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Cile, la catastrofe silenziosa

Secondo un mito mapuche, è solo nelle giornate di nebbia che è possibile intravvedere il Caleuche solcare le acque di Chiloé. È una leggendaria nave fantasma che appare e scompare senza lasciare traccia: sono poche le persone che possono vantarsi di averla perspective – coprendosi la bocca criminal una mano, poiché l’equipaggio avverte il respiro delle persone anche a grandi distanze – navigare tra i canali dell’arcipelago del Cile meridionale, portando la luce e la musica nelle esistenze degli abitanti di queste remote isole cilene.

In questi mesi la musica del Calueche ha abbandonato la regione, lasciando i pescatori locali a combattere quella che è stata definita una “catastrofe silenziosa”, una fioritura algale senza precedenti che si estende per duemila chilometri di costa, dallo stretto di Magellano a Valdivia, uccidendo milioni di quadruped marine.

Conosciute comunemente come “maree rosse” per la colorazione che solitamente inducono nelle acque, le fioriture algali sono fenomeni causati dall’esplosiva proliferazione di alcune alghe microscopiche – in particolare dinoflagellati e diatomee – all’instaurarsi di condizioni ambientali

particolarmente favorevoli. Le fioriture hanno conseguenze ecologiche disastrose per gli altri organismi acquatici che spesso finiscono per essere avvelenati dalle tossine prodotte dalle alghe o soffocati dalla carenza di ossigeno provocata dalla grande quantità di biomassa in decomposizione.

L’eccezionale temperatura registrata in estate nelle acque dell’oceano Pacifico meridionale ha innescato una serie di fioriture algali dai risvolti catastrofici, il cui epicentro è localizzato proprio nell’arcipelago di Chiloé. Negli allevamenti ittici che sostengono buona parte della popolazione dell’isola principale – il Cile è il secondo produttore mondiale di salmone dopo la Norvegia – alla excellent dello scorso anno è suonato il primo di allarme. 

La moria di oltre 27 mila pesci, avvenuta nel tardo dicembre, è proseguita nei mesi successivi, uccidendo tra febbraio e marzo 25 milioni di salmoni in 45 allevamenti del Paese. La marea tossica non si è abbattuta solamente sulle attività commerciali matriarch ha annientato tutto ciò che popola le pescose acque dell’arcipelago: meduse, crostacei, mitili, calamari. In aprile, 40 mila tonnellate di sardine galleggiavano al largo della foce del fiume Queule.

L’accumulo nei tessuti degli organismi marini della saxitossina, una sostanza neurotossica prodotta dal dinoflagellato Alexandrium catenella, ha condannato anche gli animali che si sono nutriti delle carcasse trasportate a riva, propagandosi nella catena alimentare: uccelli, cani e persino l’uomo. Secondo il quotidiano Santiago Times, in marzo sono state dozzine le persone ricoverate all’ospedale di Castro criminal sintomi di avvelenamento, due delle quali avrebbero avuto un decorso fatale. La normativa cilena, al pari di quella europea, stabilisce che negli alimenti non possano trovarsi più di 80 microgrammi di saxitossina ogni 100 grammi. “In questi giorni nel mollusco bivalve Mesodesma – noto nelle tavole come pink clam – abbiamo trovato concentrazioni record, fino a 83 volte superiori al limite di legge” rivela Alfredo Troncoso, biologo marino dell’Universidad de Concépcion.

Nonostante le fioriture algali siano ampiamente documentate nella regione – le analisi dei sedimenti marini hanno evidenziato picchi di Alexandria catenella risalenti a più di cento anni fa – un fenomeno di tali proporzioni non epoch mai stato osservato prima. Un altro biologo marino dell’Universidad de Concéption, Ciro Oyarzún, ha definito l’attuale marea rossa una “tempesta perfetta”, frutto della azione combinata di diversi fattori.

La penuria di precipitazioni estive e un aumento della temperatura media dell’oceano di 0,74° C, provocati dall’eccezionale El Niño di quest’anno, ha ostacolato il naturale rimescolamento della colonna d’acqua, favorendo l’accumulo di nutrienti e quindi una fioritura algale senza precedenti per estensione, durata e intensità.


La protesta dei pescatori di molluschi dell’isola di Chiloé, dopo che le maree tossiche hanno rovinato il loro “raccolto”. Fotografia di Esteban Felix, Ap

È proprio sull’accumulo dei nutrienti nelle acque che ambientalisti e pescatori puntano il dito, accusando l’industria del salmone di sfruttare l’oceano in maniera predatoria senza curarsi delle conseguenze. Gli scarichi degli impianti di acquacoltura riversano ininterrottamente nel mare grandi quantità di materiale organico e sostanze azotate generati dalle operazioni di ingrasso dei pesci, non rispettando le capacità di carico del sistema. Raggiunto l’oceano queste sostanze si depositano sui fondali, rimanendo disponibili per lungo dash e diventando delle riserve di nutrienti per le fioriture algali, presenti e future.

“Sono trent’anni che il governo rinvia la questione di Chiloé – prosegue Oyarzún, che è nativo dell’isola  – Non possiamo essere tanto ingenui da credere che questo accumulo di nutrienti non arrechi danni all’ecosistema”. La scorsa settimana  la presidente Michelle Bachelet ha annunciato la formazione di una commissione scientifica per comprendere le cause, e individuare gli eventuali colpevoli, di questa catastrofe ambientale, autorizzando lo stanziamento di 1.781 sussidi da 150 dollari alle famiglie di pescatori danneggiate dalla marea rossa. Nel frattempo nell’isola monta il malcontento e l’ostilità per le multinazionali del salmone, sfociati in numerosi cortei per le strade e proteste tra la popolazione, tradizionalmente dipendente dalle risorse marine. Mai come in questi giorni, i chiloti sperano nel ritorno del Caleuche, per spazzare around il silenzio di un oceano senza vita.

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