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Cucine da incubo, critici tv: Cannavacciuolo chef burbero e …

Ecco le recensioni di Grasso, Dipollina e Specchia sul docu-reality culinario trasmesso la domenica sera su Nove con ascolti positivi.


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RASSEGNA STAMPA su Cucine da incubo (voto: 6,5), trasmesso la domenica in prima serata su Nove con ascolti positivi per la rete.

Aldo Grasso sul Corriere della Sera

“Nuova collocazione in chiaro sul digitale terrestre e nuovo spirito, più generalista, caldo e pop, per il programma che vede protagonista lo chef pluristellato Antonino Cannavacciuolo, alle prese con gli orrori della ristorazione di provincia, tra sciatterie, spirito amatoriale, attese infinite, menù di dubbio gusto e liti continue tra il personale. In realtà, si capisce ben presto che il problema è sempre umano, ad aver bisogno di una mano (o di una manata) da parte del monumentale chef sono i gestori più che le mura decrepite del ristorante o le scalcagnate attrezzature da cucina. Chef Antonino sgrida e consola, ammonisce e motiva. Diciamo subito una cosa: Cannavacciuolo funziona meglio da solo che nel quartetto di Masterchef. In Cucine da incubo riesce a emergere meglio come personaggio dai confini definiti: a differenza di altri chef, è un burbero empatico, fisiognomicamente privo della cifra dell’antipatia. Un modello fuori dal coro rispetto alla rappresentazione della cucina in tv. Il programma si basa sul meccanismo della trasformazione, che tiene in piedi gran parte del genere factual: una tv che aggiusta, mette pezze, compie miracoli, non solo sugli eccessi della mala cucina, ma anche sulle relazioni umane che d’improvviso diventano civili. Cucine da incubo è un programma piacevole da vedere, un intrattenimento ben fatto, che dà l’impressione di essere meno finto rispetto al passato, sebbene il fatto che questo tipo di programmi siano molto scritti non importi più molto. Il factual ci ha abituato a una realtà che è sempre semi-costruita, l’importante è che racconti bene una storia avvincente”.

Antonio Dipollina su Repubblica

“Arrivano i nostri, anche se è uno soltanto ma nell’insieme sembra cinque o sei. Cucine da incubo è sempre più un western che chiude col lieto fine imposto a suon di cazzotti metaforici da Antonino Cannavacciuolo. Ed è sempre più film, il programma, ormai con ritegno zero nel costruire le scene. Si tratta infatti di diversificare ogni volta il caso umano e trattoriale in esame. Lo chef arriva sul luogo del disastro e ha soprattutto il compito di menare le mani, trattenendosi però finché possibile dal farlo davvero. Alla fine l’amore trionfa e i clienti applaudono, lo chef si riavvolge nel mantello e fugge, il western è finito bene, sempre uguale e divertente ogni volta. E non è mica facile”.

Francesco Specchia su Libero

“Mi affascina la corpulenza di Cannavacciuolo, quell’irruenza napoletana e quel suo tirar sberloni stile Bud Spencer a qualsiasi chef cazzaro gli passi accanto ai fornelli. E un po’ m’intrippa il meccanismo inventato, anni or sono, da Gordon Ramsey. Forse la parte più noiosa è davvero quella del nostro Bud Spencer che spiega le ricette, disegnando arabeschi con le manone”.

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