nemiche.

MUSEO 007 PER LA PRIMA VOLTA APERTO ALLE SCUOLE
Il museo dei segreti degli 007 italiani è stato aperto oggi per la prima volta a un numero ristretto di giornalisti e a due classi dell’esclusivo liceo romano Convitto Nazionale. Prossimamente l’invito sarà rivolto a tutte le scuole. In via Ventura, numero inesistente, si trova una parete metallica alta alcuni metri di quelle usate per delimitare le zone militari. Ovunque cartelli “limite invalicabile”, e “divieto di riprese e foto”. Decine di telecamere tengono d’occhio la via. Ad un certo punto si apre un cancello. Dall’altra parte un militare fa cenno di entrare. “Parcheggi là, lasci sull’auto telefonino e ogni apparecchiatura elettronica”.

Oltre alla Macchina Enigma, nel museo è esposta anche una foto della torre aragonese di Alghero, dove si trova la sede dell’operazione Gladio, il servizio segreto parallelo nell’ambito del programma internazionale stay behind svelato negli anni Novanta.

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• L’INGRESSO NEL FORTINO DEI MISTERI D’ITALIA
Forte Braschi, benvenuti nel quartier generale dei servizi segreti che si occupa della sicurezza degli interessi italiani all’Estero. Aise in sigla. Direttore, Alberto Manenti. Forte Braschi è stata la sede storica della intelligence italiana da almeno un secolo, in particolare dal Dopoguerra: si dice che nei suoi archivi siano custoditi i documenti più segreti dei misteri della Repubblica. Sopravviverà al trasferimento delle sedi degli 007 in Piazza Dante.

È anche il bunker nel quale è allestita la sala d’emergenza in grado di ospitare il governo italiano in caso di emergenza nazionale. La sala segreta di Palazzo Chigi è dedicata (con tanto di busto in bronzo), all’ammiraglio Fulvio Martini (nome in codice Ulisse) lo storico comandante che al servizio segreto militare ha impresso una svolta. Un cambio di passo dopo gli anni della discussa strategia della tensione.

• L’ACCESSO AL BUNKER: I RIGIDI CONTROLLI 
Il fortino pullula di uomini in borghese addetti alla sicurezza, un (quasi) invisibile auricolare li radio-collega tutti a una centrale di comando. La sicurezza elettronica della base dell’intelligence 2.0 è a livelli inimmaginabili: per entrare a Forte Braschi bisogna sottoporsi a un protocollo che è facile pensare sia attentamente predisposto direttamente dal controspionaggio: bisogna lasciare nome, cognome, data e luogo di nascita (e fin qui….). Poi residenza. Quindi targa del veicolo a bordo del quale si raggiunge il sito. E infine numero di cellulare. Quali controlli vengano fatti sugli ospiti non è dato sapere. Il video operatore non può riprendere volti, può registrare solo immagini ‘autorizzate’ e voci narranti.

• “LA MIGLIOR SICUREZZA? L’AFFIDABILITÁ DEL FATTORE UMANO”
“Ma la sicurezza elettronica non garantisce al cento per cento”, ammonisce il direttore Aise Manenti. “Qualche tempo fa – ricorda – si era presentato l’amministratore delegato di un’importante società che ci aveva offerto un costosissmo impianto per il controllo elettronico. A dir suo era perfetto e forse lo era per davvero. Peccato che la segretaria si era fatta reclutare da servizi nemici e aveva passato i codici rendendo inutilizzabile l’impianto”. “Per questo – conclude Manenti – per me l’investimento migliore, in tema di 007, resta quello sulla professionalità degli agenti. Sul fattore uomo”.

• IL CAMPETTO DI CALCIO, L’AUTO DI CALIPARI, LA STELE DEGLI EROI
Subito a destra, all’ingresso, un campetto di calcio. A bordo di una navetta si raggiunge la palazzina degli uffici. All’ingresso è esposta l’auto sulla quale viaggiava Nicola Calipari il 4 marzo 2005, quando morì proteggendo col suo corpo la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, rapita a Baghdad. Sul parabrezza e sul cofano anteriore i fori dei proiettili sparati dal fuoco ‘amico’ di un posto di blocco Usa. “A futura memoria, per ricordarci dei rischi del nostro lavoro” spiegano. In una saletta, la Stele di altri eroi del servizio: oltre a Calipari, Vincenzo Li Causi (uccisi in un agguato in Somalia il 12 novembre 1993), Lorenzo D’Auria (rapito e ucciso in Afghanistan il 4 ottobre 2007), e Pietro Antonio Colazzo (Morto a Kabul i 26 febbraio 2006). 

• YOUTUBER ROMANO RECLUTATO PER LO SPOT DEGLI 007
Da quando, nel 2007, è entrata in vigore la riforma sull’intelligence italiana che prevede fra l’altro di promuovere la cultura della sicurezza presso le scuole italiane, sono stati fatti sforzi per rendere – per quanto possibile – trasparente la struttura. Qualche anno fa è stato presentato al Forum della Pa, all’Eur, lo stand dei servizi segreti. Sono stati aperti bandi pubblici sul Web per l’arruolamento degli agenti al quale si può accedere con domande via e-mail. Sono state stipulate convenzioni con l’Università. Ora, per sensibilizzare giovani e studenti sulla consapevolezza digitale (inziativa Be Aware. Be Digital finanziata dalla Presidenza del Consiglio e voluta dal direttore del Dis Alessandro Pansa), è stato realizzato un divertente spot reclutando (per così dire) il giovane youtuber romano Claudio Colica.

• NEL MUSEO CIMELI E REPERTI DELLA STORIA DEI SERVIZI SEGRETI
Il museo espone cimeli tecnologici usati dalle nostre spie in varie epoche. Dagli anni Trenta vengono sia il telefono inglese Set d mk, modificato dall’Esercito italiano per adattarlo alle linee telefoniche nazionali e usato sia a chiamata vocale che con il linguaggio morse che il modello americano EE- 8, che consentiva conversazioni telefoniche in entrambi i sensi anche a lunga distanza (fino a 25 km). Ma anche un separatore di linea Olivetti T2, utilizzato per anni nel settore delle teletrascriventi.

Nelle teche anche la macchina Hagelin, la risposta americana alle macchine crittografiche tedesche della serie Enigma, e alcune macchine microfotografiche e quindi facilmente occultabili, come la svizzera Tessina, o la tedesca Minox. Chiudono l’esposizione i reperti degli anni Settanta – Ottanta; un ricevitore radio Collins 51S-1, utilizzato in particolare nella guerra in Indocina, e usato nell’ambito del programma spaziale Apollo per le comunicazioni degli astronauti con le stazioni di terra. Il registratore audio a nastro magnetico Uher, uno dei più utilizzati per l’alta affidabilità.

• IL FORTE TRA CURIOSITÁ, RUMOR E LEGGENDE
Da sempre sui servizi segreti aleggiano leggende, girano rumor e voci, si inseguono curiosità. Anche su Forte Braschi ce ne sono. Come quella, ad esempio, che il direttore dell’Aise abbia fatto predisporre una spettacolare sala da pranzo accessibile con ascensore a vetrate, panorama su Roma, binocolo puntato sul Cupolone, nella quale ospitare i direttori dei servizi stranieri durante le colazioni di lavoro. Colazioni molto complicate da organizzare in locali pubblici vista la difficoltà di garantire la sicurezza per le strade di Roma. Lo chef – molto quotato – sarebbe specializzato nell’offrire menu che tengano conto delle abitudini culinarie e culturali degli ospiti.

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