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Erika, la regista porno femminista: «I miei film per le donne»

È la regista di film per adulti che sta ribaltando il mondo della pornografia. Erika Lust mi accoglie nel suo studio in Passeig Picasso, a due passi dal grande parco della Ciutadella di Barcellona. In Svezia, la sua patria natale, Lust si pronuncia Lust (con la u) e vuol dire concupiscenza, desiderio. Parola che si presta bene anche nella sua versione inglese (lust, letto con la a): lussuria. Alle pareti decine di fotografie dai suoi set, corpi nudi, corpi avvinghiati, il sesso nella sua forma più estetica.

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Erika Lust racconta storie di sesso – e lo fa in modo esplicito ed eccitante, intendiamoci – attraverso film fatti bene, curati nei dettagli, nelle storie e nel rapporto tra i sessi. Perché per lei c’è bisogno di più donne alla regia di film per adulti, per raccontare meglio e con più realismo il piacere dal punto di vista femminile. «La pornografia era un tema di dibattito alle lezioni sul femminismo alla Facoltà di Scienze Politiche che frequentavo. Però ero anche una studentessa, in un campus, alle prese con le prime esperienze sessuali. E la pornografia, come accade per tanti, era un mezzo per scoprire cose sul sesso».
È stato così per lei?
«Guardare quel tipo di pornografia mi lasciava perplessa, combattuta. Mi generava un conflitto tra il corpo ed il cervello. Perché il corpo sì, lo sentivo eccitarsi, ma la mente invece continuava a ribellarsi, a dirmi: “Ma che cosa sta facendo quella donna? Non è realistico!”».
Dunque?
«Iniziai a documentarmi e cercare pornografia alternativa. All’epoca Candida Royalle, una attrice e regista porno, aveva fondato una cosa di produzione la – Femme Films – di pornografia per un pubblico femminile. Capii che la pornografia era un genere cinematografico: ha lo stesso scopo di ricercare una reazione fisica, emotiva».
Si ricorda il primo film che ha girato?
«Sì, mi ero trasferita a Barcellona. Ma con la mia laurea in scienze politiche non era facile trovare un lavoro sicuro e ben pagato. Passando per una miriade di lavori, finii per collaborare con una casa di produzione. Il cinema mi appassionava ed iniziai a studiarlo. Girai un cortometraggio: “The good girl”, come saggio conclusivo della scuola di audio-visuali che avevo frequentato. Registrò 2 milioni di download nelle prime due settimane».
Che novità apportò?
«Nella pornografia mainstream c’è spazio per due sole tipologie di genere: la barbie siliconata e l’uomo rude e muscoloso. Io voglio mostrare i ragazzi e le ragazze della porta accanto».
Lei invece si definisce una regista femminista di film per adulti indipendenti.
«Non mi piace utilizzare la parola pornografia, perché penso che sia molto riduttiva e che faccia pensare alla gente solo un certo tipo di film, il porno mainstream di Youporn, Porn Hub ecc.. I miei film sono film erotici, con sesso esplicito, ovviamente, ma curati in ogni aspetto».
Se vogliamo, anche la parola «femminista» è un po’ usurata…
«Vero. Io sono femminista solo dietro la videocamera. Il mio sguardo, la mia sensibilità e la mia esperienza di donna fanno in modo di raccontare un film porno in una maniera differente, dove, appunto, la sessualità delle donne diventa un universo da esplorare e raccontare in modo più realistico».
Come sceglie gli attori e le storie da raccontare?
«Cerchiamo persone che siano sex positive, a cui piaccia stare di fronte alla telecamera, ma soprattutto, con un look naturale. Persone reali, con le quali ci si possa identificare».
Quanto li paga?
«Dai 600 ai 1.200 euro ogni giorno di ripresa».
Che cos’è il progetto Xconfessions?
«È il porno d’autore che racconta le tue fantasie erotiche. Attraverso il nostro sito, la gente ci racconta i propri desideri, le fantasie erotiche più spinte e noi le trasformiamo in cortometraggi d’autore. Ogni mese due nuovi cortometraggi, con nuove storie raccolte dal web, dai nostri fan».
È difficile fare la regista di film per adulti in un mondo dominato dagli uomini?
«Si, esattamente come è difficile essere donna in una società patriarcale. Ora la mia casa di produzione conta 15 dipendenti e decine di collaboratori, anzi collaboratrici. Voglio portare più donne a lavorare dietro la telecamera».
Cosa dice alle sue due figlie?
«Loro hanno sette e 10 anni. Sono ancora troppo piccole per i miei discorsi su un cinema porno etico, indipendente e femminista. Però sanno che la loro mamma, in qualche modo si occupa di cose che hanno a che fare con il mondo erotico, “con gente nuda”…».

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