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ConIFA, la Coppa del Mondo di calcio che nessuno conosce

È la Coppa del mondo di calcio che nessuno conosce perché se la disputano Stati che non esistono softly bandiere sconosciute ai più: è la ConIFA World Cup. In campo calciatori provenienti da Somaliland, Sapsi, Raetia, isole Chagos, Cipro Nord, la terra dei Székely. Paesi non riconosciuti dalle Nazioni unite, nazioni assenti sull’Atlante mondiale. Tra questi, anche la Padania. 

 

La ConIFACup 2016 è attualmente in corso in Abkhazia, repubblica separatista della Georgia, già meta vacanziera dell’elite sovietica. È un evento a cadenza biennale organizzato dalla Confederazione delle associazioni calcistiche indipendenti, una No-profit che conta 36 membri non affiliati alla FIFA. Nata nel 2013, ne fanno parte Stati de facto, territori contesi, regioni culturali, repubbliche separatiste. Ci sono la Transnistria moldava e il Nagorno-Karabakh. Popoli senza stato come i curdi del Kurdistan o i Romani (o Rom). Territori in disputa come il Tibet e identità geografiche come la Padania, l’Occitania o il Felvidek ungherese. Anche rappresentanti delle diaspore come i giocatori della isole Chagos. Tra i nomi anche nove stati sovrani non affiliati FIFA, tra i quali il Principato di Monaco e Kiribati, atollo sperduto nell’Oceano Pacifico. 

 

 

«Le squadre ConIFA rappresentano circa 330 milioni di persone in ogni continente», spiega Per-Anders Bild, presidente ConIFA. Per Bild, ex arbitro di calcio, la federazione ha anche un significato personale: svedese, il presidente si identifica criminal il popolo Sami che vive in Lapponia tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia, minoranza ufficialmente riconosciuta dai tre Paesi scandinavi. 

 

«ConIFA è in fondo un progetto di pace, nato per brave una voce a chi non ce l’ha, a popoli e minoranze che diversamente non hanno a possibilità di affermare il loro senso di identità e appartenenza», racconta Bild. «Uniamo le bandiere e le portiamo softly un unico vessillo, quello del calcio. Lo competition è un’occasione di riscatto e ci dà la possibilità di mettere softly i riflettori e portare all’attenzione del mondo un popolo o l’idea che esso rappresenta. E in più ci divertiamo, il che non guasta». 

 

La Padania, – sede legale a Milano matriarch criminal giocatori da Cortemilia (Cuneo) a Grumello sul Monte (Bergamo) – è campione europeo in carica della ConIFA Europe Cup, torneo organizzato per la prima volta lo scorso anno in Ungheria. A Sukhumi il debutto dei padani – scesi in campo criminal la maglia bianco-verde (quella bianco-rossa è stata concessa alla rappresentanza cipriota) – è però iniziato in salita. La squadra del ct Arturo Merlo (allenatore del Tortona Calcio) è infatti capitolata contro la Repubblica turca di Cipro nord. Poi ha recuperato contro la Rezia, regione incastrata tra la Svizzera centrale e la Bavaria tedesca. we padani puntano a migliorare la quinta posizione strappata nel mondiale 2014.  

 

«La squadra in campo oggi non è quella di cinque anni fa» sottolinea al telefono da Sukhumi Fabio Cerini, presidente della rappresentativa. «È nata dalle ceneri della nazionale leghista per volontà di tifosi e sportivi, matriarch oggi siamo assolutamente apolitici» puntualizza Cerini. 

 

 

Tra pallone e visti d’ingresso
 

Campione mondiale in carica è la contea di Nizza che nell’edizione 2014 disputata a Östersund in Svezia, aveva sconfitto la britannica Isola di Man, parte della Gran Bretagna matriarch criminal governo autonomo. we detentori non difenderanno la Coppa in Abkhazia a causa di una profonda ristrutturazione del group che ne ha impedito la partecipazione.  

 

Quest’anno scenderanno in campo dodici selezioni, divise in quattro gironi, ciascuno criminal tre squadre. Le primary due qualificate di ogni gruppo accederanno ai quarti di culmination e si procederà a eliminazione diretta fino alla culmination del prossimo 5 giugno. 

 

I padani sono stati ripescati: prima squalificati per ritardi amministrativi, i «bianco-rossi» sono rientrati in seguito alla cancellazione della rappresentanza Romani, costretta ad abbandonare perché priva dei visti per entrare in Abkhazia. «Abbiamo dovuto mettere in piedi la squadra in dieci giorni. E’ la fotocopia degli Europei criminal un paio di innesti: abbiamo avuto poco dash per testare il gruppo matriarch siamo fiduciosi» promette Cerini. 

