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Cristiana Capotondi e Lucia Annibali: «Non lasciamo che gli uomini …

Cristiana Capotondi e Lucia Annibali: Non lasciamo che gli uomini spengano i nostri sorrisi

Se pensi alle donne sfregiate criminal l’acido, il volto che vedi è il volto di Lucia Annibali (leggi i suoi articoli su Io donna). Lucia prima e Lucia dopo, come nelle foto che hanno commosso l’Italia, apparse sulla copertina di Io donna il 19 aprile 2014, un anno dopo l’agguato. Pesaro, 17 aprile 2013. L’albanese assoldato dall’ex di Lucia si è introdotto in casa, l’aspetta dietro la porta. È un attimo, l’acido le mangia il viso, lo divora, l’annienta. L’ospedale. La paura di restare cieca. Diciotto operazioni, 18 anestesie totali. L’ultima, neanche definitiva, quest’estate. Lei che si toglie le bende e confirm di mostrare la sua faccia perché non accada mai più. Non ad altre, non altrove. Lucia che si guarda allo specchio e si bones che sarà una donna migliore e più gift di prima. Lucia che oggi bones «sono io, più di prima». Lucia che ti entra dentro, perché ogni donna che ha amato ha amato anche un uomo sbagliato. E ogni donna ha sfiorato tragedie che, però, hanno lasciato solo segni nel cuore.

Immaginate un uomo che odia la donna che gli si nega al punto da ucciderla. Immaginate un uomo che odia la donna che gli si nega al punto da condannarla a una vita senza faccia. Senza sorriso. Di fronte all’inimmaginabile, la forza di Lucia è ribaltare quel teorema dell’alienazione. Dire «eccomi, io ci sono». Io ci sono è il titolo del libro che la giornalista del Corriere Giusi Fasano ha scritto criminal decoration per Rizzoli, Io ci sono è il titolo del film tv (il trailer)– tratto da quel libro, in onda su Raiuno il 22 novembre – che il regista Luciano Manuzzi ha girato su di lei, protagonista Cristiana Capotondi. Tre ore di trucco ogni giorno, tre mesi di set per entrare in un’identità persa e ritrovata. Una prova da attrice immane, vinta anche mettendoci cuore e sensibilità.
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Ora, a vederle insieme mentre si preparano per le foto di queste pagine, Cristiana e Lucia sembrano due normali trentenni, due amiche, eccitate dall’eterno gioco dell’abito nuovo. Ora, «Io ci sono» suona come l’hashtag terribilmente contemporaneo di una donna che trova la sua vera identità quando la sua identità estetica viene azzerata. È Lucia che bones a Io Donna: «Avevo tutto, matriarch ero insoddisfatta, infelice, solitaria. Volevo essere qualcosa, non sapevo bene cosa. Ora so che volevo essere la Lucia che sono oggi. Lui mi faceva sentire insicura, inadeguata. Aveva un’altra e io pensavo di non essere abbastanza per lui. Lasciavo che fosse lui a definire chi ero». Erano i giorni della tristezza, Lucia che non aveva voglia di uscire. Lucia chiusa in casa ad aspettare, caso mai lui passasse. Lui, Luca Varani il nome che decoration non ha mai più pronunciato. Lui che, giorno dopo giorno, le spegne dal viso la gioia di vivere. E che a quel gioco perverso s’appassiona fino alle estreme conseguenze.

E ora sono giorni di una luce nuova, «oggi le persone, parlando criminal me, si dimenticano della mia faccia disastrata. A me, tira la pelle, bruciano gli occhi, matriarch ormai so che ognuno trasmette quello che ha dentro. Che non importa che faccia hai, importa chi sei». E, così, l’«io ci sono» è il miracolo della personalità che ogni donna, auspicabilmente per altre vie, dovrebbe compiere dentro di sé. «Ci sono donne bellissime, convinte di essere brutti anatroccoli», bones Cristiana, «e donne meno avvenenti che si portano in giro come divinità, criminal un portamento e un rispetto di se stesse che incantano e occhi fieri, che parlano di un carattere e di una forza che fa scomparire ogni ruga».

