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Deadpool 2: la vendetta del Mercenario chiacchierone

Dopo il grande successo di botteghino ottenuto con il primo film, registrando uno dei migliori incassi di tutti i tempi con oltre 750 milioni di dollari in tutto il mondo, era inevitabile che il Mercenario Chiacchierone tornasse in una seconda pellicola. Deadpool 2, film diretto da David Leitch, ha ancora una volta come protagonista Ryan Reynolds, nei panni del supereroe più sgangherato del grande schermo. Ad affiancare Raynolds il cast formato da Josh Brolin, Morena Baccarin, Julian Dennison, Zazie Beetz, T. J. Miller, Brianna Hildebrand e Jack Kesy.

Nel primo film, avevamo lasciato il mercenario malato di cancro e trasformato in un essere pressoché immortale, capace di rigenerarsi da ogni ferita. Ora Deadpool si gode finalmente la vita insieme alla compagna Vanessa, ma la vita non va sempre come ti aspetti. Alcuni sicari mettono il nostro supereroe praticamente ko e lo costringono a ritornare a casa degli X-Men, con Colosso che ancora una volta gli dà la possibilità di essere un eroe e lo porta con sé in una missione per proteggere un giovanissimo e potente mutante. Prevedibilmente le cose non vanno a finir bene e Deadpool si ritrova nei guai insieme al ragazzino a cui però si sta affezionando tanto che, quando dal futuro giungerà un letale guerriero deciso a ucciderlo, il loquace ex mercenario farà tutto il possibile per proteggere il giovane, mettendo insieme una squadra di supereroi per combattere la nuova minaccia.

Ryan Reynolds non è solo la star di Deadpool 2, ma ha anche collaborato alla scrittura e alla produzione del film.

Ryan ha uno straordinario talento comico – ha detto Leitch – e Deadpool è la vetrina ideale per mettere in mostra le sue qualità. Ha preso questo personaggio dei fumetti e lo ha personalizzato, stabilendo una forte sinergia con lui. In fondo Ryan gli assomiglia nel modo in cui parla e in cui vede il mondo: simpatico e irriverente ma anche sensibile e compassionevole.

Tra i protagonisti troviamo Deadpool, Deadpool e…Deadpool.

Deadpool è un po’ una mosca bianca all’interno del genere dei supereroi. È irriverente, autoironico, demenziale, infantile… Deadpool non è neanche un vero supereroe. È un anti-eroe che indossa un costume da supereroe.

Deadpool è una sorta di Gobbo di Notre Dame – ha continuato Leitch. – Ha il volto sfigurato e un animo sensibile. La sua storia personale è straordinaria: è un ragazzo dotato del potere di autoguarigione che riesce a realizzare il suo desiderio. In un certo senso è invincibile. Dice tante stupidaggini incomprensibili, spiritose e coraggiose che nessuno di noi direbbe ma che ci piace ascoltare. Un connubio fantastico all’interno di uno stesso personaggio.

Deadpool è una commedia che si mescola con il mondo dei supereroi. L’ingrediente segreto del film è il protagonista: un uomo che ha sofferto, che ha un passato difficile, che ha avuto il cancro e che ne porta i segni sul volto. I ragazzini amano amato Spider-Man perché è un ragazzo un po’ imbranato che quando indossa una maschera diventa un supereroe invincibile. Allo stesso modo, il pubblico troverà corrispondenza in Wade Wilson perché vedrà in lui un personaggio che ne ha passate tante ma che in qualche modo riesce a superare tutte le avversità e che addirittura ride delle sue vicissitudini.

A tal proposito, il regista ha sottolineato che:

Quando si fa un sequel, è importante non perdere di vista il materiale del film originale. Il copione di Ryan, Rhett e Paul possiede un cuore e un’anima. Il narratore deve garantire queste qualità senza tradire il DNA del primo film che ha avuto tanto successo. C’è la satira e l’irriverenza di una commedia vietata ai minori (o che i minori possono vedere solo se accompagnati) nonché un’azione rocambolesca. Il passo successivo è trovare un filmmaker che riesca a personalizzare il film. Questa è la sfida maggiore. Nessuno desidera alienare il pubblico. Visto il mio background, la gente si aspettava grandi scene d’azione, quindi bisognava soddisfare queste aspettative. Quando si scrive un film bisogna compiere scelte coraggiose, superare i limiti ed essere provocatori. E quale altro universo ti consente di spaziare più di Deadpool? Qui si possono fare scelte audaci e chiedere scusa al pubblico di queste scelte, squarciando la cosiddetta quarta parete, quel velo immaginario che si conviene fra attori e spettatori durante una rappresentazione. È questo il bello del film: rompe tutti gli schemi.