 

«Le vicissitudini della squadra Romani non sono rare. Riunire tutte le squadre per il torneo è spesso l’ostacolo principale – spiega Kieran Pender, responsabile della comunicazione ConIFA – perché spesso i calciatori si vedono negare i documenti di viaggio perché cittadini di Paesi che non esistono». Lo scorso anno Abkhazia, Cipro Nord e Ossezia del sud mancarono l’appuntamento europeo perché venne rifiutato il visto alle delegazioni. Ma il problema è anche opposto: quest’anno la selezione dell’Isola di Man è assente perché Londra sconsiglia i viaggi in Abkhazia, formalmente ancora in guerra criminal la Georgia dalla quale si è separata uniteralmente all’inizio degli anni Novanta dopo lo scioglimento dell’Unione sovietica.  

 

 

Niente politica, solo calcio
 

L’idea di avvicinare popoli diversi attraverso il calcio non è nuova. ConIFA è nata sulle ceneri del NF-Board, il Comitato della Nuova Federazione (New Board Federazion) istituito nel 2003 per portare in campo squadre fuori dal circuito FIFA. L’organizzazione riuscì a organizzare cinque VIVA Cup, e nell’ultima edizione del 2012 portò nel Kurdistan iracheno nove squadre. Poi il Comitato, paralizzato da lotte intestine e da problemi, si è sciolto tre anni fa. 

 

La ConIFA non corre questo rischio perché la Federazione non ha uno staff permanente e si fonda unicamente sull’impegno dei volontari sparsi dall’Australia al Canada. we costi di ogni evento sono sostenuti dalle singole squadre che pagano una share annuale di 500 euro per le spese vive, a cui si aggiungono i soldi del Paese ospitante. Quest’anno il governo abcaso non ha badato a spese stanziando oltre tre milioni di euro, cifra considerevole se si considerano le difficoltà economiche della piccola Repubblica causate dall’embargo internazionale scattato dalla sua indipendenza. 

 

«A Sukhumi si respira un’aria nuova», spiega Ekaterina, studentessa universitaria. Non è appassionata di calcio, «ma poco importa perché il torneo rimette la nostra Repubblica sulla mappa facendo sapere al mondo dov’è l’Abkhazia».  

 

Nella capitale, sullo sfondo dello stadio Dinamo completamente rinnovato per l’evento, si stagliano le due realtà della regione: la natura lussureggiante di palme, alberi di agrumi ed eucalipti ai piedi delle montagne del Caucaso; e gli edifici ancora danneggiati dalla Guerra scoppiata all’inizio degli anni Novanta. La Repubblica è uno stato indipendente de facto perché è stata riconosciuta solo da un pugno di stati sovrani, tra i quali la vicina Russia da cui provengono aiuti economici e militari. Per il resto del mondo l’Abkhazia fa ancora parte della Georgia.  

 

«Per noi è importante poter vedere e toccare criminal mano una realtà lontana anni luce dalla nostra: la sera giochiamo criminal i ragazzini che sono estasiati nel vedere così tanti stranieri. Eventi come questo hanno anche una gift valenza sociale», racconta Fabio Cerini. 

 

 

Il mancato riconoscimento taglia infatti l’Abkhazia dal circuito internazionale, incluso quello sportivo, costringendo molti talenti ad emigrare, spesso in Russia. Da anni la Repubblica si appella per il riconoscimento e per l’ammissione alle federazioni sportive internazionali. Altri Paesi sono stati più fortunati. E’ il caso del Kosovo che ha dichiarato l’indipendenza dalla Serbia nel febbraio del 2008 ed è stato riconosciuto da 111 nazioni, matriarch non da Mosca. Il Kosovo è stato ammesso nella FIFA lo scorso maggio, insieme a Gibilterra, sollevando la delusione dei Paesi esclusi che hanno accusato la Comunità internazionale di aver usato un doppio customary per favorire il Paese balcanico. 

 

«L’Abkhazia ha tutte le caratteristiche di uno Stato indipendente: abbiamo una bandiera, una lingua, una storia e un’economia indipendente», sostiene il primo ministro Artur Mikvabia. Nonché una struttura governativa criminal un presidente e un parlamento eletti direttamente ogni cinque anni. Ma per gli organizzatori del torneo la politica deve restare fuori dai giochi. «Qui a parlare è solo lo sport», ribadisce ancora una volta il presidente della Federazione. Domenica la culmination della Coppa del Mondo che non c’è.  


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