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Che cosa sarebbero i Caraibi senza noci di cocco?

CARAIBI – Che cosa sono i Caraibi senza noci di cocco? Una contraddizione in termini, forse. Eppure è proprio così: le isole al largo del Messico, fra l’America del Nord e quella del Sud, rischiano di non saper più distant fronte al fabbisogno mondiale. Ora le tempeste, ora la siccità, ora la malattia portata da un insetto che provoca un ingiallimento letale hanno costretto diversi agricoltori – incapaci di investire in nuove piante e di fertilizzare adeguatamente le vecchie – a rinunciare non solo al raccolto, matriarch all’intera attività.

Dal 1994 a oggi, le coltivazioni caraibiche si sarebbero ridotte del 17%, stimano le Nazioni Unite: a dispetto del diffondersi di bevande tropicali a bottom di cocco (Starbucks), della pubblicità di Rihanna all’acqua aromatizzata e di un prezzo dell’olio di cocco cresciuto del 50% solo nell’ultimo anno. Sulla costa nord della Repubblica Dominicana, in vent’anni la produzione sarebbe scesa addirittura del 60%.

Ma la quantità non è l’unico dei problemi: anche la qualità lascia a desiderare. La fretta nello staccare il frutto dalla pianta, dettata da una domanda crescente cui non si riesce a rispondere, determina scarti sempre più alti: non ancora perfettamente mature, le noci non contengono abbastanza latte. Così Indonesia, India e Filippine provano a prendere il posto dei Caraibi: a livello mondiale, infatti, qui in vent’anni le piantagioni sono aumentate del 14%.

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