Home / Cucina / Cesare Battisti: vi spiego perché la cucina a km zero non esiste

Cesare Battisti: vi spiego perché la cucina a km zero non esiste

Cesare Battisti oltre che cuoco – non ama essere chiamato chef – è un promotore dell’agricoltura sostenibile. Collabora infatti con il progetto Coltiviamo insieme! un orto con frutteto di 4.000 mq, realizzato dalla Fondazione Riccardo Catella in collaborazione con la Fondazione Nicola Trussardi e Confagricoltura, in un’area adiacente al giardino pubblico di via De Castillia 28 e alla sede del Ristorante Ratanà. Questo progetto include un programma di attività didattiche sulla coltivazione e sull’educazione alimentare, dedicate in particolar modo a bambini e famiglie. Cesare e il Ratanà curano alcuni di questi laboratori didattici nell’orto.

Quando non può dedicarsi direttamente alla coltura delle materie prime si preoccupa comunque di andarle a cercare. Per incontrare noi ha rimandato una trasferta a Breme dove lo aspettavano 150 chili di cipolle, e ci ha raccontato cosa significhi per lui nutrire il pianeta mentre ci mostrava le foto di un allevamento di capponi vicino a Mantova che assomigliava ad una Spa ovina.

Nutrire il pianeta significa prima di tutto fargli del bene, sfamarlo e abbeverarlo, tutto il contrario di quello che stiamo facendo. In passato era diverso, ma ora ha preso il sopravvento la grande industria, quindi abbiamo bisogno di un ritorno alle origini, a un’agricoltura veramente sostenibile.

In questo periodo tutti si riempiono la bocca con termini come “etico”, “sostenibile” o “di qualità” ma i dati che abbiamo sono altri. Quello che si sta facendo è invece sfruttare il pianeta con agricolture intensive, e inquinando i mari. Per nutrire il pianeta servono delle politiche di un certo tipo da parte dei governi, riguardo alla distribuzione equa del cibo, contro lo sfruttamento indegno delle risorse della pesca. Andando avanti così inevitabilmente arriverà un momento in cui bisognerà per forza fare un passo indietro. Per me questo momento è già giunto e se non lo capiamo rischiamo di poter lasciare sempre meno a quelli che verranno dopo di noi. Io ho appena avuto un bambino, e per me è fondamentale la decisione di fare ora un quel passo indietro. Altrimenti il rischio è ritrovarci senza nulla da lasciare.. poi vedremo un po’ cosa succederà.

Quale sceglierebbe tra i suoi piatti per esprimere questo tema e perchè?

Sicuramente un piatto a base di verdura e di cereali perché sono i prodotti fondamentali dell’agricoltura. Io non sono vegetariano, cucino pesce e carne, ma penso che quest’ultima sia tra gli “ingredienti” che procurano maggiori danni al pianeta, è la maggiore delle colture intensive e tra le principali cause – se non la prima – dell’effetto serra.
I cereali e le verdure invece sono senza dubbio l’espressione della terra di questo pianeta. Le verdure lo sono, in tutte le stagioni e in ogni momento, e tra i cereali il riso è il prodotto su cui maggiormente lavoro. Mi è stato chiesto di farlo in maniera ancor più approfondita in questo momento, per il ruolo che ricopro come Expo Ambassador; per ottenere il risultato mi sono confrontato con il prodotto di tantissime nazioni, ma già di mio lo considero da sempre uno degli ingredienti fondamentali della cucina. Per una vastissima fetta di popolazione mondiale il riso rappresenta ciò che per noi è il pane. Il mio piatto per Expo è il risotto primaverile, con piselli, bacelli di pisello e fiori. Io impazzisco per le verdure, perché rappresentano l’avvicendarsi delle stagioni, e sono l’alimento che preferisco cucinare.


 



Leggi Anche

Morto lo chef Alessandro Narducci, promessa della cucina italiana

Roma, 22 giugno 2018 – E’ morto Alessandro Narducci, chef stellato di 29 anni. Il giovane …