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Da inizio maggio 70 aziende di abbigliamento hanno vietato il mohair

Da inizio maggio quasi 70 aziende di abbigliamento in tutto il mondo hanno deciso che non venderanno più prodotti in mohair, un tessuto che si ricava dal pelo della capra d’Angora. La decisione è arrivata dopo che il gruppo animalista PETA ha pubblicato un video filmato in 12 allevamenti di pecore Angora nella regione sudafricana di Karoo, uno dei maggiori produttori al mondo: le immagini sono molto sgradevoli e mostrano animali trascinati per le zampe, le corna o la coda, e tosati senza cura, in alcuni casi fino a farle sanguinare. In una scena si vede un allevatore che decapita una pecora.

Tra le aziende che vieteranno il mohair ci sono l’Arcadia Group, che controlla otto marchi tra cui Topshop; Gap Inc., che possiede anche Banana Republic e Old Navy, che smetterà dall’aprile 2019, così come Inditex, il gruppo di Zara; mentre HM non lo venderà dal 2020. Le conseguenze potrebbero essere pesanti per l’economia del Sudafrica, che produce metà del mohair mondiale: è un’industria da quasi 100 milioni di euro l’anno, che impiega 30 mila persone. Nella questione è intervenuta anche Mohair South Africa, l’organizzazione che promuove e monitora l’uso del mohair: ha detto che sospenderà le aziende mostrate nel video di PETA ma ha ribadito che non sono rappresentative degli allevamenti del paese. Il direttore Deon Saayman ha detto alla rivista di moda Business of Fashion che è comunque troppo presto per capire la portata economica dei nuovi divieti.

Il mohair è considerato un tessuto pregiato, così come il cashmere, ed è usato soprattutto nella maglieria e nei completi da uomo per la sua delicatezza e resistenza a sdrucirsi; spesso viene intrecciato insieme ad altri tessuti per renderli più morbidi. Non va confuso con l’angora, che è invece fatto con il soffice pelo dei conigli d’Angora e che negli ultimi anni è stato abbandonato da molte aziende – tra cui Calvin Klein, HM, Gap, Zara e Ralph Lauren – sempre dopo una serie di campagne di PETA che mostravano come il pelo venisse strappato violentemente dai conigli mentre erano coscienti. Da allora il mercato si è molto ristretto: nel 2010 la Cina esportò 19 milioni di euro di angora nel 2015 erano scesi a 3,6 milioni. L’Italia, tra i maggiori importatori è passata da 7,8 milioni euro nel 2010 a 1,7 milioni, il 77 per cento in meno.

Attenzione: il video contiene immagini forti.

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