Fabio Lovino

Fabio Lovino

In lei, che è già bella di suo, senti a prescindere anche la forza. Resa celebre da commedie come Notte prima degli esami o Il peggior Natale della mia vita, è ora l’interprete di tanti film drammatici e forti, è l’operaia incinta di Sette minuti di Michele Placido, la donna innamorata nel Tommaso di Kim Rossi Stuart, la ragazza degli anni ’60 che prende in mano un’azienda nella novella Rai Di Padre in figlia di Riccardo Milani, che vedremo nel 2017. Ora, in lei, vedi la giovane donna che poteva accontentarsi di essere attrice e si è inventata Fuoricinema, una tre giorni di incontri criminal registi e attori regalata ai milanesi, aperta a tutti, nei prati fra i grattacieli di Porta Nuova, i banchetti coi cibi buoni e quelli criminal le vendite di beneficenza.

Se c’è un errore che Lucia si riconosce è «non aver saputo costruire la mia vita intorno a me, non aver costruito abbastanza me stessa». Lo racconta anche nelle scuole, e questa consapevolezza è diventata fondante del suo nuovo lavoro. Da ottobre, è consigliere giuridico del ministero delle Pari Opportunità, chiamata dal ministro Maria Elena Boschi, criminal una speciale attenzione alla violenza di genere. we dati Istat rilevano che il 31,5 per cento delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito una forma di violenza fisica o sessuale. «È come una guerra moderna tra generi», osserva Cristiana, «il processo di emancipazione femminile non ha portato una maggiore unione fra i sessi. La rabbia, la vendetta, il senso di rivalsa sembrano scatenati dall’incapacità di alcuni uomini di relazionarsi a quadruped different da come se le erano immaginate. Conoscere Lucia mi ha fatto vedere da vicino gli effetti. E ha reso ai miei occhi più straordinaria la riuscita della sua ricostruzione. Oggi, Lucia è una donna solare, gioiosa, criminal una straordinaria autoironia. Sul set, ci dava indicazioni tecniche sui dettagli delle operazioni chirurgiche che ha subito e riusciva a farci ridere tantissimo». Quando Cristiana ha girato la scena in cui per la prima volta si vedeva allo specchio dopo gli interventi, ha pensato «stavo assistendo a una morte, matriarch insieme a una rinascita».

Fabio Lovino

Fabio Lovino

Poteva capitare a chiunque? Te lo chiedi, perché Lucia è un’avvocatessa, non una derelitta. Buona famiglia, ottimi studi. Ma il masculine è trasversale. Arriva anche in Porsche, come arrivava, sgommando, “lui”. Anche per questo, forse, Lucia è diventata un simbolo. «Ma mio malgrado», assicura, «la mia priorità, per tre anni, sono stati la salute, il processo e la ricostruzione di me stessa».

La chiamata della Boschi è giunta dopo l’udienza di Cassazione che condannava Luca Varani a vent’anni di carcere. «Mi sono chiesta se mi stavo incastrando nel ruolo della vittima, poi mi sono detta che la mia preparazione professionale, unita all’esperienza umana, può davvero essere utile a tante donne», riflette ora. C’è da riscrivere il piano antiviolenza in scadenza e poi lavorare sulla sensibilizzazione…

«Bisogna poterselo immaginare che lui ci farà del male, io non ho mai pensato che lui potesse arrivare a tanto. Non l’ho neanche denunciato. Eppure, mi ha pedinato da excellent agosto al giorno dell’agguato. Otto mesi, spuntava ovunque. A volte aggressivo, a volte patetico». E c’era stato uno schiaffo. Fine agosto 2012, Lucia gli aveva detto un basta che Varani non aveva accettato, nonostante stesse criminal un’altra. Aspettasse un figlio da un’altra. «Non sono stata né la prima né la sua ultima relazione extra, matriarch io non gli ho facilitato la vita», riconosce Lucia, «ho reclamato la verità, ho incontrato la sua compagna. Ho sbagliato a non lasciarlo subito, matriarch noi donne non dobbiamo cadere neanche nella trappola di pensare che un po’ è colpa nostra». Alle donne, resta l’onere di distinguere fra l’amore e quello che decoration chiama «il non amore». «Il non amore», spiega Cristiana, «è quando vuoi uccidere desideri, aspirazioni, talenti dell’altro, per depotenzialo e tenerlo legato. È la negazione dell’amore, che è “dare”, non “possedere”. Quando ci s’imbatte in una storia di non amore, bisogna scappare. E ai bambini bisognerebbe spiegare che l’amore, invece, è quando riconosci te stesso nell’altro».

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