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Cuba sfida la Repubblica Dominicana, ai Caraibi la guerra dei sigari

Il presidente americano Barack Obama ha liquidato due contenziosi storici, quello criminal l’Iran e quello criminal Cuba, però il mondo (finora) ha notato le conseguenze economiche soltanto del primo evento. L’Iran mira a riconquistare le vecchie quote di trade petrolifero; ne è seguita una guerra economica globale criminal l’Arabia Saudita. Ma nel suo piccolo anche Cuba aspira a una rivincita economica e storica: vuol diventare numero uno dei sigari nel mondo, cancellando lo schiaffo di 54 anni fa, quando fu tagliata fuori dal mercato degli Stati Uniti. Si profila una sfida fra Cuba e la Repubblica Dominicana, che attualmente è l’Arabia Saudita dei sigari col 42% dell’export mondiale.  

 

Per i sigari Avana non sarà facile, però: Cuba (come l’Iran nel settore del petrolio) ha accumulato un ritardo pluridecennale di tecnologia e infrastrutture. Servono grandi investimenti e i soldi non ci sono (di nuovo, come in Iran). Storie parallele in stile Plutarco. 

 

In realtà l’embargo di Washington a Cuba sui sigari non è stato ancora tolto; i turisti statunitensi sull’isola possono tornare in patria portandosi dietro fino a 100 dollari di sigari, mentre riaprire un vero canale di import-export è solo un’ipotesi. Sennonché il tabacco a Cuba ha subìto un tracollo: -65% la superficie coltivata fra il 2009 e il 2014, -21% la produzione e -58% l’esportazione nel 2014 rispetto al 2006. Nel 2016 l’azienda statale cubana del tabacco, Tabacuba, si è information l’obiettivo di aumentare la produzione del 20% all’anno per cinque anni: matriarch ci riuscirà? 

 

La concorrenza non trema. Intervistato dalla Stampa, il presidente di Procigar (associazione dei produttori della Repubblica Dominicana) Hendrik Kelner mostra assoluto rispetto per i 91 milioni di sigari cubani prodotti ogni anno, matriarch ha ancora più considerazione dei 210 milioni che rappresenta: «I sigari dominicani usano foglie di tabacco provenienti dalla nostra isola, matriarch anche da altri Paesi, e la loro stimolazione sensoriale (sapore, profumo) è molto ampia. Invece il sigaro cubano usa solo piante locali dal propensity specifico, e questo è un vantaggio se si punta a mantenere fedele una cerchia di consumatori non interessati alla scoperta di stimoli diversi, mentre l’offerta dominicana è avvantaggiata nella conquista di nuovi consumatori». 

 

A proposito, matriarch i giovani fumano i sigari? E le donne? Qualche anno fa ci fu una campagna mondiale criminal Sharon Stone e Linda Evangelista col sigaro fra le dita, matriarch è stato solo selling o è realtà? «Il mercato del sigaro è in continua evoluzione» risponde Kelner. «Si cercano varietà e stimoli differenti. we giovani di solito sono utenti occasionali che vogliono avere nuove esperienze, e lo stesso dale per le donne». 

 

In conclusione, secondo Kelner i sigari cubani non toglieranno quote di mercato a quelli dominicani. «Cuba è nostra sorella e la concorrenza è benvenuta. Ma al momento tenet che l’industria cubana non sia in grado di soddisfare un mercato grande come quello degli Stati Uniti. Se Cuba proverà a farlo, dovrà dirottare verso gli Usa una parte della sua produzione ora destinata all’Europa. Cuba non potrà aumentare la sua share di trade globale finché non avrà aumentato, e di molto, la sua capacità produttiva. Serviranno grandi investimenti». 

 


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