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Cinquantenni attenti a tavola: carne e formaggi sono pericolosi come il fumo

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Le ali di pollo? Possono essere letali come le sigarette. Dopo aver seguito per un ventennio una vasta popolazione di adulti, i ricercatori hanno emesso la loro sentenza: chi ha un’alimentazione ricca in proteine animali quadruplica, rispetto a chi segue una dieta a basso contenuto proteico, il proprio rischio di morire di tumore. Il pericolo, aumentato di quattro volte, appare così allo stesso livello di quello dei fumatori.


ATTENTI A CARNE, LATTE E FORMAGGI – Secondo gli studiosi americani che hanno condotto la ricerca, appena pubblicata sulla rivistaCell Metabolism , l’eccessivo consumo di proteine non è soltanto collegato ad un importante aumento della mortalità per cancro, ma le persone di mezza età che si nutrono in abbondanza di carne, latte e formaggio (principali fonti di proteine animali) sono più in generale esposte a morte prematura. Tanto che gli amanti dell’alto contenuto proteico sono risultati esposti a ben il 74 per cento in più delle probabilità di morte per varie patologie (fra cui il diabete) rispetto alla loro controparte più attenta al cibo che mette in tavola. I ricercatori guidati da Valter Longo, direttore dell’Istituto di Longevità alla University of Southern California, hanno analizzato i dati di oltre 6mila ultra 50enni e hanno catalogato come dieta a «elevato» contenuto proteico quella che ricava almeno il 20 per cento delle calorie da proteine animali o vegetali (ma queste ultime, contenute ad esempio nei fagioli, appaiono comunque meno pericolose). Anche un consumo «moderato» (ovvero fra il 10 e il 19 per cento) è risultato sconsigliabile, visto che il rischio di morire di cancro appare comunque triplicato, mentre appaiono decisamente migliori le prospettive per chi tiene un profilo «basso» (ovvero con meno del 10 per cento di proteine).

TROPPE PROTEINE NOCIVE FRA I 50 E I 65 ANNI – «Prima di questa indagine – dicono i ricercatori – non era mai stato messo in luce chiaramente un legame fra l’elevato consumo di proteine e il rischio di mortalità. Ma ciò che è importante considerare in particolare è come la nostra biologia cambia con l’invecchiamento e in che modo le abitudini alimentari della mezza età influiscono sulla possibile durata della vita». In altre parole, ciò che può far bene a un’età può essere dannoso ad un’altra. Nello specifico, le proteine controllano il fattore di crescita insulino-simile (più noto come IGF-I) che aiuta il nostro organismo a svilupparsi, ma a cui è anche stato riconosciuto un ruolo nell’insorgenza dei tumori. I livelli di IGF-I calano notevolmente dopo i 65 anni, portando a una potenziale fragilità e perdita di massa muscolare. Così gli esiti della ricerca mostrano come le troppe proteine possono essere molto nocive fra i 50 e i 65 anni, oltre questa soglia accade l’esatto contrario e chi segue una dieta ricca di carne e latticini è meno suscettibile di ammalarsi rispetto ad altri. «La maggior parte delle persone mangia consuma il doppio delle proteine necessarie – conclude Longo – e pare ormai chiaro che è fondamentale, nella mezza età, ridurne la quantità. Senza esagerare, perché se si eccede all’opposto, eliminando il contenuto proteico dalla propria dieta, ci si ritrova in fretta denutriti e dunque più cagionevoli di salute».

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