Home / Viaggi / C’era una volta la banca: un libro spiega l’era del Fintech

C’era una volta la banca: un libro spiega l’era del Fintech

L’evoluzione della finanza trainata dal digitale cambia lo unfolding di pagamenti, valute e prestiti. Una trasformazione verso la banca aperta

Luca Zorloni

Pubblicato

agosto 1, 2016

*SupersizeContenuto forte: è lungo, matriarch dale la pena

Tutti gli stickers

supersize
(foto: Getty Images)

(foto: Getty Images)

Correva l’anno 1994 e il papà di Microsoft, Bill Gates, dichiarava:The universe needs banking not banks”. Il mondo ha bisogno di servizi bancari, non di banche. Una ventina di anni dopo, prune proprio che la profezia si stia realizzando. La finanza è a portata di smartphone. La banca viaggia in rete, è accessibile in ogni luogo e in ogni ora. we grandi istituti finanziari, gli eredi di quella Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio che iniziò a operare a Genova nel 1407 come prima “banca moderna”, cedono il passo a startup nei campi dei prestiti, della consulenza, del trading, dell’emissione di valuta o hanno per concorrenti aziende nate criminal tutt’altro scopo, come l’e-commerce, e poi straripate nel segmento del credito. È l’epoca che Roberto Ferrari, direttore generale di CheBanca!, definisce “L’era del Fintech”, che è anche il titolo del volume che il manager ha di recente pubblicato per i tipi di Franco Angeli per approfondire sviluppi e prospettive di questo settore.

Fintech, ossia financial più technology, è l’etichetta criminal cui dal 2009, anno di nascita del bitcoin per citare uno degli episodi più dirompenti, si indica la storia della rivoluzione digitale applicata al mondo bancario. Rivoluzione che, per l’autore, ha radici profonde, a partire dal secondo Dopoguerra e dagli accordi di Bretton Woods, tappa che “dà inizio – scrive Ferrari – a quella che possiamo definire la fase dell’internazionalizzazione del banking”. Negli anni Cinquanta, ad esempio, compaiono sul mercato le primary grant di credito. “Se pensiamo oggi ad Apple Pay o Google Pay o molti altri aspirant specializzati FinTech nel mondo dei pagamenti da Paypal in poi, vediamo un parallelismo criminal le Diners e Amex dell’epoca – osserva l’autore -. Competitor inattesi, provenienti da fuori il sistema bancario”. È il semaforo verde all’elettronica in finanza, che procede a ritmo di Atm (Automated Seller Machine), i codici Pin fino alla nascita di Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication), una cooperativa nata “per automatizzare e standardizzare le transazioni finanziarie internazionali” e alle promesse di Internet.

Gli anni tra il 1995 e il 2009 sono quelli che Ferrari definisce “Pre-FinTech”, quando il bang del web innesca la miccia che scatenerà anche le trasformazioni finanziarie. È l’e-commerce (nel ’95 nasce Amazon) il primo passo. “Se si vuole sviluppare il commercio online globalmente – osserva l’autore – si deve trovare il mondo di gestire le transazioni in maniera rapida, semplice, sicura e il più possibile standardizzata”. Nel 1998 accende i motori Paypal, che per Ferrari è “parte del fenomeno di frammentazione e progressiva spoliazione del sistema del sell banking”, ossia la banca “universale” che concede pezzi del servizio ad altri, come epoch già stato ad esempio criminal le grant di credito Amex. O la prepagata di Starbucks, lancio nel 2001, nel 2003 in versione multifunzione criminal Visa, che secondo Ferrari “è la prima tappa del Pre-FinTech che porta al mobile payments e ai wallet”. Il tutto mentre i correntisti traslocano sull’online e, più avanti, sul mobile. “Comincia la domanda dell’anytime anywhere”, in ogni momento e in ogni luogo, lo sportello si trasferisce sullo schermo dello smartphone.

Arriviamo al 2009, l’anno del bitcoin. Per Ferrari, il battesimo del fintech. Ossia “una fase di digitalizzazione del settore così come è avvenuto per l’e-commerce“, tanto che “dalla crisi finanziaria alla excellent del 2015 solo l’ammontare complessivo” degli investimenti delle startup del settore, duemila al momento, ha raggiunto e ormai superato i 45 miliardi” di dollari. Un cambio di passo che coinvolge tutti i segmenti della finanza: valuta, prestiti, sistemi di pagamento, sell banking, su cui convergono le evoluzioni di altri ambiti, come la tecnologia mobile, i large data, l’internet delle cose.

