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Dee Dee Bridgewater: le mie tre vite tra sessismo, violenza, musica …

Dee Dee Bridgewater: le mie tre vite tra sessismo, violenza, musica e amore materno

Saranno i gioielli vistosi, le pantofole ricamate di Gucci (“amo gli stilisti italiani”) o il suo sorriso smagliante che accende il look total black più dei cristalli sulla montatura degli occhiali. Dee Dee Bridgewater fa il suo ingresso nella hall dell’albergo di Lucca dove abbiamo appuntamento per l’intervista, in un uggioso pomeriggio inoltrato, ed è subito puro spettacolo. La leggenda del jazz e del musical, 65 anni e l’energia dei trenta, è in Toscana per esibirsi al Lucca Jazz Donna, prima di proseguire con la sua band di giovani talenti la tournée mondiale “Dee Dee’s Feather”, dal nome del suo ultimo cd, dedicato a New Orleans. L’11 novembre è al Teatro Dal Verme a Milano.

Saluta in italiano, ordina un cappuccino e non toglie mai quel suo cappello da sopra la testa rasata. Anche senza capelli, è più femminile che mai. Tre è il numero magico di Dee Dee: tre figli, tre ex mariti, tre Grammy. Tre vite. Nessuna di queste facile, ma il jazz non è musica per vite facili, come ogni star ci insegna: Nina Simone affrontò la violenza domestica, Billie Holiday fu stuprata da bambina. Dee Dee ha subito abusi e un aborto a 18 anni, quando farlo era ancora illegale. “Passai due giorni stesa in una stanza d’albergo con un tubo flessibile infilato dentro finché non arrivò l’emorragia. Fu umiliante” ha rivelato due anni fa, per ricordare alle donne di oggi l’importanza dei diritti acquisiti.

La prima vita? Nell’America degli anni Sessanta, quando i provini “si facevano sul divano. I produttori provavano a stenderti lì prima di darti la parte” racconta Dee Dee, che ha sempre detto di no a questi squali, a volte non lavorando. Di quei tempi ha tenuto il cognome Bridgewater, quello del primo marito Cecile, trombettista jazz, come il padre.
“Oggi il sessismo c’è ancora, strisciante, ma io cerco di non farlo entrare nei miei rapporti di lavoro. Ho pagato un prezzo per la mia libertà artistica. Quello che cerco di dire, soprattutto alle giovani donne, è: siate ben preparate, date l’immagine di voi stesse con cui volete che vi percepiscano. E buttatevi, senza paura. Quando mostri sicurezza, la trasmetti anche agli altri. E tieni il sessismo a distanza”.


Dee Dee Bridgewater: le mie tre vite tra sessismo, violenza, musica e amore materno

La seconda vita è in Francia, dove Dee Dee arriva con due figlie piccole nel 1986, per allontanarsi dal secondo marito, il regista Gilbert Moses, che con lei fu “violento psicologicamente”. L’aveva diretta nel musical Wiz, la prima versione tutta afroamericana del Mago di Oz, che conquistò Broadway negli anni Settanta. “Just believe in yourself, believe in yourself”, cantava lei vestita da Strega Buona del Sud. Il costume, da favola, è oggi esposto al Museo nazionale della Storia e della Cultura Afro Americana, inaugurato il 24 settembre da Obama in persona. Un museo dalla portata simbolica enorme. “Esserne parte con il mio costume di scena è straordinario” dice. Ambasciatrice Fao, è molto legata alle sue origini africane. “Ho fatto il test del Dna per scoprire la mia ascendenza – racconta a D.it – e siamo al 100% nigeriani, discendenti dalla tribù nomade chiamata Fulani. Il prossimo anno spero di andare a incontrarli”. Nomade da sempre, Dee Dee si è appena esibita in Corea del Sud, Armenia e in giro per l’Europa col tour che finirà negli Stati Uniti. “È meraviglioso conoscere Paesi diversi. Ma il viaggio in sé è fiaccante. Se potessimo teletrasportarci come in StarTrek sarei felice” dice, scoppiando in una risata che riempie la stanza. Le emozioni la attraversano come fosse un canale aperto. La sera prima, davanti alla platea del Lucca Jazz Donna, ha pianto ricordando Mia Martini, con cui duettò nel 1990. E si commuove di nuovo, durante la nostra intervista, raccontando di sua madre. “È il mio primo pensiero. Ha una bruttissima demenza, spero che arrivi a febbraio per compiere 90 anni. L’altro pensiero è mio figlio”. Il suo rapporto con Gabriel Durand, 24 anni, avuto dal terzo marito, ha alti e bassi. “Lui vive a Parigi, canta”, proprio come la seconda figlia, China Moses, mentre la prima, Tulani Bridgewater, fa da manager alla madre.

Dei quarant’anni di professionismo Dee Dee si gode il lusso dell’esperienza ma respinge la stanchezza. “I miei coetanei diventano sedati, grassi, si ammalano”. Lei invece appare incredibilmente giovane. “Lo so! E ne sono grata. Ho buoni geni. Ho amiche della mia età che mi ricordano mia madre. Rispetto a me, hanno un’altra attitudine verso la vita. Io non voglio invecchiare nello spirito, né mentalmente. Per me, l’unico modo per rimanere giovane è restare attiva. Sono fortunata. Dicono che i cantanti possano andare avanti fino ai 75, al massimo forse agli 80 anni, senza perdere la voce. Quindi è quello il mio obiettivo: voglio arrivare agli 80”.

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