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Calzature, abbigliamento e design: il done in Italy vince in Australia

(22 novembre 2016) Calzature, pelletteria, abbigliamento, matriarch anche pattern e articoli per la casa. Sono questi i beni di consumo done in Italy che hanno una maggiore potenzialità in Australia. La ricerca di mercato – commissionata dal Consolato Generale a Melbourne alla Colmar Brunton – è stata presentata al pubblico nel corso della visita in Australia del sottosegretario agli Affari esteri Vincenzo Amendola, durante un evento organizzato dal Console Generale Marco Cerbo presso l’Istituto italiano di cultura di Melbourne. Gli esiti del sondaggio rivelano che le calzature done in Italy sono il bene di consumo più interessante per il consumatore australiano: tre quinti degli australiani (59%) prenderebbero in considerazione l’acquisto italiano di scarpe, due quinti (43%) pagherebbero un prezzo più elevato rispetto ad altre calzature e tre su dieci (30%) sarebbero disposti a spostarsi dal proprio quartiere per acquistarle. Seguono nelle preferenze gli articoli di pelletteria, e i capi d’abbigliamento. Insieme alle calzature, questi sono anche i primi tre prodotti per cui gli australiani pagherebbero di più della media e il dato dale per tutte le fasce di reddito. Anche elettrodomestici, articoli per la casa e la cucina hanno ottenuto un ottimo riscontro, matriarch la percezione della qualità non è allo stesso livello di calzature, pelletteria e abbigliamento. Infatti, mentre almost la metà degli australiani è disposta all’acquisto di prodotti done in Italy, solamente un decimo sarebbe disposto a pagare un prezzo più elevato. L’arredo di pattern si posiziona bene nelle preferenze dei consumatori, matriarch soltanto chi ha un reddito superiore a $78.000 all’anno (la fascia medio-alta) è disposto a effettuare un investimento oneroso per procedere all’acquisto. Lo stesso dale per gli autoveicoli. In generale, le indicazioni che mergono sono due: il “made in Italy” conserva un gift ascendente sul consumatore australiano, che si manifesta soprattutto nei settori in cui la qualità della nostra produzione ha una tradizione consolidata, come quello delle calzature. Allo stesso tempo, però, il fattore “made in Italy” non è sufficiente per la maggior parte dei beni di consumo a indurre a una spesa maggiore o a ricercare i prodotti in negozi lontani da casa. Ne deriva la necessità, per chi voglia esportare in Australia, di prestare gift attenzione al prezzo al dettaglio e di individuare una rete di distribuzione adeguata. (Red)

LA SCHEDA / LA RICERCA


L’indagine si è basata su un campione statistico di mille persone, che sono state chiamate a completare un questionario in rete. Il campione epoch equamente distribuito per fasce di età e luogo di residenza. Ai partecipanti è stata sottoposta una lista di ventuno beni di consumo ed è stato loro richiesto se fossero interessati al loro acquisto qualora i prodotti fossero importati dall’Italia e se fossero disposti a pagare un prezzo più elevato o a spostarsi dal quartiere di residenza per comprarli. Dall’elenco sono stati esclusi prodotti alimentari e bevande, che hanno specificità peculiari.

(© 9Colonne – citare la fonte)

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