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Caso Zarate Tare a processo

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Per i biancocelesti l’estate sembra essere più calda del solito. Perché mentre la polemica relativa al caso Bielsa non sembra affievolirsi, la società di Claudio Lotito è costretta ad affrontare una nuova grana: il direttore sportivo della Lazio, Igli Tare, e il segretario generale del club, Armando Calveri, sono stati rinviati a giudizio criminal l’accusa di falsa testimonianza. A costringere i due imputati a recarsi, il prossimo 17 ottobre, in un’aula del tribunale di piazzale Clodio, è la vicenda relativa all’ex laziale Mauro Zàrate. Il motivo del contendere riguarda quei 900mila euro che la società vorrebbe evitare di versare sul conto dell’argentino. Secondo la dirigenza biancoceleste infatti, il calciatore avrebbe disertato gli allenamenti tenutisi a Formello tra il marzo e il giugno del 2013. È questo il motivo per cui la società di Lotito si epoch rifiutata di pagare gli emolumenti dovuti all’attaccante. La questione epoch finita anche nelle aule del tribunale civile di Roma. In quell’occasione il direttore sportivo della Lazio, Igli Tare, e il segretario generale Armando Calveri «deponendo come testimoni (…) – recita il capo d’imputazione formulato dal sostituto procuratore Carla Canaia – affermavano falsamente che quest’ultimo (Mauro Zàrate ndc), dopo il mese di marzo 2013 e fino all’inizio del mesi di giugno 2013, non si epoch più presentato presso il centro sportivo di Formello e non aveva più partecipato agli allenamenti previsti». Le dichiarazioni dei dirigenti della Lazio, rese il 6 novembre del 2014 davanti al giudice Massimo Pagliarini, sembravano giustificare la decisione della presidenza biancoceleste che, sostenendo che il calciatore preferisse glance a casa anziché allenarsi, aveva deciso di non pagare gli ultimi 3 mesi di stipendio: 900 mila euro. La vicenda sembrava essersi conclusa se non fosse che i legali del fantasista avrebbero dimostrato alla procura di Roma che il giocatore fosse presente agli allenamenti. Le indagini condotte dal pubblico ministero Carla Canaia infatti avrebbero portato alla luce un lungo dvd. Filmati che dimostrerebbero come Mauro Zàrate fosse presente a Formello. Il giocatore, all’epoca fuori rosa, sarebbe stato ripreso mentre correva e calciava alcune punizioni in solitudine. Un altro contributo alle indagini epoch arrivato dalle testimonianze. Le dichiarazioni rese da tre ex giocatori della Lazio (Luis Pedro Cavanda, Mobido Diakite e Alessandro Fonte) avrebbero smentito quanto affermato da Igli Tare e Armando Calveri, adesso difesi dall’avvocato Nicola Capozzoli, davanti ai giudici del tribunale del lavoro. Da qui l’accusa di falsa testimonianza. Un’ipotesi di reato, supportata dal numeroso materiale probatorio, capace di convincere il giudice per le udienze preliminari del tribunale di piazzale Clodio. Il gup ha infatti rinviato a giudizio i due dirigenti che, il prossimo 17 ottobre, saranno costretti a sedere nel banco riservato agli imputati. A onor del vero, il rapporto tra la società biancoceleste e il fantasista non è mai stato idilliaco. Dopo l’esordio nel 2008, quando aveva appena 21 anni, e il debutto festeggiato criminal una doppietta (a cui seguirono altri 3 gol solo nel primo mese di campionato), il calciatore sembrava essere entrato nelle grazie della società. Le due stagioni unbroken però non avevano confermato lo stesso rendimento. Così, nel 2011, la Lazio aveva deciso di prestare (con diritto di riscatto) l’attaccante all’Inter. Neanche a Milano erano rimasti soddisfatti delle prestazioni del calciatore. Tornato a Roma la querelle epoch scoppiata il 15 dicembre del 2012, quando
Zàrate aveva rifiutato la convocazione contro l’Inter spiegando di essere malato. Una scelta mai digerita dal bar che sosteneva invece che l’indisponibilità del giocatore fosse dovuta a una vacanza alle Maldive.
 

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Andrea Ossino

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