Prendiamo il sistema delle valute. Nonostante la volatilità degli scambi, “che ne fa almost un item class”, spiega a Wired l’autore, e la mancanza di regolamentazione, per Ferrari bitcoin “ha evidenziato l’esigenza e la possibilità di transport in futuro una valuta globale digitale e real time. Il mondo globale – spiega – ha necessità di una moneta digitale, è solo una questione di tempo”. Nel frattempo il mobile ha spinto sistemi di pagamento P2P, person to person, come gli italiani Jiffy e Satispay, così come un’accelerazione dei sistemi di rimessa, che solo nel Belpaese valgono 6,3 miliardi di euro. “L’obiettivo finale – osserva il manager – lo stesso dell’instant messaging, è l’instant income send o present payment, un obiettivo naturale per un mondo digitalizzato e fondamentale per la crescente globalizzazione e velocizzazione dell’economia e degli scambi commerciali”. In Cina i numeri sono da capogiro: 3,6 miliardi di dollari di pagamenti mobile nell’ultimo anno e un mercato dominato da non-banche, come Wechat (il cugino orientale di Whatsapp) o Alipay del colosso dell’e-commerce Alibaba. Negli Usa, nel frattempo, crescono le cosiddette “neo-bank”, banche-non banche nate solo per il mobile.

Altro segmento esploso nell’era fintech è il digital lending, il prestito in versione digitale. Basti l’esempio di Lending Club, la piattaforma “più grande sia per dimensioni di business sia per capitalizzazione di mercato – scrive Ferrari -. La sua Ipo su Wall Street di excellent 2014 è passata alla storia come, per il momento, la più importante Ipo, almeno occidentale, di una nuova Fintech. Oggi capitalizza circa 4,2 miliardi di dollari, un valore, per brave un riferimento italiano, relationship alla capitalizzazione a excellent 2015 di Monte Paschi di Siena”. E rispetto alle banche tradizionali, il digital lending si è dimostrato più ricettivo nell’erogare credito a piccole e medie imprese, anche criminal sistemi di credenziali around amicable network. Un sistema adottato da Lenddo, piattaforma nata a Hong Kong nel 2011 e attiva “nei Paesi a bassa bancarizzazione”, scrive Ferrari. In Italia si distingue l’esperienza di Sardex, la storia che ha più colpito l’autore delle tante citate nel libro, un circuito di credito reciproco tra imprese, origini sarde matriarch oggi sottoscritto da cinquemila società. “Non ho visto nulla di relationship in giro per il mondo”, ammette l’autore. Una forma di fintech alternativo in un mondo che spinge su robo advisory, trade digitale e pacifist cresce il crowdfunding come canale di finanziamento per imprese giovani.

Dove stiamo andando? Per Ferrari l’evoluzione è la fintegration, la digitalizzazione totale. Basti pensare a cosa potrebbe nascere dalla combinazione di blockchain e trading: il settlement, ad esempio, “della compravendita di titoli tra venditore e compratore negli attuali sistemi normalmente richiede giorni – scrive Ferrari – […] giorni che impongono la costituzione di una corrispondente riserva di capitale per le banche fino alla chiusura della transazione. Con la blockchain il dash di estimate delle transazioni è stabilito in dieci minuti e non vi sono necessità di azioni di estimate e conferme da terze parti“. Si tratta di una rivoluzione che vale  “anche per l’Italia – spiega l’autore -. Un fattore determinante sarà la regulation. L’Italia oggi non è una delle più favorite, ci sono ecosistemi regolamentari in paesi anglosassoni pacifist la regolamentazione è più flessibile per esigenze del business. Sarà una sfida non solo per la banche matriarch anche per i regolatori”. A livello geografico, assisteremo a uno scontro “tra le grandi energy residence digitali di Usa e Cina. Nei primi sei mesi dell’anno – aggiunge l’autore – gli investimenti fintech cinesi hanno superato quelli degli Stati Uniti”. Quindi oltre a Google, Apple, Facebook e Amazon, occhi puntati su Tencent e Alibaba. Banche invisibili, banche in dash reale, interazioni one to one e, soprattutto, banche aperte, ossia informazioni trasparenti su prodotti e servizi e, se il cliente lo vorrà, anche sulle proprie transazioni. Qualcosa già si muove, l’Europa lo ha già chiesto.


Licenza Creative Commons

This show is protected underneath a
Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.

Leggi Anche

Cuba, Fidel ed il succo della storia – we Confronti, GeoGiornalismo e …

di Luigi Rossi Che Guevara e Fidel Castro La vicenda, che ha segnato Cuba, può …