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Congiuntura, frenano il tessile e l’abbigliamento-maglieria

Prato, 18 novembre 2016 – Frena il tessile. Un dato non sorprendente, sostanzialmente in linea con l’andamento del manifatturiero a livello nazionale: il -0,3% della variazione della produzione delle industrie di Lucca, Pistoia e Prato è molto vicino al +0,2% dell’Italia. E’ quanto emerge dall’indagine congiunturale condotta dal Centro Studi di Confindustria Toscana Nord Lucca Pistoia Prato per il trimestre luglio-settembre 2016. L’indagine è realizzata con metodologie rigorose analoghe a quelle Istat: interviste personalizzate via internet e telefoniche a un campione statistico di 500 imprese manifatturiere con 10 o più addetti. Vengono così confermati i segnali di indebolimento congiunturale già fotografati nell’indagine sui mesi di aprile-giugno 2016, quando fu rilevato +0,8% rispetto al corrispondente periodo del 2015.

Il passo indietro è più evidente nelle aziende di minore dimensione (-0,8% per quelle tra 10 e 49 addetti); anche le più grandi (50 addetti e più) mostrano però un sostanziale esaurimento della crescita (+0,2%) rispetto allo scorso anno. La tendenza si riflette sulla maggior parte dei macrosettori dell’area Lucca-Pistoia-Prato: l’alimentare segna -0,3%; il metalmeccanico -0,7%​; il tessile -1,2%; l’abbigliamento e maglieria -2,3%; il mobile -9,8%. Mantengono variazioni positive rispetto allo stesso trimestre del 2015 il cuoio e calzature con +0,5%; il settore aggregato dei materiali da costruzione, chimica e plastica con +1,1% e soprattutto la carta con un buon +2,5%.

“Il manifatturiero di Lucca, Pistoia e Prato, così come il complesso dell’industria italiana, si trova ad operare in un contesto caratterizzato da grande incertezza – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi – Le incognite vanno dai fattori nazionali agli scenari europei, in cui la Brexit è solo uno degli elementi di potenziale destabilizzazione, fino ai cambiamenti che si profilano negli Stati Uniti. Un momento particolarmente fluido, in cerca di nuovi assetti le cui connotazioni sono tutte da verificare e potrebbero approdare a risultati molto diversi. I mercati non amano le situazioni indefinite: principio sempre valido di cui vediamo gli effetti nella stasi produttiva che stiamo vivendo. Le nostre imprese comunque reagiscono e rimangono sostanzialmente agganciate all’andamento del manifatturiero nazionale, con punte di eccellenza che riescono ad andare anche ben oltre. Significativo il fatto che gli imprenditori del campione continuino ad avere in maggioranza aspettative positive: magari meno pronunciate che nel recente passato ma comunque improntate alla fiducia”.

Prato. I dati. A Prato la produzione industriale nel 3° trimestre del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015 registra una leggera variazione negativa pari a -0,6%. La tendenza era già rivolta alla riduzione: dal +3,2% del 1° trimestre si era passati nel 2° trimestre a +1,6%. Il tessile mostra una contrazione complessiva pari a -1,2%. I risultati sono tuttavia spiccatamente differenziati nei vari comparti: negativi i filati, che segnano -6% e che pagano comparativamente i risultati molto buoni degli ultimi anni; viceversa i tessuti, pur con un parallelo indebolimento rispetto alla prima parte dell’anno, rimangono positivi, registrando un +1,5% dovuto essenzialmente a buone prestazioni sul fronte degli ordinativi interni.

Il conto terzi tessile si colloca in una posizione intermedia con una contrazione pari a -1,5%. In calo anche abbigliamento e maglieria, che segnano un -2,6% dovuto alla diminuzione degli ordinativi sia interni che esteri: anche i risultati di questo comparto sono condizionati dalla forte crescita degli anni precedenti. Ancora positiva ma in rallentamento la meccanica, a quota +0,9%. Le aspettative degli imprenditori pratesi danno un saldo positivo del +8%, comunque inferiore rispetto alle previsioni espresse nei due trimestri precedenti.

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