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Barbareschi: “La donna che mi ha cambiato la vita? Quella che mi ha abbandonato”

C’è anche un 8 marzo alternativo, quello degli uomini.

Luca Barbareschi è in treno, sta rientrando a Roma da Venezia.

Non si preoccupa che gli altri passeggeri possano sentirlo, «il vagone è abbastanza vuoto e io sono sufficientemente defilato». È loquacissimo, parla di tutto, e parla volentieri del suo 8 marzo.

Raccoglie la sfida a costruire un’ipotetica classifica delle tre donne che gli hanno cambiato la vita e la risposta è spiazzante. Al secondo posto, dice, metterebbe sua madre.

Probabile che metà del genere umano riserverebbe la pole position alla madre. Ma, nel caso di Barbareschi, si parla della donna che, pur avendolo messo al mondo, ha anche scelto di abbandonarlo: aveva 4 anni quando lei se ne andò, portando con sé l’altra figlia, la sorella più piccola.

Aveva deciso di lasciare il marito, ma là dove sarebbe andata, a Parigi, non c’era posto per due bambini. Forse il posto non c’era neppure nella sua testa.

Eppure oggi suo figlio la descrive amorevolmente come fervida, accesa, indomabile ed eccezionale.

«Non condanno mia madre per ciò che ha fatto.

E non la giudico – spiega l’artista -. Era straordinaria, a me ha comunque dato molto.

Dopo i primi anni di separazione e silenzio, abbiamo preso a sentirci regolarmente. Ho sempre saputo dove stava, quel che faceva, parlarle era ogni volta un arricchimento.

Lo abbiamo fatto sempre, fino a pochi anni fa, quando è morta. Posso dire che mia madre mi ha insegnato a vivere, a stare al mondo, ad essere spiritoso ed ironico».

C’è stata sofferenza: Barbareschi non fa fatica ad ammetterlo. Eppure quello schiaffo sonoro e violento che la vita diede al Luca bambino, fu anche un richiamo alla realtà, una spinta ad aprire gli occhi e a sviluppare la capacità di guardare alle cose con spirito limpido ed oggettivo.

«Mia madre mi ha aiutato soprattutto nella crescita – dice -. Mi ha parlato dei libri, me li ha fatti leggere e mi ha sgridato quando non lo facevo abbastanza.

Le telefonavo al mattino e capitava che lei stesse ancora dormendo. Mi diceva “cosa rompi a quest’ora”? Poi però si accendeva una sigaretta e cominciava a raccontarmi di questa e di quell’altra pubblicazione che non dovevo perdermi.

Era una forza della natura, era anche bellissima e aveva un difetto fisico che è stata la ragione per cui è diventata la persona meravigliosa che era».

Alla madre di Barbareschi mancava il dito pollice destro.

Lo aveva perso da giovanissima, lavorando in fabbrica. Lui è convinto di poter rintracciare proprio in quell’evento la radice del suo carattere.

«Sono i difetti che rendono grandi le persone. Sono le loro fragilità.

Quando sei costretto a scendere a patti con una tua imperfezione, a fare i conti con un tuo handicap, è lì che plasmi te stesso e tiri fuori le cose più belle che hai. Lei aveva una mano con quattro dita, qualcosa che avrebbe potuto condizionarla in negativo, farne un essere chiuso, schivo, timido.

Invece tirò fuori tutto e divenne una tigre».

Processi evolutivi che ricordano il mito dell’Araba Fenice che brucia e poi rinasce dalle proprie ceneri e che hanno toccato l’attore anche in prima persona.

Sono noti i suoi trascorsi di minorenne abusato durante la prima infanzia e altrettanto pubbliche le sue battaglie in Parlamento, come deputato del Pdl, per fare approvare una legge contro la pedofilia.

«Sembrerà paradossale – sottolinea l’artista – ma anche in quel percorso così drammatico, mia madre, col suo fare risoluto e senza fronzoli, seppe darmi uno scossone.

Ci fu un giorno in cui uscì una mia intervista su un quotidiano. In quell’articolo raccontavo di aver subito violenze sessuali dai 3 agli 8 anni.

Una cosa che avrebbe suscitato compassione anche in una pietra. Invece mamma mi telefonò e il suo commento fu: “beh, se hai lasciato che la cosa andasse avanti per così tanto tempo, vuol dire che eri d’accordo”.

Mi arrabbiai tantissimo, la presi molto male e forse per la prima volta in vita mia litigai con mia madre».

Potenza della figura materna.

Barbareschi la sperimentò anche grazie a un’altra donna, madre di 8 figli. La conobbe proprio negli anni in cui da politico portava avanti la missione contro i pedofili.

«Questa signora – racconta – riuscì a fare arrestare suo marito che abusava dei loro bambini. Quando lui fu messo in prigione, lei pretese che quei ragazzi andassero a far visita regolarmente al loro papà e che si confrontassero con lui e con ciò che aveva fatto.

La dimostrazione che anche l’espressione della paternità passa attraverso le madri».

L’attore sottolinea la creatività, nelle donne.

Qualcosa che gli uomini non possiedono, come ben gli insegnò Ida Magli, famosa antropologa e scrittrice morta appena un anno fa e con la quale Luca Barbareschi ebbe una lunga amicizia fatta di fecondi confronti intellettuali. «Era contraria al femminismo, tanto quanto lo era verso il progetto dell’Europa Unita – ricorda -.

L’8 marzo per lei era il “ghetto” delle donne che pensava meritassero ben più onori per la loro intelligenza e la forza. Sosteneva che ci fossero più scienziati maschi solo perché la loro mente ragionava in maniera prettamente meccanica.

Le donne, secondo lei, ed io condivido in pieno, hanno quel dono della creatività che per tutta la vita ti da la capacità di conoscere l’origine delle cose e quindi di poter prevedere e intuire il futuro».

La Magli e la mamma degli 8 bambini abusati.

Potrebbero senza dubbio essere queste le altre due donne sul podio immaginario del nostro attore. Ma invece il primo e il terzo posto li riserva ad altre figure.

Gradino più alto per la nonna paterna che lo ha cresciuto: «Aveva una generosità e una capacità di amare incommensurabili. Lei mi ha insegnato il sentimento e il dono».

E infine la terza posizione, legata all’ordine di arrivo nella sua vita, per l’ultima moglie, Elena. «A lei – spiega Barbareschi – devo la capacità di comprendere ed accettare i miei limiti.

E’ una persona dura, intransigente, forse perché calabrese. Ed è proprio questa la sua bellezza.

Mi ha dato due figli. Ne avevo quattro dalle precedenti compagne, e così adesso sono padre di 6 ragazzi.

Ho anche tre nipoti, più un quarto in arrivo. Mi sa che se proseguo, considerata la mia età, i prossimi li concepirò con l’Alzheimer incorporato! Ma torno serio perché voglio dire una cosa importante.

Alla mia ultima moglie sono legato da un amore profondissimo, le scrivo due lettere ogni sera e non mi stanco di farlo».

Difficile trovare qualcosa da dire ogni giorno, anche quando si è così innamorati e devoti.

Come fa? «Sta scherzando, non mi basterà la vita intera per dirle tutto quello che sento».

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