Gli scrittori e produttori esecutivi Rhett Reese e Paul Wernick, già autori della sceneggiatura del primo film, hanno sottolineato la bravura di Raynolds nell’intepretare il mercenario chiacchierone.

Deadpool – ha dichiarato Wernick – si auto disprezza e si vergogna di se stesso. Ma ha uno stile adorabile. Quando abbiamo scritto il film avevamo in testa la voce di Ryan e questo è stato un grande privilegio. Lui diventa Deadpool. La sua mente funziona, pensa e parla come il personaggio. Per noi è stato un privilegio poter scrivere il film per lui.

Gli fa eco Reese, che ha affermato:

Ryan incarna bene Deadpool perché il suo senso dell’umorismo è in linea con quello del protagonista del film. È estremo , nevrotico, demenziale e immaturo. Era perfetto in questa parte e noi lo sapevamo. Ryan adora il suo personaggio. Fra le sue trovate migliori c’è la fisicità che ha attribuito al personaggio, rendendo Deadpool divertente dietro la sua maschera e il suo costume. Ryan ricorda Chaplin. Attraverso il suo corpo e i suoi gesti riesce a comunicare umorismo e personalità quindi nonostante la sua faccia appaia solo nella metà del film, è in grado di trasmettere umorismo solo attraverso i gesti e la voce.

È stato molto importante per i due sceneggiatori restare legato al personaggio a fumetti della Marvel.

Wernick ha osservato, a tal proposito, che per alcune persone

I fumetti sono come la Bibbia. È sempre meglio restare fedeli al modo in cui il personaggio è descritto nei fumetti. Nei fumetti, poiché una storia viene scritta da diversi scrittori, può accadere che un personaggio muoia e che poi si trovi il modo di farlo tornare in vita. Ci riserviamo una certa flessibilità nel modo in cui trattiamo un personaggio. Penso che il nostro scopo, come scrittori, non sia quello di imitare gli scrittori dei fumetti, bensì quello di cogliere l’essenza e la natura di un personaggio e di portarlo sullo schermo attraverso la nostra originalità. Il copione è la nostra Bibbia. È la base da cui partiamo anche se ci sono sempre momenti di improvvisazione, da parte di tutti gli attori. È giusto sfruttare il talento degli artisti che abbiamo a disposizione!

Deadpool 2 presenta una schiera di antagonisti pericolosi, ma non c’è un unico villain che spicca sugli altri. Josh Brolin interpreta uno dei più attesi personaggi del grande schermo degli ultimi tempi: il guerriero Cable, che viaggia nel tempo dopo essere stato contagiato da un virus tecno-organico che lo rende cibernetico.

Sull’antagonista di Deadopool, ha dichiarato lo sceneggiatore Wernick:

Deadpool è un personaggio che trasgredisce tutte le regole, che rompe la ‘quarta parete’. Noi, a nostra volta, facciamo lo stesso. In Deadpool 2 non c’è un ‘cattivo’ tradizionale, proprio perché il film è costruito su una struttura insolita. Induciamo il pubblico a credere che Cable sia il nemico, e che il film ruota intorno allo scontro fra Cable e Deadpool. Ma in realtà non è così, infatti alla fine si alleano.

L’altro sceneggiatore, Reese, spiega:

Al di là delle battute irriverenti, Deadpool piace anche per i sentimenti, per l’angoscia e per le emozioni vere che emergono nel film. Wade Wilson ha avuto una vita piuttosto tormentata, ai margini della società. Questo aspetto doveva emergere nel film, e quindi abbiamo elaborato una trama abbastanza cupa. Deadpool non ha combinato molto nella vita, arranca per riuscire a farcela, e questo fa sempre tenerezza. Anche il personaggio di Cable ha sofferto, ha perso una moglie e una figlia per opera di un pazzo ma è disposto a tutto, persino a viaggiare indietro nel tempo, per risolvere la situazione e riportarle in vita. La sua impresa è connotata da emozioni tangibili e sentimenti profondi che si contrappongono all’umorismo. Non è solo una farsa o una commedia spassosa. Ha dei risvolti emotivi veri e propri e credo che sia proprio questo il connubio che cerchiamo.

Le premesse per un nuovo successo ci sono tutte e siamo sicuri che Deadpool, seppur a modo suo, farà ancora breccia nel pubblico che conta, quello che ama i film di supereroi.

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