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Fertility Day, le donne del PD di Parma: “Campagna offensiva”

La campagna informativa sulla fertilità promossa in questi giorni dal Ministero della Salute ha completamente fallito nei suoi intenti. Il proposito del Ministero era infatti quello di diffondere una corretta informazione sulla salute sessuale e riproduttiva, ma nessuno ha colto il messaggio. Non per travisamenti o disattenzione. Gli spot che abbiamo visto circolare sul web pongono l’accento sul “tempo che passa” e porta a una diminuzione della fertilità, sulla necessità per il paese di una crescita demografica, sul valore della genitorialità intesa non tanto come potenziale affettivo/educativo, ma meramente riproduttivo.

Questa campagna, inserita in un contesto, quello italiano, in cui a causa delle condizioni precarie del lavoro giovanile, della mancanza di garanzie e delle lacune nei servizi, le famiglie vengono spesso lasciate sole nella “conciliazione” fra tempi di vita e di lavoro, risulta su più fronti offensiva.

Offensiva per i giovani (le giovani in particolare), che vengono dipinte come più attente alla bellezza o alla realizzazione personale che all’eventuale procreazione, offensiva nei confronti delle donne e degli uomini che non possono avere figli, offensiva nei confronti di chi ha deciso (o ha avuto in sorte) di avere un solo figlio, offensiva nei confronti di chi vuole realizzarsi “creativamente” a livello personale e professionale a discapito di eventuali figli, offensiva nei confronti di chi si trova solo ad affrontare una quotidianità fatta delle molte difficoltà dovute alla crisi e, in aggiunta, si sente anche rimproverare la mancanza d’investimento sul futuro.

L’investimento sul futuro passa certamente dalle nuove generazioni, ma anche dal presente. Un presente in cui i tagli ai fondi per gli enti locali hanno spesso colpito i settori del welfare a sostegno delle famiglie, un presente in cui i consultori (ovvero le strutture da cui questa corretta informazione e prevenzione dovrebbe passare) sono carenti o assenti (in Lombardia sono attivi solo la metà dei consultori previsti per legge, in Friuli un terzo…), un presente dove non si fa educazione sessuale nelle scuole e dove alle giovani che entrano nel mondo del lavoro viene ancora chiesto, durante molti colloqui d’assunzione, se sono o meno intenzionate a farsi una famiglia.

In un contesto del genere è facile essere fraintesi, a maggior ragione se la “campagna informativa” non informa su quelle che saranno le opportunità di prevenzione previste dal Ministero. Ci auguriamo che questa iniziativa porti ad un’ampia riflessione e ad un investimento da parte del Ministero sulle strutture e sui servizi che quotidianamente sostengono le famiglie. E che questa campagna svilente venga immediatamente ritirata in favore di un’informazione seria e articolata sull’argomento.

Emma Iovino (segreteria provinciale PD Parma)

Anna Cagnolati (segreteria cittadina PD Parma)

Caterina Bonetti (presidente assemblea comunale PD Parma)

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