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Dopo i 45 anni le donne soffrono l’insonnia di più, che fare?

Difficoltà ad addormentarsi, sonno agitato, risvegli ripetuti, sveglia anticipata. Tra i 45 e i 65 anni, l’87% delle donne e il 67% degli uomini lamenta almeno uno di questi disturbi che indicano una cattiva qualità del sonno.

A fornire questo quadro è un’indagine condotta da Elma Research su un campione di 150 uomini e 150 donne, presentato all’apertura del 2° Congresso nazionale di Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere) in svolgimento a Milano.

Ma perché l’insonnia colpisce di più il sesso femminile?

“Questo dato è in parte spiegato dal fatto che con l’avanzare degli anni, nelle donne si ha una riduzione più marcata della secrezione di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia”, afferma Luigi Ferini Strambi, Primario UO Neurologia-Centro del Sonno, IRCCS San Raffaele Turro e Università Vita e Salute San Raffaele, Milano.

“A giocare un ruolo importante è anche la riduzione, in menopausa, del progesterone, che ha un effetto sedativo e riduce i microrisvegli. Venendo meno la funzione protettiva degli ormoni femminili, inoltre, la donna tende a ingrassare, il che può favorire l’instaurarsi della cosiddetta “sindrome da apnee notturne”, che porta ad una cattiva qualità del sonno”.

Il problema non va sottovalutato

“L’alterazione dell’orologio biologico del nostro corpo per deprivazione di sonno aumenta la probabilità di alcune malattie metaboliche”, commenta Stefano Genovese, Responsabile Unità di Diabetologia, Endocrinologia e Malattie Metaboliche  Centro Cardiologico Monzino IRCCS Milano.

“Vari studi hanno dimostrato che chi dorme meno di 6-7 ore per notte ha un più elevato rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e di andare incontro ad un eccessivo aumento di peso.

Il sonno influenza infatti il modo in cui il nostro corpo processa il glucosio e dormire poco è associato ad alterazione di alcuni ormoni che regolano l’appetito e che influenzano l’apporto calorico”.

Non solo: i problemi di sonno sono la principale causa dello sviluppo di disturbi depressivi e favoriscono un decadimento cognitivo più rapido.

Che fare?

La raccomandazione principale dei medici – che può sembrare ovvia, ma non lo è – è quella di prestare attenzione al proprio stile di vita: un’alimentazione sana ed equilibrata ed un’attività fisica regolare (elementi spesso trascurati in questa fascia di età) sono fondamentali per una buona qualità del sonno.

Valutare la situazione con il proprio medico di famiglia, inoltre, può essere utile a mettere in atto strategie mirate.

E se l’insonnia non si risolve?

“Se il disturbo persiste, è opportuno rivolgersi ad un Centro specializzato”, afferma il professor Ferini Strambi. “Oggi un esame specifico e non invasivo, eseguibile al proprio domicilio, consente di valutare con precisione i vari parametri che possono incidere sulla qualità del sonno.

Una diagnosi corretta è fondamentale per impostare la terapia più adeguata a risolvere il problema”.

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