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Apre il nuovo Canale di Panama: il racconto del nostro inviato

Trainata da un rimorchiatore da 3.500 cavalli, scortata da uomini armati neanche fosse il presidente Obama, acclamata da torme di ingegneri e operai, piloti e portuali, lodata da presidenti e imprenditori, la Cosco con la sua livrea rossa lunga 300 metri è la protagonista indiscussa di questa giornata di felicità collettiva che non diventa mai ubriacatura solo perché a Panamà (con l’accento sulla à) è vietato bere in pubblico. Sembra la serata finale dei Mondiali, quelli vinti. Solo che sono le otto del mattino, c’è un’umidità che bagna ogni cosa e rende ancor più surreale e a tratti anarchica la giornata dell’orgoglio panamense. Sono tutti a sventolarsi e bere, tra un selfie e l’altro.

Perché ovviamente non c’è nessuno che non si faccia fotografare con il profilo della nave sullo sfondo. Uomini della sicurezza, maestreanze da tutto il monto, ragazzi delle bande che suonano incessantemente ritmi caraibici per ore ed ore madidi di sudore, ingegneri con il cappello di lavoro portato con orgoglio, donne con il vestito della festa che strizza fisici non certo minuti. Ma qui piace l’abbondanza, nelle navi e nelle forme. Gli uomini che contano, ma anche le decine di cinesi e taiwanesi ospiti, indossano tutti la camicia bianca tradizionale con quattro tasche davanti. Sono tutti madidi di sudore, i pantaloni neri e i mocassini chiusi, perché c’era anche un protocollo per una giornata speciale come questa. E quindi guai a indossare pantaloncini o infradito, pena l’esclusione dalla festa collettiva.

IL PAESE DEL CANALE

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