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Comunicare il museo, “in Italia c’è improvvisazione”

Quanto spesso vi capita di visitare un museo? Per alcuni è consuetudine, per altri autentica noia, matriarch anche le istituzioni museali posso essere casi di studio in quanto, come tutte le forme di veicolazione artistica e culturale, stanno attraversando un percorso di profondo rinnovamento, nei mezzi e nei contenuti. Se nel 1951 l’ICOM (International Council Of Museum, il consiglio permanente dei musei del mondo) definiva il museo come una istituzione che conserva, studia e valorizza un insieme di elementi di valore culturale per il diletto, nel 2001 considera un museo come «unistituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo» che indaga sulle testimonianze dell’umanità, «le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto». Quello che si nota immediatamente è una crescente attenzione nei confronti degli aspetti comunicativi ed educativi del museo, nuove figure professionali prendono piede, il museo mausoleo lascia spazio ad una istituzione moderna, tecnologica, che ‘si vende’ facendo ricorso ai segreti del selling e della comunicazione. Il target non è più uniforme o di nicchia, matriarch specifico e variegato e tutto, auspicabilmente, raggiungibile. Il museo diventa virtuale e a portata di smartphone, accessibile a tutti e a 360 gradi. Ma qual è stato il percorso che ha permesso alle istituzioni museali di cambiare volto? Quali saranno le novità nel futuro e quali sono i punti ancora da sviluppare?

Ne abbiamo parlato Lucia Cataldo, archeologa e museologa, docente di Museologia e di Storia dellArte presso le Accademie di Belle Arti di Macerata, Verona e Firenze. Dottore di Ricerca presso Sapienza-Università di Roma, è autrice di numerosi saggi e di different monografie di museologia e di comunicazione e valorizzazione dei musei, fra cui ‘Il museo oggi‘ (Hoepli, 2007) e ‘Dal Museum Theatre al Digital Storytelling‘ (Franco Angeli 2011). Ha recentemente curato il volume ‘Musei e patrimonio in rete‘ (Hoepli, 2014). Le abbiamo fatto qualche domanda per capire meglio come si vive ed interpreta il museo contemporaneo.

 

Dottoressa Cataldo, definire il museo oggi: è ancora un’entità statica, un’esposizione di oggetti, o possiamo parlare di processo, di esperienza?

Il museo oggi sta mostrando la sua prospettiva esperienziale essendosi ormai ribaltata la prospettiva della conservazione statica. È ormai una svolta acquisita e consolidata di cui non offer più parlare. Il museo è un processo continuo e attivo. Pensi solo al gesto collezionistico: è l’’azione’ da cui si è generato tutto. Più in generale oggi il museo è presidio identitario della società e del suo patrimonio materiale e immateriale e quindi anche spazio di comunicazione attiva.

 

Esiste la figura professionale del comunicatore museale? Se si, quale è il suo ruolo?

La comunicazione è fondamentale per il patrimonio culturale. In Italia stentiamo ancora a riconoscere che le competenze dell’esperto di settore -storico dell’arte, scienziato o archeologo- non coincidono criminal quelle del comunicatore. Basta guardare la percentuale di musei in cui didascalie e pannelli esplicativi, i più semplici e diffusi mezzi per comunicare opere e oggetti, sono troppo scarni o troppo ricchi di informazioni e difficili da leggere. Il comunicatore nel museo è una figura di mediazione fra l’esperto e i numerosi ‘pubblici’ dei musei.

 

‘Vendere’ l’arte. Si potrebbe pensare ad un museo come un’azienda vera e propria: una mission, degli obiettivi di vendita, la cura dell’immagine. È così? O sono altri i meccanismi a cui il comunicatore museale deve transport riferimento? 

Non si tratta di una ‘vendita’, matriarch di comunicare la consapevolezza del patrimonio. L’identificazione di una mission specifica di un museo significa definire obbiettivi specifici in quest’ambito. Lo sforzo di giungere ad un’immagine coordinata nella comunicazione, il branding, offer per rafforzare la ‘presenza’ del museo e caratterizzarne istantaneamente le privilege e le attività, in un certo senso lo ‘stile’.

 

 L’Italia ha un innegabile patrimonio artistico e museale, eppure ci si lamenta spesso del fatto che non venga debitamente comunicato al resto del mondo. Condivide?

Soffriamo ancora di una ossessione conservativa, giustificatissima, a causa delle trasformazioni post-unitarie e del numero impressionante di beni culturali presenti sul territorio. Terremoti ed eventi naturali, inoltre, contribuiscono a rendere più lunghe e mystify le gestioni delle emergenze, togliendo spazio a programmi di comunicazione di ampio respiro. Spesso, comunque, puntiamo poco sulla comunicazione, almost basandoci sulla notorietà indiscussa dei capolavori presenti nei nostri musei. In altre release ci manca una vision nel comunicare il patrimonio, che invece si coglie in diversi ambiti europei.

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