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Edipo Re. La barca di PPP è il Marco Cavallo del mare

Ma come inizia tutto ciò? Righetti, 68 anni, psichiatra legato a Franco Basaglia e al suo «fare le cose, un passo dopo l’altro», già coinvolto nel cinema ai tempi del Si può fare con Claudio Bisio, non è un navigatore: «La barca è per me un incontro lontano nel tempo, la conoscevo perché avevo una grande amicizia con il pittore Giuseppe Zigaina, che era l’amico più caro e anche l’ispiratore di molti film di Pasolini. L’ho presa cinque anni fa perché mi spiaceva veder morire un simbolo importante, un pezzo di storia della cultura italiana», ricorda. Insomma, è un colpo di fulmine di quelli che non si possono spiegare con la ragione.

Una volta andato in pensione, per ristrutturarla Righetti ci ha messo la sua liquidazione, poi l’ha ceduta alla cooperativa sociale Impresa a rete, mentre i progetti sono gestiti dall’associazione EdipoRe, formata da ospiti e operatori del Centro don Orione di Chirignago. La volontà di Righetti è che la barca, già simbolo culturale, diventi simbolo e metafora di un grande progetto sociale, in vari settori: «È un Marco Cavallo in mare», sintetizza lui con un’immagine potente e ambiziosissima, rimandando a quel cavallo azzurro che fu simbolo dell’apertura dei manicomi e che ancora continua a vivere. «La chiave di lettura è che “si può fare”. Non solo ne siamo convinti, è quello che pratichiamo. L’investimento più importante oggi è quello sulla povertà, che è l’unico bene che abbiamo in abbondanza. Bisogna investire sulla povertà se si vuole risvegliare processo civile e umano, partire dalla finanza e dalla ricchezza non ci porta a nulla», spiega. Non è uno slogan: «Non mi fraintenda, non si tratta più solo di criticare e utilizzare il pensiero critico, ma di fare un’azione proattiva. Si deve produrre ricchezza e redistribuirla: ricchezza in tutti i sensi, umana, culturale, economica… partendo da chi questa ricchezza non ce l’ha per malattia o sofferenza, questo è mondo con cui lavoriamo, non solo quello della salute mentali ma di tutte le fragilità e le malattie croniche, dove è in agguato l’eliminazione seriale delle persone. Investendo su questo si modifica il destino di tutti».

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