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Dalla sala Giulio Regeni dell’Egizio, al sostegno del grande museo in Egitto. Mentre sul The Guardian si attacca la dittatura

Da un lato le belle parole. Fiumi di parole.Dure, pure,si sarebbe detto un tempo,del Parlamento europeo.Che condannava con fermezza il regime egiziano, a partire da quanto accaduto a Giulio Regeni, dall’altro, l’Europa che farà il primo summit della storia arabo-europeo proprio in Egitto,quell’Egitto che per la prima volta nella sua storia guiderà ora l’Unione Africana. 

 Intanto hai paesi come la Francia che si recano in Egitto con il loro capo del governo, gli USA che si compiacciono dell’amico egiziano, Paesi come la Germania che mandano delegazioni e ministri per stringere accordi, Paesi come l’Italia che ricevono il capo egiziano a Palermo, e si preoccupa di presentare l’Egitto come sicuro per il turismo, che è la principale voce economica interna egiziana e le collaborazioni anche sul fronte culturale, universitario, continuano.Come se l’Egitto fosse un Paese come tutti gli altri.Certo, è vero che anche in Italia abbiamo problemi in materia di diritti umani, di libertà, di democrazia, ma non siamo certamente ai livelli della dittatura egiziana del luglio 2013. Eppure in Italia dovrebbero capire, non ci vorrebbe molto, che qualsiasi progetto di collaborazione, qualsiasi progettualità, diventerà oggetto di propaganda per la dittatura egiziana. Benzina per quel motore che è in moto da diverso tempo, il cui scopo è essere legittimati. Se fossimo una dittatura militare così terribile come vogliono fare intendere in tanti, come mai le principali democrazie occidentali collaborano con l’Egitto? A partire dalla cultura

Dalia Fahmy, professore di scienze politiche alla Long Island University di New York, ha detto in modo molto succinto: “La società egiziana è schiacciata”. Denuncia, quello che denunciano le organizzazioni umanitarie da tempo, e che Al Sisi, nega, come notizie infondate. Dittatura che punisce”quotidianamente dissidenti e attivisti; ci sono arresti illegali, sparizioni forzate, uccisioni extragiudiziali.Le donne che si pronunciano contro le molestie sessuali vengono arrestate (…) Mentre stavo scrivendo questo pezzo, furono giustiziati tre giovani membri della Fratellanza Musulmana: Ahmed Elhendawy, Abdelhamid Metwally e Almoataz Ghanem.Le loro accuse sono state fabbricate in base a confessioni fatte sotto tortura.

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