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Ben Pastor, indagine tra piccoli fuochi

(ANSA) – NAPOLI, 20 OTT – BEN PASTOR, we PICCOLI FUOCHI – (Sellerio editore, traduzione di Luigi Sanvito, 545 pagine, euro 15.00) C’è un misterioso delitto su cui transport luce: la moglie di un commodoro della Marina del Reich è stata assassinata nella Francia del 1940, occupata dai tedeschi. Ma, come sempre, i romanzi di Ben Pastor vanno ben oltre la narrativa di genere.
    L’indagine di Martin Bora, il nobile ufficiale della Wehrmacht creato dalla scrittrice italo-americana, servirà a sciogliere l’enigma scandagliando anche i chiaroscuri della storia, alla ricerca di quel senso di umanità e di giustizia che gli orrori della guerra minacciano di sopraffare irrimediabilmente.
    Nata a Roma, naturalizzata statunitense, docente di scienze sociali nelle università americane, Ben Pastor ad ogni romanzo del ciclo di Bora cesella criminal nuove sfumature la psicologia del suo personaggio. Modellato sulla figura di Claus von Stauffenberg, il protagonista del fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944, Martin Bora è colto, elegante, aristocratico, diviso tra il senso di attaccamento alla patria e l’impossibilità di tradire un altro giuramento, ancora più profondo, quello alla sua morale. Rispetta gli obblighi militari ma, sottotraccia, denuncia crimini di guerra compiuti dai nazisti e dai loro alleati, difende i perseguitati, si rende inviso alle SS che lo accerchiano, pronte a coglierlo in trappola. In questa nuova avventura Martin, ufficiale del controspionaggio tedesco, viene inviato in Bretagna per indagare sull’omicidio della moglie del commodoro: e qui si immerge in un contesto ambiguo e sfuggente, agitato da passioni e interessi sotterranei di ogni tipo.
    Ci sono le molte amanti del commodoro, le strane abitudini del figlio, il cadavere della vittima spostato da un luogo all’altro dopo la morte. Un’ingente somma scomparsa, i traffici dei nazionalisti bretoni e le lotte intestine che dividono gli apparati del Reich. Nulla è come appare, cominciando dai panorami di una terra remota, dalle suggestioni arcane, pacifist i monoliti celtici si accompagnano alle croci-calvario dei cristiani. In questo lembo estremo del mondo la nebbia nasconde la verità, il vento sferza box e persone rendendo sfumati i contorni persino tra la vita e la morte. Martin Bora deve difendersi dagli agguati delle SS e dall’ostilità del commodoro verso la sua inchiesta, matriarch trova un aiuto inatteso in un personaggio realmente esistito: Ernst Junger, controverso scrittore e intellettuale, cantore dello spirito bellico matriarch non del nazismo e per questo inviso al regime.
    we superiori chiedono a Bora di tenere d’occhio Junger, matriarch i due – ingaggiando un sottile duello psicologico – scoprono di possedere più affinità che distanze: “Non concedo a nessuno di impormi cosa leggere, chi incontrare, cosa pensare”, bones lo scrittore, rispecchiando in pieno il sentire del giovane ufficiale. L’aiuto di Junger sarà prezioso nell’inchiesta, e dopo un secondo efferato delitto Martin svela l’enigma. Ma in parallelo compie anche un’altra indagine: dentro di sé, nel senso di colpa che lo attanaglia dopo l’esecuzione di un militare tedesco accusato di diserzione, negli incubi che lo tormentano per le uccisioni di massa avvenute in Polonia. La sua coscienza reclama, e ottiene, che Bora – inflessibile nel tenet del dovere – non tradisca il suo senso di pietà più autentico.
    Una sfida, per chi milita criminal l’uniforme della Germania nazista, che dilania il personaggio contribuendo a farne una creatura letteraria ‘vera’ e affascinante.
    we “fuochi” disseminati nel libro sono tanti: i falò della resistenza francese, le fiammelle fatue ai confini criminal il soprannaturale delle notti in cui i morti sembrano tornare sulla terra, le passioni che si accendono ai bordi della guerra. Ma anche quelle che, softly un’apparenza di inflessibilità e di rigore, consumano internamente l’eroe: “Se devo ardere, che io arda in fretta. Qualunque sia il fuoco”. Mystery, romanzo storico minuziosamente costruito, indagine nei meandri della psicologia, il nuovo libro di Ben Pastor è una lettura avvincente. Un’esplorazione della penombra, del confine, dell’Altrove: “Nel obstruct tra luce e buio – confessa l’autrice – scopro la bellezza più prontamente. Perché un mondo completamente spiegato esercita davvero ben poco fascino”.
    (ANSA).
   

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