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Artlab18, Lampis: Dai musei nuove opportunità di lavoro per …

Dai musei italiani nascono nuove possibilità di lavoro per quella gioventù che è stata tradita dagli ultimi 15 anni di economia e che, comunque, ostinatamente (guardando i dati di iscrizione ad alcune facoltà di storia dell’arte, di archeologia) ha scelto di studiare il patrimonio artistico e si aspetta, giustamente, di avere delle occasioni di occupazione. Antonio Lampis, conversa con AgCult a margine di Artlab18 e sottolinea con forza il ruolo sociale che i musei italiani riorganizzati e connessi attraverso il Sistema museale nazionale possono svolgere nei confronti soprattutto delle nuove generazioni. All’edizione milanese di ArtLab 2018 il direttore generale Musei del Ministero dei Beni culturali è stato chiamato a contribuire in modo importante, spaziando dalla presentazione di libri (Il Patrimonio culturale tra memoria e futuro di Luca Dal Pozzolo) all’illustrazione del volume che raccoglie le raccomandazioni di ArtLab2017 per l’Anno europeo del Patrimonio culturale, fino, appunto, al panel sul ruolo sociale dei musei.
ATTENZIONE ALLE GIOVANI GENERAZIONI

Per Lampis, non basterà certo un anno europeo, tuttavia la decisione UE che ha dato il via all’iniziativa dell’Unione contiene “un chiaro invito ad un’attenzione particolare alle giovani generazioni e in ciò bisogna essere consapevoli che l’organizzazione del sapere nelle nuove generazioni ha una catalogazione completamente differente da quella del passato millennio. Le nuove menti gestiscono fin dall’infanzia una complessità esperienziale inconcepibile per le generazioni passate e i più attenti cognitivisti ci insegnano che quasi ogni aspetto dell’esperienza culturale viene percepito in termini di evoluzione costante, percezione con cui la staticità di molte rappresentazioni del patrimonio culturale dovranno inevitabilmente fare i conti in tempi brevi”.

GLI ARTISTI DI OGGI

Anche per tale ragione il sistema museale dovrà trovare le diffuse modalità per richiamare maggiormente l’attenzione sul lavoro degli artisti di oggi. Resta infatti “un compito pubblico ineludibile continuare a richiamare l’attenzione sull’importanza della figura sociale dell’artista, ricordare che è un lavoratore del tutto particolare che necessita di una protezione pubblica, perché ieri e oggi, senza il continuo lavoro degli artisti non ci sarebbe il patrimonio culturale. Tra gli impatti sociali di maggiore evidenza vanno ancora ricordati i vantaggi delle reti per lo scambio di professionalità museali ad alta specializzazione e i recenti studi in materia di sostenibilità ambientale nelle gestioni museali”.

LA FRATTURA TRA CITTA’ E PICCOLI PAESI

La prospettiva di un più forte ruolo sociale dei musei, secondo Lampis, è ora “molto più concreta grazie alla rinnovata governance dei Poli museali, che da marzo 2018 è stata indirizzata a ricondurre il dirigente del polo al suo ruolo principe di interfaccia tra lo Stato e gli Enti territoriali e di conseguenza verso la massima valorizzazione dei direttori dei musei (quelli che non hanno lo status di dirigente, ma sono pur sempre direttori) attivi nella periferia territoriale, meno esposta ai grandi flussi turistici”. Oggi gli studi economici più avanzati e “le evidenti mutazioni dell’elettorato rendono evidente quanto sia ormai profonda la frattura tra le città e i distretti ad alto sviluppo culturale ed economico e la popolazione rurale o dei piccoli paesi periferici”. Un nuovo vigore dei musei che fanno capo ai Poli museali e ai piccoli comuni, secondo il dg del Mibact, “potrebbe essere di grande aiuto per i necessariamente lunghi ma indispensabili processi di ricomposizione della frattura” tra città e piccoli paesi.

LA CULTURA, LA SALUTE E IL BENESSERE

Di grande rilievo, per Lampis, è la crescente misurazione dell’efficacia della partecipazione culturale per la salute ed il benessere delle persone, soprattutto in riferimento al progressivo invecchiamento della popolazione. Ad esempio, Lampis cita una ricerca effettuata dalla casa farmaceutica Bracco e due università italiane (Bolzano e Siracusa) che ha preso in considerazione diverse variabili – malattie, reddito, educazione, età, sesso, occupazione, stato civile, partecipazione culturale – che caratterizzano il PGWBI, Psychological General Well-Being Index, strumento validato da decenni di pratica clinica, che stima le auto-rappresentazioni degli stati emozionali ed affettivi intra-personali che rispecchiano un senso di benessere soggettivo o di disagio, catturando la percezione soggettiva del benessere.

“I dati della ricerca – spiega il direttore – hanno dimostrato come la partecipazione culturale influenzi maggiormente il benessere delle persone. Se la partecipazione culturale è al secondo posto dopo il lavoro tra gli elementi di sviluppo del benessere della persona ha senso un collegamento non solo con l’articolo 9 della Costituzione italiana ma anche con l’articolo 4 ricordando che i musei e le attività culturali contribuiscono decisamente, come il lavoro, al benessere materiale e spirituale della società”.

LA RENDICONTAZIONE SOCIALE

Ai fini dell’attribuzione del punteggio per i livelli di qualità previsti nel decreto di istituzione del Sistema museale nazionale, “il saper effettuare una efficace rendicontazione sociale dovrà avere difatti un valore molto alto. Tra le diverse tecniche di misurazione degli impatti sociali dell’ ambito culturale, ve ne sono alcune, particolarmente avanzate che riescono ad evitare riduzionismi e appiattimenti del valore culturale solo su quello della generazione di valore economico”.

A questo fine alcuni musei in Italia hanno cominciato ad utilizzare analisi qualitative con approcci di partecipazione per una effettiva costruzione di indicatori idonei a misurare gli effetti della cultura sugli individui, sulla collettività o sul territorio. “Si tratta dell’utilizzo del S-ROI, ritorno sociale sugli investimenti – spiega Lampis -, un sistema di valutazione che sta prendendo piede proprio per la capacità di dare una evidenza quantitativa a fattori intangibili come gli impatti sociali e culturali. I tentativi di applicazione in ambito culturale, tuttavia, non sono ancora numerosissimi, anzi siamo ancora in una fase pioneristica”.

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