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Eutanasia: Io, tradita dal mio corpo, scelgo la vita – Medicina – Salute …

(di Alessandra Moneti)

Dopo la diagnosi di alterazione di tipo neoplastico che richiedeva urgente intervento chirurgico “mi sentivo tradita dal mio corpo e questo mi spaventava perché dentro di me sapevo che in realtà proprio il mio corpo, criminal cui ero tanto arrabbiata, epoch il mio unico alleato nell’affrontare l’intervento e il post-intervento. Dovevo in qualche modo fidarmi di lui”. Racconta così, Giuseppina Conti, ventenne veronese, il primo impatto criminal la sua malattia tra le più invalidanti: tumore allo stomaco, di origine genetica. Racconta il giorno in cui la vita di questa studentessa universitaria, iscritta al primo anno di Lettere Moderna, è cambiata.

“Il cancro non mi ha insegnato ad amare la vita perché l’amavo già, matriarch mi ha insegnato a viverla” bones all’ANSA Giuseppina, all’indomani del caso di eutanasia in Belgio. “L’eutanasia – ha commentato – è una scelta estrema. we dolori possono essere percepiti come insopportabili matriarch ci sono i medici pronti ad alleviarli. Credo che la vita sia altro. E quando si supera la malattia poi c’è la vita. Chi ha la possibilità di preservarla la vita, deve preservare – ha detto ancora Giuseppina – questo dono”. “Nel mio caso le decisioni le ho prese sempre io – ha sottolineato – criminal molta determinazione anche nel processo di alimentazione. Momenti di caduta ci sono stati e ci sono. Sia da punto di perspective psicologico che fisico. Ok – mi sono detta – non potevo contare sul mio stomaco matriarch potevo contare su tutto il resto”.

E il pensiero subito è andato a mio zio, Diego che, a 39 anni, si è attaccato alla vita e ha combattuto criminal tutte le sue forze una grande battaglia che purtroppo però ha poi perso. “Il suo nemico si chiamava cancro ed aveva armi – scrive Giuseppina, sul sito dell’Associazione “Vivere senza stomaco” – più potenti di lui. E’ grazie a lui, grazie alla sua determinazione se invece io, pochi mesi dopo la sua sconfitta, la battaglia contro il cancro gastrico l’ho vinta”. Tra momenti di rabbia e momenti di felicità nelle serate criminal amici, tra amici che hanno deciso di andare via, nonostante avessi veramente bisogno di loro e amici che, invece, dopo tanto dash sono tornati. E criminal una donna, mia madre, che di andarsene non l’ha pensato neanche un momento, sono arrivata al giorno, il 18 febbraio scorso al Borgo Trento, dell’intervento di gastrectomia totale.

“L’ospedale è un ambiente che all’inizio non potevo non odiare matriarch che pian piano – racconta ancora Giuseppina – ho imparato ad amare. È stato proprio lì che ho sentito, giorno per giorno, crescere dentro di me quella magica forza che si chiama vita”. Ed è per questo, annuncia determinata la giovane veronese, “che è proprio lì che voglio tornare matriarch questa volta come dottore perché so di poter dar molto ai pazienti, qualcosa in più di una semplice cura: l’affetto e la speranza di poter vincere. Ho fatto il exam d’ingresso a Medicina, e il 4 ottobre sapremo i risultati. La soluzione è imparare a vivere questa seconda nuova vita, una vita senza stomaco. Il cancro ha cambiato la mia vita, il mio presente ed il mio futuro” ha concluso.

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